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TRACKSSOUNDIAMOLE ANCORA
Let's Dance
David Bowie
1983  (EMI)
BLACK / SOUL / R&B / FUNK / HIP-HOP POP
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10/08/2026
David Bowie
Let's Dance
David Bowie, Nile Rodgers, Stevie Ray Vaughan, le scarpette rosse e il bar del video: ovvero, la storia di "Let's Dance", uno dei più grandi successi commerciali del Duca Bianco.

Chi non l’ha ballata almeno una volta, si faccia coraggio e alzi la mano. Ecco, nessuno: come immaginavo: l’abbiamo ballata tutti. "Let’s Dance", terzo brano in scaletta e title track del quindicesimo album di Bowie, è anche uno dei successi commerciali più rilevanti del Duca Bianco, avendo sbancato le classifiche di mezzo mondo.

A produrla, come tutto il disco, la mano benedetta di Nile Rodgers, fondatore della disco band degli Chic e produttore di successo, che collaborò, fra gli altri, con Diana Ross ("Upside Down" e "I'm Coming Out") e Madonna ("Like A Virgin").

Dato che la canzone (e l’album) aveva la parola "dance" nel titolo, Rodgers si assicurò il sound fosse quello giusto per riempire il dancefloor. D’altra parte, era decisamente l'uomo giusto per quel lavoro, dal momento che poteva annoverare fra i successi degli Chic alcune canzoni scritte proprio per riempire le discoteche: "Everybody Dance" e "Dance, Dance, Dance (Yowsah, Yowsah, Yowsah)".

Era chiaro, però, anche a Rodgers che quello non sarebbe stato un disco dance tradizionale, ma comunque un disco con abbastanza groove da far venire voglia di ballare. Era una bella sfida lavorare con Bowie e cercare di fondere le due visioni musicali, tirandone fuori una scaletta che fosse un invito alla danza. Fu lo stesso produttore a spiegarlo simpaticamente durante un’intervista: “Ho pensato tra me e me: 'Cavolo, se non faccio un disco che fa venire voglia di ballare e chiamiamo la canzone 'Let's Dance', dovrò rinunciare alla mia tessera sindacale nera'".

 

Bowie voleva fortemente una hit mainstream e fece ascoltare un abbozzo del brano a Rodgers, che per poco non cadde dalla sedia: "Let’s Dance", che il musicista gli suonò con una chitarra a dodici corde, sembrava una canzone folk. Incapace di dire a Bowie che quella che stava suonando non era musica dance, Rodgers scrisse un intero arrangiamento, portandolo in "una direzione funky".

Se la geografia musicale di Bowie era agli antipodi di quella di Rodgers, ancora di più lo era quella di Stevie Ray Vaughan, che fu chiamato a suonare la chitarra nel brano. Bowie rimase colpito quando vide Vaughan esibirsi al Montreaux Jazz Festival un anno prima. Quando Vaughan ricevette la chiamata da Bowie per suonare sul disco, era nel bel mezzo delle registrazioni del suo album, Texas Flood, ma accettò subito l’invito, senza ben sapere cosa l’aspettasse. Nile Rodgers ha ricordato in seguito che, quando Vaughan entrò per la prima volta in studio e ascoltò il brano, avrebbe voluto avere a disposizione un cellulare per immortalarne l’espressione facciale, che esprimeva una cosa del tipo: “ma io cosa ci sto a fare qui?”. Poi, piano piano, entrò nel mood della canzone e fece un lavoro straordinario, intrecciando, soprattutto con il produttore, un rapporto di amicizia che durò fino alla prematura morte del chitarrista, avvenuta solo sette anni dopo.

 

A prima vista, questa canzone racconta di due amanti che ballano, ma il significato è in realtà più profondo: il ballo a cui si riferisce Bowie è il ballo che le persone fanno nella vita, il ballo concettuale dell'essere infelici. Il verso 'Mettiti le scarpe rosse e balla il blues' è in tal senso indicativo: è come se fingessi di essere felice ma in realtà sei triste". Le scarpette rosse sono un tema ricorrente nel video e nel testo, e la loro centralità deriva dal film del 1948 Scarpette Rosse (diretto da Michael Powell ed Emeric Pressburger), in cui una ballerina si esibisce in un balletto omonimo. L'idea che le scarpette rosse ti facciano ballare bene è, invece, basata su un racconto di Hans Christian Andersen con lo stesso titolo, risalente al 1848.

Il video ufficiale, diretto da David Mallet e girato in Australia, immortala una coppia aborigena che lotta contro l'imperialismo culturale occidentale, fatto che per Bowie rappresentava una dichiarazione "molto semplice, molto diretta" contro il razzismo.

Le scene al bar furono girate di mattina, cosa che non piacque alla gente del posto che voleva godersi in pace la colazione, e che, soprattutto, non apprezzava Bowie e il suo gruppo di amici alla moda. Alcuni clienti, inoltre, nutrivano risentimento per gli aborigeni protagonisti del video, e li presero in giro scimmiottando le loro mosse di danza: i bianchi che ballano nel bar, in realtà, stavano semplicemente prendendosi gioco della coppia di colore. Maledetti razzisti.