Il Monk si riempie di fumo. Dall'inizio alla fine. E' uno spettacolo di ombre cinesi e la mia macchina fotografica mi insulta. Nella densità intravedo due figure e dico che forse ci sono due eclettici personaggi in concerto. Eccome se ci sono! Ci sbattono subito all'unisono in faccia la batteria, piantonata da Daniele "DD" Ciuffreda, e la chitarra viscerale di Francesco "Frankie" Antinori (ma DD lo chiama "Dexter" per la sua scienza musicale folle). Entrano dritti con i primi due pezzi del nuovo lavoro, 404DEI, e svelano con chiarezza la loro prima anima, che vi racconto.
Sono irriverenti, violentemente lisergici e iperbolici. Il rumore però richiede tanta disciplina. La loro apparente anarchia è possible solo grazie ad una larga intesa. Scappano in raid agonistici, Frankie divora la chitarra e la risputa (abbastanza letteralmente), ma si riuniscono sempre. E ritrovano un pubblico non numerosissimo ma convintissimo, che canta e che con la testa sembra ributtare indietro ogni battuta dei pezzi più dinamici.
DD ha una voce che rischia sempre lo strappo ma non arriva mai, così ci tiene in bilico sul cornicione. Mi confessa che parla poco con il pubblico, sia perchè i LPOM dicono tutto con la musica, come i Radiohead, sia perchè alla fine del pezzo gli serve solo ritrovare il fiato! E così escono racconti strillati e scanzonati ma con un sottofondo molto serio, di situazioni difficili raccolte da una sensibilità non convenzionale. "Family Therapy" è un perfetto esempio.
Poi, ad intervalli irregolari, con ballate avvolgenti rivelano un amore profondo per la psichedelia e la stessa sensibilità sotto altri timbri. "Doomy" è calmissima nel suo inesorabile pessimismo. "D33Ppthroat", "Sadfunk", "Akane"... hanno qualcosa di epico e di disturbato. Eppure hanno una grazia che alleggerisce e solleva.
Un pò menestrelli, un pò poeti decadenti, rockettari fino al midollo, è difficile capire se offrono un tributo al rock più sacro o se se ne fottono e se ne beffano. Di certo non ci annoiano mai, sono originali e su una traiettoria di sottile ma riconoscibile evoluzione. E sempre sinceri come la scaletta scritta a mano (ma gentilmente attenti a lasciare i dati essenziali della serata, necessari al fan di turno per renderla un trofeo).
Ammetto che attendo altre prove in italiano, perchè sono state poco rappresentate e perchè il livello di libertà creativa sembra aumentare ("Nello spazio respiriamo" potrebbe uscire dal Teatro degli Orrori), o forse è proprio il nuovo album che, più sporco e anarchico di prima, ha fatto mollare gli ultimi ormeggi alla creatività.
Con i testi di una "Vertigo" molto ben fatta e di una "Fame" struggente mi rivelano quello che poi si conferma più tardi, fumando un toscano con DD, appoggiati al muro del sempre "maggigo" Monk. Non si sono persi, non si sono fatti spremere e succhiare dal business. Anche dopo il "trattamento Agnelli" sono rimasti coerenti e all'erta. Hanno padroneggiato l'inglese e sono tornati alla lingua madre con successo, hanno rotto sublimemente i timpani facendoci divertire e con le ballate ci hanno fatto pensare su traiettorie curve. Hanno tenuto il controllo, a volte a malapena (decisamente non della macchina del fumo!) ma, seppur liberi, non si sono mai persi. Ed è così che il rock non muore.
Le fotografie della serata

