Nathan Fake
6 marzo - Circolo Magnolia, Milano
7 marzo - Monk, Roma
Evaporator, il nuovo album di Nathan Fake, sembra aperto e leggero, chiaro, melodico e intuitivo. Fake lo descrive come la sua idea di un disco "diurno": "I suoni sono semplicemente andati a posto da soli".
Per oltre due decenni, Nathan Fake ha affinato la sua maestria nei sintetizzatori "antichi" con la precisione di un violinista o di un pittore, fondendo la crudezza della natura con la struttura della techno. Cresciuto nella rurale Norfolk senza mentori musicali, ha sviluppato uno stile idiosincratico plasmato dai primi incontri con Orbital, Aphex Twin e Boards of Canada.
Il suo album di debutto Drowning in a Sea of Love (2006) ha mescolato beat glitchy con texture pastorali, guadagnandosi un ampio consenso e un seguito devoto. Attraverso la Border Community (la label di James Holden), ha ampliato la sua portata fino ad arrivare alla Ninja Tune, e in seguito ha co-fondato Cambria Instruments con Wesley Matsell, pubblicando una serie di album avventurosi: Hard Islands (2009, Border Community), Steam Days (2012, Border Community), Providence (2017, Ninja Tune) e Crystal Vision (2023, Cambria). Acclamato per la sua capacità di combinare ritmi molto fisici e intricati con un lussureggiante design melodico, Fake ha remixato artisti come Radiohead, Christian Löffler e Jon Hopkins, e ha fatto tour in tutto il mondo, traducendo i suoi esperimenti in studio in esibizioni live cinetiche.
Con Evaporator, pubblicato dall'etichetta francese InFiné, già casa di Murcof, Francesco Tristano e Rone, tra gli altri, riafferma il suo status di voce singolare nella musica elettronica, attingendo dall'eredità dei suoi pari per trasformarla in qualcosa inconfondibilmente suo, la prova che decenni di sperimentazione e devozione possono produrre mondi sonori tanto emotivi quanto esaltanti.
"Bialystok" è il nuovo singolo e incanala il calore e l'immediatezza dei primi lavori di Fake in un impulso concentrato di ritmo analogico e texture di synth. Sottile ma propulsivo, restituisce un Fake in piena forma mentre affina il suo sound con rinnovata chiarezza e precisione emotiva. Il brano si apre con un beat garage-house mutato e "irradiato": un kick con pitch abbassato alimenta una spinta primordiale, mentre un nitido rullante bianco sferraglia come delle maracas scosse. Rari innesti melodici luccicano come bolle di ghiaccio, generando uno slancio elettrizzante mitigato da una lucentezza morbida e vellutata.
Insieme a "The Ice House", che luccica di synth FM, arpeggi cristallini e una bassline essenziale ma risonante, "Bialystok" incarna la visione eterea e ispirata alla luce del giorno di Evaporator. Andando oltre i paesaggi notturni e intrisi di rave dei suoi dischi precedenti, Fake esplora un incrocio luminoso e melodico tra elettronica, ambient e dance.


