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REVIEWSLE RECENSIONI
23/06/2026
The Dead Daisies
Live Plus Five
Un live sferragliante e adrenalinico, che farà la gioia di chi ama il rock senza compromessi, graffiante, rumoroso e sudato.

Quello che sulla carta sembrava essere un progetto estemporaneo, un supergruppo da una botta e via, piano piano, disco dopo disco, e cambio di line up dopo cambio di line up, è diventata una cosa tremendamente seria. Pubblicati ben otto album in studio in dodici anni di attività, chiuso l’interregno governato dall’ex Deep Purple, Glenn Hughes, con rientro nei ranghi di John Corabi, i Dead Daisies hanno trovato la definitiva quadra di formazione e la voglia di celebrarsi attraverso un live che ripercorre le tappe di una carriera ultra decennale.

Una sorta di ciliegina sulla torta per i numerosi fan che, nell’ultimo anno, avevano già goduto, e parecchio, grazie a un ottimo album di cover blues (Lookin’ For Trouble del 2025) e all’esordio solista di John Corabi (New Day del 2026), che, nei mesi scorsi, abbiamo raccontato sulle pagine del sito.

In verità, Live Plus Five era già stato pubblicato come Live At The Stonedead, registrato allo Stonedead Festival nel Regno Unito il 23 Agosto 2025, e uscito successivamente solo in versione digitale. Oggi, quel concerto, viene messo in commercio anche su supporto, con un titolo diverso e, soprattutto, con l’aggiunta di un secondo dischetto contenente altre cinque canzoni, registrate tra il 2024 e il 2025 in giro per gli States e l’Europa.

 

Live Plus Five è un disco dal vivo crudo e selvaggio, la fotografia perfetta di cosa la band possa fare sul palco, sprigionando un quantitativo di energia tale da sfondare le casse dello stereo.

Il primo disco è decisamente più ruvido, suona come una presa diretta, in cui si evidenziano tutti i pregi e difetti di un live; il secondo disco, invece, non meno bello, ha subito un più accurato lavoro in fase di post produzione, che tuttavia non riesce a contenere le bordate feroci di un gruppo in stato di grazia.

Si parte a cento all’ora con "Long Way To Go", con un riff all’ Ac/Dc che suona come una sgommata, lasciando i segni sull’asfalto e sollevando nuvole di fumo, tra lo stridore di ruote. Una corsa all’impazzata che non prevede soste, e che continua con il mood più oscuro di "Fired Up", con la chiamata alle armi di "Dead And Gone", in cui Corabi prepara il pubblico a un infuocato call and response, e con l’assalto all’arma bianca di "Light’em Up", crocevia della morte fra Motorhead e Ac/Dc.

 

Non manca, per quanto breve, l’assolo di batteria, come nel più classico dei live rock anni ’70 ("Bustle And Flow"), la sguaiatezza sleaze di "I Wanna Be Your Bitch", l’omaggio ai motociclisti e alla vita vissuta per strada in sella a una due ruote ("I’m Gonna Ride") e i classici della band come "Mexico", tiro spacca ossa e assolo di Doug Aldrich che leva la pelle di dosso.

E ovviamente ci sono le cover, un pallino della band fin dagli esordi. "Going Down" di Freddy King veste di metallo l’anima blues della band, "Fortunate Son" dei Creedence mostra il graffio dell’originale senza fare danni, così come "Helter Skelter" dei Beatles, sette minuti infuocati, in cui la band sprigiona quanta elettricità possibile. Nel secondo disco, i Dead Daisies rileggono, spostandone gli accenti, il traditional "Black Betty", già appannaggio dei newyorkesi Ram Jam e una divertita "Get a Haircut" presa (e strapazzata) dal repertorio di George Thorogood.

Live Plus Five è una gran festa per chi ama il rock più stradaiolo e bluesy messa in scena da una band che dal vivo non fa prigionieri, grazie a approccio cuore e sudore e al carisma di John Corabi, la cui voce marchia a fuoco tutte le canzoni in scaletta. Da ascoltare a volume altissimo, con buona pace del vicinato.