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REVIEWSLE RECENSIONI
Logan Ledger
Logan Ledger
2020  (Rounder Records)
AMERICANA ROCK
7,5/10
all REVIEWS
22/04/2020
Logan Ledger
Logan Ledger
L'esordio di Logan Ledger è un disco di contry in bilico tra tradizione e modernità, il cui perfetto equilibrio è levigato dalla sapiente mano di T-Bone Burnett

A volte basta poco perché un sogno si trasformi in realtà. E’ quello che è successo a Logan Ledger, quando un suo demo è capitato fra le mani del grande produttore T-Bone Burnett. E’ lo stesso Burnett, come racconta in un comunicato stampa, a ricordare lo stupore provato la prima volta che ha ascoltato Let the Mermaids Flirt With Me, una canzone registrata a nome Logan Ledger e inviatagli da un caro amico: “lui aveva, e ha, una voce che trabocca storia, in cui potevo sentire l’eco di tanti grandi cantanti. Cantava senza artificio. Lavorando insieme negli ultimi due anni, ho iniziato a scoprire l'ampio territorio che è in grado di coprire e non vedo l'ora di esplorare con lui questi nuovi mondi musicali”.

Con a fianco un potente alleato come Burnett, Ledger ha raggiunto un accordo con Rounder Records per pubblicare il suo omonimo album di debutto, anticipato dai singoli Starlight e Imagining Raindrops, che mettono in evidenza un artista filologicamente consapevole della musica di Webb Pierce, Roy Orbison e il giovane Willie Nelson. Tuttavia, nonostante vi siano ovvi rimandi e altrettanto ovvie fonti di ispirazione, la prospettiva di Ledger è tutt’altro che passatista, e il disco è attraversato da un approccio ricco anche di contemporaneità, che rende questo debutto qualcosa di diverso da un mero tributo alla grande musica del passato.

Logan, che ha imparato a suonare la chitarra giovanissimo e che ha iniziato a suonare in band di bluegrass per poi passare al country dopo aver scoperto le canzoni di George Jones e Hank Williams, si è fatto accompagnare in studio da un parterre di musicisti di grande esperienza, che hanno contribuito, e non poco, alla realizzazione dei suoni del disco: oltre a Burnett, che suona la chitarra nella maggior parte dei brani, in studio si sono avvicendati il chitarrista Marc Ribot (Tom Waits, Elvis Costello), il batterista Jay Bellerose (Willie Nelson, Jackson Browne) e il bassista Dennis Crouch (Loretta Lynn, Dolly Parton).

Ciò che rende Ledger un talento speciale e ciò che rende il suo debutto un disco coi fiocchi è il modo in cui prende un genere antico e famigliare per tutti gli amanti del country, costruendo su queste solide fondamenta qualcosa di veramente nuovo. I Don't Dream Anymore mescola il roots rock con un'urgenza ritmica post-punk, mentre Electric Fantasy, ad esempio, produce lo straniante effetto di trasportare l’ascoltatore in una terra di mezzo fra America e Inghilterra, fra country e alternative rock.

E poi, quella voce da crooner, uno strano melange di sfumature fra Elvis, Roy Orbison e Morrissey (sic!), perfetta per affrontare quelle tracce che evocano Willie Nelson (Let the Mermaids Flirt With Me) o i Byrds ((I’m Gonna Get Over This) Some Day, Starlight), ma che possiede anche una certa versatilità con cui approcciarsi a sonorità che stanno agli antipodi. Un particolare non da poco, che testimonia come country e jangly folk-pop si siani infiltrati in generi musicali apparentemente diversi e abbiano ispirato la continua evoluzione della musica americana.

Su ogni canzone, soprattutto, si percepisce forte la sensazione di trovarsi di fronte a un artista tanto appassionato quanto sincero: quando ascolti una canzone come Tell Me A Lie, straziata da una pedal steel che letteralmente piange, esattamente come il protagonista dal cuore spezzato, capisci che Ledger crede ciecamente in quello che canta, come se non ci fosse più una distanza fra musicista e personaggio creato, fra arte e vita reale.


TAGS: americana | country | loganledger | loudd | recensione | review | rock