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REVIEWSLE RECENSIONI
13/06/2024
MGMT
Loss Of Life
Dopo sei anni di assenza, gli MGMT tornano con un disco di ballate psych pop, raffinate ed eleganti.

Quando nel 2007, il loro debutto, Oracular Spectacular, si trasformò in un sorprendente successo, Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser avrebbero potuto imboccare la strada più facile, tentando di replicare il mood di quelle canzoni avvolte in una brillantezza luminescente.

Invece, da allora, hanno tracciato un nuovo percorso, misurandosi con lo psych-folk e l’acid-rock, dando alle stampe due dischi non proprio centrati (Congratulations del 2010 e MGMT del 2013), e più recentemente con il synthpop, pubblicando l’eccellente Little Dark Age (2018), un album tanto riuscito da potersi posizionare alla stessa altezza del loro debutto.

Con il loro quinto album in studio, Loss of Life, la band azzecca un delizioso punto d'incontro tra la le sonorità psych-pop dei loro primi lavori e la loro nobile determinazione nel cercare qualcosa di sempre diverso, che in questo caso lambisce i territori di un soft pop dai contorni leggermente umbratili.

Questo non vuol dire che gli MGMT abbiano rinnegato il loro consueto approccio surreale e ironico, basti pensare che l’album si apre con "Loss of Life, Part 2", un titolo che starebbe bene a chiusura dell’album, che è invece affidata alla title track.

Loss of Life inizia veramente con la seconda traccia "Mother Nature", un brano che suggerisce una certa influenza brit pop, grazie a melodie vocali accattivanti, nitide chitarre acustiche e un retrogusto vagamente nostalgico. L'esplorazione del duo continua con una ballata potente, "Dancing in Babylon", melodrammatica, ma non ampollosa, e rigogliosa di rimandi agli anni ‘80, mentre "Bubblebum Dog" e "People In The Streets" chiamano in causa addirittura David Bowie, la prima più glam e barocca, la seconda decisamente lunatica.

Ogni canzone di Loss of Life ti porta in viaggio attraverso dimensioni parallele, e così "Nothing to Declare" sembra una semplice canzone folk prima di turbinare in una cacofonia di ticchettii di orologi e contrappunti di chitarra acustica a spirale, mentre "Nothing Changes" è oscura e si sviluppa lentamente, giungendo a un climax di lussureggianti cori, fiati e batteria.

Come già successo in passato, nella loro visione psichedelica e, prevalentemente, divertita, anche in Loss Of Life, gli MGMT mescolano ironia e contemplazione, trovando in questo nuovo lavoro un equilibrio che altre volte era mancato. Dopo aver trascorso gran parte della loro carriera sotto contratto con una major, gli MGMT sembrano aver trovato qui lo spazio per produrre il tipo di musica che desiderano, senza vincoli e sacrifici. La tensione ansiosa delle aspettative insoddisfatte che incombeva su di loro, dopo il brillante esordio, sembra scomparsa, e questo mood più rilassato puoi percepirlo in modo palpabile nelle canzoni. Manca, dopo un paio di ascolti è evidente, l’hook melodico spacca classifiche, ma il livello di queste canzoni testimonia un ritrovato afflato d’ispirazione, lo stesso che attraversava il precedente Little Dark Age.