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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
26/05/2026
Live Report
Lucrecia Dalt, 25/05/2026, Arci Bellezza, Milano
Lucrecia Dalt emana un fascino ipnotico che ha tenuto gli spettatori con gli occhi incollati al palco dell'Arci Bellezza e in religioso silenzio. In apertura HÅN, con il suo It Pop minimale e venato di Neo Soul. In coda le fotografie di Emanuele Esposito.

Lucretia Dalt arriva in Italia forte di un disco, A Danger to Ourselves, finito in gran parte delle classifiche dello scorso anno, che l’ha consacrata come una dei nomi di punta della scena sperimentale latinoamericana, un passo ulteriore di evoluzione e miglioramento dopo il già ottimo ¡Ay! del 2022. 

La produzione del suo compagno, un certo David Sylvian, ha senza dubbio giovato nel dare un nuovo indirizzo alla scrittura e nel mettere maggiormente a fuoco gli arrangiamenti, in una stratificazione sonora che deve senza dubbio molto alle cose più recenti dell'ex Japan, da Manaphon agli ultimi, quasi eterei, lavori Ambient. 

Sta di fatto che in un'annata, il 2025, in cui sembrava inevitabile parlare di Rosalia e del suo Lux, l'artista colombiana ha dimostrato, nel solco peraltro della sua illustre collega Juana Molina (tornata anche lei con un lavoro incredibile negli stessi mesi) cosa davvero voglia dire fare musica ricercata e d'avanguardia, e non un disco di Pop mainstream semplicemente un po' più raffinato nelle soluzioni. 

 

In attesa di rivederla in azione al Jazz is Dead questo venerdì, Lucretia Dalt arriva in un Arci Bellezza bello pieno, dove si intravede anche qualche volto noto (Marta Del Grandi, che qui peraltro ci ha suonato spesso, e l'artista Maurizio Cattelan). In apertura c’è HÅN, che ritrovo dopo tantissimo tempo, avendola vista alcune volte dal vivo agli esordi ma di cui ho poi smarrito le tracce. Dopo una prima fase di singoli in inglese, culminati nell'esordio Projections on a Human Screen del 2022, Giulia Fontana ha virato verso un It Pop minimale e venato di Neo Soul, come espresso dall'EP Fuori dalla stanza e ultimamente con una serie di doppi singoli ispirati alle stagioni, che immagino andranno poi a confluire in un nuovo disco. 

Sul palco sono in tre, basso chitarra e voce, un certo uso della componente elettronica e degli overdubs, che tuttavia non guasta il risultato finale. Giulia canta bene e scrive brani sentiti ed intensi, anche se è inevitabile una certa standardizzazione; in questo senso l’electro Pop intimo e notturno degli esordi mi sembrava più interessante ma è innegabile che anche in questa veste il talento ci sia. Un set breve ma piacevole, con la presentazione di un brano inedito che appare sulla stessa linea degli ultimi pubblicati. 

 

Lucretia Dalt si presenta sul palco assieme ad Alex Lazaro (batteria) e Cyrus Campbell (basso e contrabbasso), una formazione a trio che certifica l'approdo definitivo alla forma canzone, dopo gli esordi elettronici e strumentali che la vedevano sul palco in solitaria. 

Ovviamente non è possibile riprodurre la complessità sonora del suo repertorio senza ricorrere a basi preregistrate, ma è anche vero che il tutto è dosato con intelligenza, con diverse seconde voci create sul momento e poi mandate in loop, e alcuni suoni che vengono trattati e manipolati “in diretta” dalla stessa Dalt. 

È un concerto per la maggior parte lento e cupo, dove le pur fantasiose parti di batteria sono spesso al servizio delle atmosfere e dove solo raramente si verificano accelerazioni ritmiche ed esplosioni chitarristiche. 

Difficile anche inquadrare la proposta, tra scorribande notturne a la Tom Waits, tessiture Ambient, tradizionale latino (due o tre episodi in cui è da sola con la chitarra acustica, o accompagnata da un discreto contrabbasso), psichedelia ed un cantautorato riflessivo ed avanguardistico dove il vestito sonoro conta decisamente di più delle pur efficaci melodie vocali. 

Non manca neppure un certo indulgere nelle code strumentali: “Cosa rara”, soprattutto, viene impreziosita da una seconda parte lunga all'insegna della trance ipnotica, che va a sostituire brillantemente la parte della versione in studio in cui canta David Sylvian, e che sarebbe stato decisamente artificioso riprodurre. 

Artista disponibile e comunicativa, parla poco ma in queste sue sporadiche interazioni si dimostra felice di essere qui, emozionata per il calore riservatole e mostrandosi molto più simpatica e alla mano rispetto all’aura magnetica e oscura (rafforzata dagli occhiali da sole quasi costantemente indossati) che emana mentre suona. 

Un'ora e un quarto di concerto, nessun cedimento ed un fascino ipnotico che ha tenuto gli spettatori incollati ed in religioso silenzio. 

Ci si rivede a Torino. 

 

 

Le fotografie della serata, a cura di Emanuele Esposito

Lucrecia Dalt

 

Han

IG: @emaxfotografia https://www.instagram.com/emaxfotografia?igsh=dHVxOG0wNmk2NmZn