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REVIEWSLE RECENSIONI
Lunedì
Tutti Fenomeni
2026  (42 Records, Epic Records Italy)
ELETTRONICA ALTERNATIVE ITALIANA POP
8/10
all REVIEWS
05/02/2026
Tutti Fenomeni
Lunedì
Il terzo disco di Tutti Fenomeni prende atto di un mondo disgregato che non si lascia più ricomporre. Lunedì si muove dentro queste crepe e assume la frammentazione postmoderna come proprio orizzonte.

La muta, per i serpenti, non è una metafora ma una necessità biologica: per crescere devono abbandonare la pelle precedente. Lunedì funziona allo stesso modo. Dopo i primi due dischi, avvolti nella pelle cucita addosso da Niccolò Contessa e dall’immaginario de I Cani, Tutti Fenomeni compie una metamorfosi radicale: cambia involucro, lascia affiorare uno strato nuovo e si spoglia del precedente senza nostalgia.

Le dieci tracce firmate da Giorgio Guarascio abitano un mondo che non riesce più a tenere insieme le proprie parti. Il reale appare scomposto, come un corpo sottoposto a stimoli continui. Mancano una traiettoria narrativa riconoscibile e un centro stabile: tutto arriva in ritardo o da un’angolazione sbagliata, come in una sequenza a messa a fuoco instabile. Lunedì registra questa disgregazione e la rende sensibile. I brani funzionano come una superficie nervosa, stimolata da interferenze e immagini che affiorano per poi dissolversi. È una percezione a scatti, fatta di reazioni più che di riflessioni, che può richiamare lo sguardo di Walter Benjamin sulla modernità come successione di micro-traumi capaci di alterare il modo di stare al mondo. Tutto accade troppo in fretta per sedimentare e lascia addosso una traccia opaca, fisica, difficile da nominare.

 

Questa logica si ripercuote nei testi, disposti come una costellazione di frammenti linguistici. Nel brano “Con il tuo nome”, il verso "cerco un Dio perché da solo ho paura del vuoto" rimanda a una religiosità difensiva, nata dallo smarrimento: Dio come appiglio emotivo più che come orizzonte di senso. La riduzione del trascendente al quotidiano ritorna in “Morire vista mare”, dove "non ho paura della morte, ho paura dell’inflazione" riscrive la gerarchia delle angosce dove il trauma è un logorio continuo. Ne “La felicità del cane”, "la gente si uccide perché non riceve altro che pubblicità per posta" condensa solitudine, consumo e saturazione mediatica: l’individuo non è più soggetto, ma bersaglio, colpito da stimoli che non producono esperienza, solo accumulo.

Il brano “Formentera” lavora sul tempo e sulle sue promesse rovesciate: "la notte è meglio viverla da svegli, i sogni è meglio averceli da vecchi". È la fotografia amara di una disillusione generazionale. Il sonno diventa un lusso, il sogno una possibilità rimandata, mentre anche la notte, spazio tradizionale di quiete e meditazione, viene consumata per recuperare una vitalità prosciugata dal giorno. È il racconto di una generazione che fatica a concedersi il futuro e che finisce per sognare solo quando il tempo materiale per farlo si è ormai assottigliato.

Il punto di massima sospensione arriva nell’ultimo brano, “Love Is Not Enough”, quando "in questo semplice e banale universo newtoniano io ancora non capisco perché ti amo" lascia affiorare un residuo irriducibile. In un mondo scomponibile e misurabile, l’amore resta un punto cieco, un errore di sistema. Come nella Parigi di Baudelaire, anche qui il caos non viene ricomposto: è una condizione da abitare consapevolemente. La scrittura procede per scarti, la soggettività resta esposta, in equilibrio precario. Il disco rimane in attrito con il reale e il senso affiora solo per brevi apparizioni.

 

A livello di suono Lunedì lavora su una materia più aperta e luminosa: le produzioni respirano, alternano vuoti e pienezze e talvolta sfiorano una dimensione orchestrale. Se nei primi due lavori con Niccolò Contessa il progetto era fortemente verbocentrico, sostenuto da produzioni asciutte e spigolose che cercavano attrito, con Giorgio Poi il fuoco si sposta senza attenuare i temi. Le strutture diventano più melodiche, la voce dialoga con leggerezza ma senza superficialità con l’ambiente sonoro, accompagnando una fase più riflessiva e matura del progetto, meno legata alla battuta fulminante e più attenta alla costruzione di un’atmosfera.

Tutti Fenomeni si conferma un artista barbaro nel senso postmoderno attribuito da Baricco al termine: non un distruttore della cultura, in questo caso della musica,  ma un soggetto che la percorre senza stabilirvisi, che non difende confini né riconosce gerarchie definitive, privilegiando il movimento alla circolarità. Guarascio sfreccia con ironia e introspezione tra rap, canzone d’autore, immaginario pop e citazione colta, facendo convivere Aspettando Godot, Dostoevskij e Freud con Dario Argento e François Truffaut, passando dai Pink Floyd ai The Velvet Underground, da Loredana Bertè a Mozart, fino a D’Annunzio, Montale, Niccolò Ammaniti e Carmelo Bene. Nessuno di questi territori diventa una dimora stabile: la cultura, nel suo lavoro, non è un patrimonio da custodire, ma un materiale mobile, da recepire e rimettere in circolo.

 

Lunedì procede per impressioni ravvicinate, senza un disegno unitario dichiarato. Immagini, intuizioni e citazioni si succedono come urti brevi e intermittenti, componendo un’esperienza più sensoriale che interpretativa. Il disco non cerca una sintesi né una ricomposizione ma lascia che il senso emerga solo nell’attraversamento, nell’attrito tra frammenti, tempi e stimoli che non trovano quiete. E in questo movimento riesce a incrinare, anche solo per un momento, il torpore che scandisce i nostri giorni.

Almeno fino al prossimo lunedì.