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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
21/03/2026
Live Report
Marlene Kuntz, 20/03/2026, Orion, Roma
Ogni tanto bisogna tornare sul luogo del delitto. E i Marlene Kuntz ci tornano volentieri riproponendo dal vivo il loro secondo disco, Il Vile, un viaggio nei meandri dell’animo umano e nel loro sound degli inizi.

I Marlene Kuntz hanno ragione e fanno bene a difendere tutta la loro discografia. Inseguiti negli anni dal mantra che il loro periodo migliore fosse quello dei loro primi tre dischi, continuano comunque a proporre la loro nuova musica, che nel frattempo si è evoluta, esplora altri territori e si muove anche su differenti spettri espressivi.

Ci perdoneranno però se l’annuncio di un loro tour celebrativo dei trent’anni de Il Vile (il loro secondo album) ha immediatamente destato il nostro interesse e scaldato il cuore. Quando questo disco uscì nel 1996, infatti, una certa idea di rock in Italia era ancora ai suoi primordi. I fermenti che si agitavano in quegli anni avrebbero fruttato opere che nel loro piccolo sarebbero poi diventati dei classici. E i classici continuano a comunicare emozioni e sensazioni anche a distanza di tempo.

Siamo tra quelli che considerano Karma Clima, il loro ultimo LP in studio, un buon disco. Fresco, contemporaneo, vitale. Ma Il Vile ha qualità uniche: era diverso, stimolante e oltraggioso all’epoca e continua ad esserlo anche oggi,

Ecco perché non siamo potuti mancare alla tappa romana di questo tour all’Orion.

 

Visto il sound e il tiro dell’album, i Marlene si presentano nella formazione a quattro con due chitarre. Niente violino o tastiere questa volta. Il disco viene riproposto quasi integralmente nell’ordine di scaletta e il pubblico si aspetta un set incendiario nel pieno stile di quegli anni.

L’attesa non viene tradita quando si comincia con l’incedere sincopato di batteria e chitarre per dare spazio al sinuoso erotismo di “Tre di Tre”: siamo di nuovo al cospetto della versione primordiale dei Marlene. A seguire arriva “Retrattile”, un pezzo che osa, spaziando dal suo attacco stoner ai Sonic Youth di “Society is a Hole”, con il testo punteggiato di ricercatezze come endofita, filistei, surrogato, insomma termini che raramente si incontrano in un brano rock.

Il pubblico canta a squarciagola come se il disco fosse uscito ieri. Mi accorgo che intorno a me c’è un gruppo di ventenni che conosce i testi a menadito e la cosa mi incuriosisce: cosa comunicano i Marlene a un ventenne di oggi? Non c’è modo di chiedere, dal palco ci incalzano con il crescendo de “L’Agguato”, un brano che ho sempre associato al film Crash di David Cronenberg, che vidi al cinema nello stesso periodo in cui stavo ascoltando il disco. Impossibile che il brano possa essere stato ispirato dal film, eppure il testo, le sensazioni e le allusioni mi hanno sempre riportato a quella pellicola.

 

“Cenere” e “Overflash” raffigurano pulsioni scabrose, antri nascosti del desiderio e vicende umane estreme. Per brani come questi l’adesivo “Parental Advisory” sulla copertina de Il Vile sarebbe stato senz’altro riduttivo. Cristiano Godano e Riccardo Tesio spingono le loro chitarre al limite. Lagash aggiunge il suo tocco nelle sue inconfondibili posture al basso. Dietro i piatti si agita un inesauribile Sergio Carnevale, fresco di annuncio di prossima reunion dei Bluvertigo (si farà veramente?).

Rimaniamo sul lato oscuro con “Ape Regina”, un lungo e sofferente incedere tra sentimenti stracciati e la parte cattiva che non ho avuto mai. Il pubblico rimane avvinto tra il crescendo del pathos e il rabbioso caos che esplode nella canzone, in un alternarsi di sensazioni ed emozioni che alla fine lascia i presenti svuotati. Me ne rendo conto da un punto d’ osservazione particolare.

All’Orion il palco di forma semi-ellittica si protende verso il pubblico come la prua di una nave. Se ci si mette in uno dei due punti ai lati della platea a contatto con i margini estremi del palco, si gode di una prospettiva unica: la batteria (solitamente collocata dietro, in seconda fila) si mostra invece in piena vista, mai impallata da nessuno. I musicisti solitamente davanti, appaiono in prospettiva, uno in fila all’altro. È da qui che posso vedere meglio gli sguardi che i quattro si scambiano, i gesti verso gli assistenti ai lati, godere di una visuale privilegiata sulle loro pedaliere. E anche vedere oltre di loro il pubblico delle prime file sull’altro versante dell’ellissi, le loro reazioni, e rendermi conto di quanto tanti partecipino, rapiti.

 

Arriva poi il momento proprio de “Il Vile” il brano che chiudeva l’omonimo disco, un rincorrersi di strappi di chitarra e rullate con un testo che comunica l’urgenza di affettività, nel modo contorto e sofferto tipico della band, ovviamente. C’è tempo anche per una breve interazione col pubblico. I Marlene non sono mai stati tipi da lunghi discorsi dal palco, e anche in questa occasione la musica prende di nuovo il sopravvento. C’è da andare oltre Il Vile e regalare ai presenti ancora una selezione di altre canzoni memorabili.

“Sonica” e “Nuotando nell’aria” sono due brani diversissimi per tensione e ritmo, ma accomunati dal fatto che devono essere eseguiti in un concerto dei Marlene, per evitare una rivolta dei fan seduta stante. A seguire arrivano “La mia promessa” e “Cara è la fine”, due momenti intimi che corrispondono ad altrettanti episodi particolarmente cari a Cristiano Godano soprattutto per ciò che è racchiuso nel testo.

Il pubblico si può di nuovo scatenare sul caos di “Festa Mesta”, che segna la chiusura del set principale, prima dei bis che cominciano con “Infinità” e chiudono giustamente con “Lieve”, il singolo che portò la band di Cuneo alla ribalta.

 

I Marlene Kuntz si dimostrano ancora in grandissima forma. Il Vile è un inquietante viaggio nei meandri dell’animo umano condotto attraverso vicoli oscuri, con un sound abrasivo e conturbante e testi irrequieti. È un disco che è riuscito a catturare lo spirito del tempo e a rappresentare un punto altissimo della loro produzione e (vogliamo esagerare) anche della musica italiana. Ci aspettiamo il relativo tour anche per i 40 anni del disco. E noi ci saremo.

 

 

Le fotografie della serata, a cura di Gianluca D'Alessandria