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REVIEWSLE RECENSIONI
20/05/2026
Katalena
Meja
Con Meja i Katalena prendono il confine come ispirazione per un viaggio profondo alla ricerca delle tradizioni musicali a rischio d’estinzione. Un disco che pesca nelle tradizioni popolari delle terre della Val Resia, dell’Isontino e dell’Istria, per preservare questo prezioso retaggio culturale avvalendosi di un linguaggio artistico contemporaneo.

La band folk-rock slovena Katalena ha da poco pubblicato l’intrigante album Meja (Confine), uscito per la casa discografica indipendente ZARŠ Records, affiliata all’emittente Radio Študent di Ljubljana.

L’ensemble comprende attualmente Vesna Zornik (voce), Polona Janeži? (tastiere), Jelena Ždrale (violino e viola), Boštjan Gomba? (clarinetto, sassofono, flauto traverso irlandese, percussioni), Tibor Miheli? Syed (basso elettrico, guimbrì, batteria), Boštjan Narat (chitarra, banjo, ukulele) e Robert Rebolj (batteria e percussioni). Alla realizzazione di alcuni brani hanno partecipato anche Rudi Bu?ar (chitarra e voce) e il chitarrista dei Laibach Vitja Balžalorsky.

Si tratta del decimo disco nella vasta produzione del gruppo. A partire dalla bellissima canzone d’apertura, “Lampeduza”, ci regala undici tracce che analizzano e raccontano il concetto del “confine”, affrontando i temi del limite, del margine e della contiguità attingendo da stili musicali diversi, disparati approcci interpretativi e avanzando al senso di confine significati talvolta discordanti, talvolta perfettamente complementari. In contrasto al significato che il confine può avere, ad esempio, in un romanzo come Il Deserto dei Tartari di Buzzati, dove la frontiera coincide con la proiezione ossessiva di un nemico più immaginario che reale, fino a diventare un’ideologia logorante, in Meja il margine diventa un momento d’apertura, una ricerca intelligente che spinge a mettersi in gioco per migliorarsi.

 

Proprio quest’anno il complesso sloveno celebra 25 anni di attività. I membri della compagine originale si sono infatti incontrati in maniera a dir poco fortuita nell'estate del 2001. Grazie ai diversi background musicali, dal rock (Sfiltrom, Bast), blues al folk (Terrafolk) e al trip hop elettronico (Melodrom), i musicisti hanno iniziato a sperimentare con alcune antiche melodie folk slovene che sono riusciti a ritrovare negli archivi dell'Istituto di Etnomusicologia. Nel corso degli anni hanno collaborato con produttori, cantautori e musicisti di primissimo livello, basti citare Aldo Ivan?i? (Borghesia) e Chris Eckman.

A proposito del loro approccio alla musica, i Katalena ci hanno confidato: “quando ci siamo incontrati, nel 2001, abbiamo deciso che uno dei nostri fini artistici sarebbe stato quello di ripescare, riproporre e rielaborare i motivi popolari, con i suoni delle nostre terre e le musiche tradizionali slovene. Con gli anni, abbiamo scelto un percorso sempre più autorale, mantenendo un dialogo solido con le nostre radici e le tradizioni popolari”.

Anche con i “nuovi” pezzi, tra cui abbiamo particolarmente apprezzato “Kadore” e “Lepa Vida” (la bella Vida, eroina leggendaria dei racconti popolari sloveni), la band slovena si è focalizzata in modo esemplare sull'esplorazione del retaggio culturale del confine occidentale sloveno, ovvero quello delle tradizioni locali autentiche sul confine col nostro Paese, rielaborando le leggende e poesie autoctone delle terre della Val Resia (dove si parla il resiano, lingua paleoslava riconosciuta dall'UNESCO come lingua in via di estinzione), dell’Isontino (zona nota per la sua rilevanza storica, naturale e culturale), fino al mare Adriatico e l’Istria. Un viaggio sonoro tremendamente ricco, meritevole di un ascolto profondo che consigliamo vivamente.

 

Come hanno dichiarato i membri della band in occasione dell’uscita di Meja, "i confini ci separano e allo stesso tempo possono unirci: è proprio in questo paradosso che risiede il loro fascino", allo stesso tempo, il confine è un’esperienza intima e una prova, e in quanto tale è fonte di ispirazione per raccontare storie più personali.

Il primo singolo, che potete ascoltare in calce, si intitola “Plovi mi, plovi”, riadattamento di una vecchia canzone popolare istriana, che racconta del mare e del bisogno umano di affacciarsi ad esso. In parte forse lo stesso mare sulla cui riva i membri dei Katalena si sentono come bambini, nel guardare verso l'orizzonte si rendono conto che un percorso è terminato, ma un altro, nuovo e ancora inesplorato, sta appena iniziando.