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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
09/07/2024
Live Report
Metal Park 2024, 06-07/07/2024, Villa Ca’ Cornaro, Romano D’Ezzelino, Vicenza
Organizzare festival rock e metal in Italia non è mai semplice e le polemiche fioccano in diverse direzioni, dai prezzi dei biglietti, al costo del bere e del mangiare, fino alle condizioni ambientali spesso al limite a cui vengono sottoposti i partecipanti a questi impegnativi incontri musicali. Ci riprova questa volta il Metal Park, organizzato con la collaborazione di AMA Music Festival e Metalitalia.com, che utilizza l’ampio parco di una villa nei pressi di Bassano del Grappa per dare vita a due giorni suddivisi tra una giornata più “melodica” e la seconda decisamente più estrema. A manifestazione finita, andiamo a dare un po' di numeri per capire se sia stato un successo oppure no.
di Iputrap

La voglia di musica è tanta e nei festival si può concentrare di certo a favore di chi viene per godersi qualche giorno di ferie musicali, ma spesso con condizioni poco umane e spendendo veramente molto tra pernotto, cibo e bevande, spesso imposte dall’organizzazione come fonte unica di sostentamento, a costi disumani. Per non parlare dell’impossibilità di uscire e rientrare che obbliga il fan a rimanere sul posto quasi come se fosse bloccato e costretto, ma potremmo anche parlare della mancanza di acqua potabile a disposizione di tutti, dell’assenza di zone d’ombra che spesso risultano salvifiche in contesti estivi ed assolati.

In soldoni, in Italia sono oramai poche le persone coraggiose che provano a organizzare eventi così impegnativi, costringendo i più a uscire dai confini italici verso Francia, Germania e via andare. Apprezziamo quindi il tentativo del Metal Park, che sulla carta voleva offrire uno spettacolo sul livello dei più grandi competitor europei, sia dal punto di vista musicale che organizzativo. Andiamo a scoprire come è andata!

 

ORGANIZZAZIONE 8

L’area a disposizione per i concerti è ricca di alberi, gazebo e posti a sedere dove andare in caso di pioggia e tendoni per bere e mangiare in santa pace. I prezzi di cibo e bevande sono dignitosi e i token funzionano, consentendo a tutte le persone di aspettare poco per nutrirsi e rifocillarsi.

Il bicchiere “obbligato” del Metal Park (unico mezzo per poter bere al festival) è stiloso ma si poteva anche inserire nel prezzo del biglietto, invece di farlo pagare con la possibilità di essere restituito con il token rifondato al consumatore (ma se torni indietro il bicchiere vuol dire che stai andando via, e a cosa ti serve un token se non lo puoi più consumare?).

Il distributore di acqua gratuita c’è ma i rubinetti sono esposti al sole e l’acqua spesso esce quasi tiepida, e questo è decisamente da rivedere. Fortunatamente, si viene forniti di braccialetto che consente di uscire e rientrare comodamente dall’area.

Bene la zona campeggio dotata di bagni e docce, si poteva pensare però a un bar interno che fosse aperto la domenica mattina, per consentire ai campeggiatori di fare colazione. La varietà di cibo proposto dagli espositori è abbastanza valida, ma il caffè non è presente; per una manifestazione di due giorni è una mancanza da segnalare.

Presenti rivenditori di libri, dischi e cd in quantità non abbondante ma accettabile, come il vario merchandising delle band presenti. Palco maestoso e suoni potenti e quasi sempre soddisfacenti, ma il lavoro dei fonici e degli addetti alle luci è stato veramente eccellente. Esprimendo un giudizio finale, ci sono sicuramente alcuni elementi da limare e sistemare, ma l’inizio promette bene.

 

IL PUBBLICO 10

Niente sold out ma affluenza buona per entrambi i giorni, con la sorpresa della domenica, in cui la scaletta musicalmente molto estrema poteva far prevedere una presenza minore del sabato, e invece non è stato così. Il pubblico è stato uno spettacolo nello spettacolo, sempre appassionato e che non ha mollato mai, anche davanti ad acquazzoni improvvisi e altre sfortune.

Se qualcuno sostiene che il metal non è per tutte le persone, sarebbe di certo sorpreso nel vedere invece la presenza di un pubblico che va dagli adolescenti fino alla terza età, in cui non mancano famiglie intere con figli piccoli a seguito, e una varietà umana così vasta che fa capire che oramai queste musiche vanno oltre all’appartenenza metallica di un tempo e oggi raccolgono la passione di più generazioni, che al Metal Park si sono incontrate per fare festa insieme.

Da commuoversi, ma sempre con fierezza e orgoglio.

 

 

 

PRIMO GIORNO: MELODIA PER TUTTI I GUSTI

Grande ricchezza di proposte e stili, qualche dubbio sul posizionamento in scaletta di alcuni artisti che forse avrebbero meritato altre collocazioni; tempo atmosferico alterno e diluvio che spezza in due la cena e la performance dei The Darkness, ma alla fine Bruce Dickinson mette la sua firma di appassionato autore su una giornata decisamente riuscita. Lode anche a Metalitalia.com, che organizza Meet & Greet per buona parte delle band presenti per tutte e due le giornate, con grande adesione dei fan presenti.

 

Moonlight Haze 12.30 - 13.00 VOTO 7

Classico metal sinfonico con voce femminile, band fresca e in recente ascesa in ambito italico e oltre. Tocca a loro aprire le danze in un orario caldo e difficile, in cui le persone presenti sono ancora poche e alla ricerca di ombra e di un pranzo dignitoso. Suoni ancora da registrare e ottimizzare, grinta e voglia di coinvolgere il pubblico, prestazione onesta.

 

Tygers of Pan Tang 13.30 - 14.00 VOTO 8

Sicuramente ci fa strano il vedere questo gruppo storico della NWOBHM, posizionato alle 13.30 in un bill dove meriterebbe ben altra fortuna. Parliamo però di una band che vede solo il chitarrista Robb Weir come membro fondatore e testimone degli anni d’oro, a cui è seguito un lungo silenzio con una lenta rinascita dovuta all’arrivo nel 2004, del cantante toscano Jacopo Melille. Poco più di mezz’ora a disposizione ma tanti classici e cuore sul palco. Il pubblico risponde con passione alla chiamata della Tigre.

 

Rhapsody Of Fire 14.30 - 15.00 VOTO 7,5

È il momento del metal sinfonico ed epico made in Italy, ma anche qui non comprendiamo la scelta di far suonare i Rhapsody Of Fire così presto e soprattutto per trenta minuti e cinque canzoni. La band è solida e professionale, gli acuti di Giacomo Voli sono come sempre imperiosi e la reazione dei fan è entusiasta. Chi li conosce li ama, ma questo rimane una sorta di assaggio ridotto di un loro vero concerto.

 

Ritchie Kotzen 15.30 - 16.15 VOTO 7

Tanta stima per il chitarrista e cantante americano, ex membro di Poison e Mr. Big, ma rimane fautore di uno spettacolo leggermente fuori contesto sonoro, per la giornata proposta dal Metal Park. Ritchie si propone con un semplice power trio e il suo rock un po’ blues, un po’ soul, graziato da un timbro vocale a metà tra Glenn Hughes e Stevie Wonder e una chitarra vibrante ed elegante, che graffia solo a tratti. Classe da vendere, ma alla lunga ci si stanca un po’. Forse manca qualche grande canzone.

 

Michael Monroe 16.45 - 17.45 VOTO 8.5

L’ex mitica voce degli Hanoi Rocks è ancora molto attiva e delizia il pubblico tricolore con qualche incendiario concerto, come questo happening che non deluderà nessuno. La band suona fluida e viziosamente incisiva, d’altronde abbiamo il vecchio amico di mille scorribande Sami Yaffa al basso. Monroe attinge sia dal suo copioso repertorio solista che da quello dell’indimenticata band madre, ma a colpire sono più l’attitudine e l’energia spese da un Michael scatenato, che canta, suona armonica e sax, vola sul pubblico e lo aizza costantemente. Tra glam, punk e rock d’annata, uno spettacolo entusiasmante.

 

Stratovarius 18.15 - 19.15 VOTO 8

I finlandesi sono persone di parola e tornano con un’ora di funambolico power metal splendidamente eseguito e che pesca a mani basse tra i loro successi più amati e qualche chicca più recente. Non sono mai stati tarantolati animali da palcoscenico ma non deludono nessuno, dai numerosi fan a chi sta aspettando il buon Bruce Dickinson. Discorso a parte per Timo Kotipelto, che dosa intelligentemente la sua voce, ben consapevole di non poter più arrivare a certe antiche tonalità, portando con mestiere il risultato a casa.

 

The Darkness 19.45 - 21.00 VOTO 8

Gli inglesi sono stati una grande promessa non del tutto mantenuta, tra abbandoni e ritorni all’ovile, dischi che non hanno raggiunto il successo del debutto Permission To Land e una seconda fase di carriera più stabile e normale. I ragazzacci albionici hanno il loro fedele seguito anche qui e si presentano molto motivati sul palco, purtroppo disturbati da un possente acquazzone che smetterà solo verso la fine del concerto. Chi ama il falsetto unico e arrogante di Justin Hawkins non sarà rimasto deluso da una performance divertita e divertente, che non ha dimenticato nessuna hit, tra AC/DC, Queen e Led Zeppelin e uno stile ironico ma mai troppo originale. Ironici e ancora freschi.

 

Bruce Dickinson 21.30 - 23.15 VOTO 9

Tante le maglie presenti inneggianti agli Iron Maiden, a dimostrare il grande amore provato nei confronti di un grande cantate che ora si sta dedicando a un suo nuovo progetto solista a nome The Mandrake Project. Tra letteratura gotica inglese, occultismo e alchimia, al buon Bruce piacciono le storie fosche e apocalittiche, che riempiono il disco già citato, oppure il capolavoro The Chemical Wedding. Non ci sarà spazio per i classici della vergine di ferro ma lo spettacolo non ne risentirà minimamente, grazie a una superba band di supporto (tra cui l’italianissimo tastierista Mistheria) e con una prestazione esemplare di un motivatissimo Dickinson, in forma smagliante sia fisica che vocale. Anche il nuovo materiale convince, ma i fan cantano all’unisono la fiera ballata “Tears Of The Dragon”, ancora il brano più amato dopo tanti anni. Spettacolo sontuoso, insieme elegante quanto metallico, per cento minuti di musica offerti da un artista che ha ancora tantissimo da esprimere e creare. Emozioni che fermano anche la pioggia.

 

 

 

SECONDO GIORNO: FURORE E OSCURITA’, MA SENZA DILUVI

Cancelli aperti con mezz’ora di ritardo, ma soprattutto è il forfait improvviso dei portoghesi Moonspell (aereo cancellato e impossibilità di arrivare sul posto con altri mezzi in orario per suonare) a far partire male la giornata. Ovviamente siamo certi che l’organizzazione abbia fatto il suo meglio per provare a recuperare la situazione, anche se i fan sono veramente delusi per una esibizione che era molto attesa. Si decide di allungare alcuni concerti delle band restanti, ma la pioggia rimane la maggiore incognita di una giornata in cui freme l’attesa per lo spettacolo degli enigmatici e mitici Emperor.

 

Slug Gore 13.00 - 13.35 VOTO 7

Gli Slug Gore sono di Ravenna, nascono solo due anni fa ma riescono a calcare già un palco come questo, probabilmente grazie alla loro fama “social”, dovuta al fatto che sia il cantante Poldo che il batterista Danny Metal siano due personaggi piuttosto conosciuti su YouTube e si presentano con un seguito di fan molto giovani che sorprende un po' per il genere proposto. Parliamo di un onesto deathgrind che fonde insieme grindcore e hardcore americano, con iconografie e testi ispirati dai film horror di serie B/Z. Nulla di nuovo ma loro pestano convinti; certamente fa piacere che attirino fan adolescenti in un mondo decisamente underground. Vedremo con il tempo se e come si evolveranno.

 

Mortuary Drape 14.05 - 14.45 VOTO 9

Non solo un voto alla carriera per questa entità black metal italiana che esiste fin dal 1986 e si è sempre mossa tra le ombre con perfetta passione e coerenza. Nel 2024 i Mortuary Drape sono in forma pazzesca e freschi di un Black Mirror uscito nel 2023, con una formazione rodatissima e che porta sul palco al cento per cento uno spettacolo arcano e magico, tra rituali misteriosi, libri oscuri che vengono aperti all’inizio e chiusi alla fine di un concerto compatto e unico nel suo genere. Incappucciati, pittati e motivatissimi, i cinque cavalieri del drappo mortale offrono due assaggi del nuovo album e poi si addentrano nella loro storia più remota, in una narrazione serrata e implacabile che conquista tutto il pubblico. Più adatti alle tenebre probabilmente, ma assolutamente meritevoli di poter godere di questa esposizione. Immortali.

 

Fleshgod Apocalypse 15.15 - 15.55 VOTO 8

Inizia il diluvio dopo le prime gocce dell’ora di pranzo, e ora si teme il peggio per le esibizioni successive, perché le previsioni metereologiche non sono buone. I nostrani Fleshgod Apocalypse non hanno paura di nulla e partono con il loro set cercando di incoraggiare il pubblico a partecipare, infischiandosene di acqua e vento, e fortunatamente anche le divinità che governano i cieli decidono di ascoltarli, portando un clima nuvoloso ma almeno vivibile. La band laziale/umbra offre il suo consueto spettacolo barocco di death metal sinfonico, tra costumi vampireschi, pianoforte a coda e vocalizzi alternati tra il growl del frontman Francesco Paoli e i toni operistici della carismatica Veronica Bordacchini. Tutto funziona bene, con la novità di un nuovo album in arrivo il 23 agosto prossimo, Opera (pubblicato da Nuclear Blast), presentato con l’imperioso singolo “Pendulum”. Aspettiamoci un grande disco.

 

Dark Tranquillity 16.25 - 17.35 VOTO 8

Gli svedesi non hanno deluso i tanti fan qui presenti per loro, che hanno fatto una lunghissima fila per incontrare i loro idoli nel meet & greet, acclamando una prestazione calda e potente, forse un po' penalizzata dai suoni un po' piatti e spesso impastati, ma nulla di tragico in un’ora abbondante di concerto che ha cercato di mettere insieme tutte le anime della band, dai classici tiratissimi di death metal melodico dei primi anni all’evoluzione più “rock”, pulita e melodica degli ultimi lavori in studio. Un gentilissimo e di buon umore Mikael Stanne ha presentato qualche estratto anche dall’imminente disco in uscita, un Endtime Signals che uscirà il 16 agosto e sembra sulla scia dei precedenti, anche se le prime impressioni della resa dal vivo dei singoli, sembra decisamente positiva. Una band in buona forma, che non ha deluso.

 

Coroner 18.05 - 19.15 VOTO 8,5

Il trio svizzero torna in Italia un anno dopo la splendida performance a supporto dei Pantera nel 2023, e ora la band deve addirittura rimpiazzare l’assenza di Kerry King, tra la delusione di qualche fan che evidentemente non conosce la storia e la genialità di questo gruppo superbo, autore di cinque album tra il 1987 e il 1993 e tornato attivo dal 2010. Il loro metal tagliente, potentissimo e oscuramente maestoso deve di certo molto dai maestri e mentori Celtic Frost, ma si è evoluto in una direzione più ruvida e veloce, ma mai cacofonica o eccessivamente sperimentale. C’è un’anima contorta e malata che fuoriesce dalle note di Ron Royce e compagni, che presentano anche l’inedito “Sacrificial Lamb”, prima pietra miliare di un nuovo disco atteso almeno dal 2022. Molti li avranno scoperti solo oggi, per loro sfortuna. Magistrali.

 

Cavalera 19.45 - 21.00 VOTO 9

La Cavalera family ha messo a ferro e fuoco il Metal Park senza se e senza ma, nella celebrazione dei primi acerbi lavori dei Sepultura, qui riportati sul palco con lo stesso ardore di quasi quarant’anni fa. Dalla prestazione mostruosa e tentacolare di Igor alla batteria, al sodale e ispirato Travis Stone alla chitarra, fino alla leggenda Max e al figlio Igor Amadeus al basso. Chi pensa che il cantante e chitarrista brasiliano sia svociato, stanco e spompato viene prontamente smentito da un terremoto sonoro che non lascia prigionieri e provoca terrificanti ma festosi episodi di pogo e wall of death. Per non farci mancare nulla, partono anche sonorità tribali ben conosciute e la doppietta “Refuse/Resist / Territory” stende definitivamente un pubblico devastato ma felice. Da paura.

 

Emperor 21.30 VOTO 10

Sono dei geni, o si amano o si odiano. Ihsahn e Samoth non pubblicano un disco a nome della band dal 2001 e probabilmente non hanno più intenzione di farlo, ma periodicamente decidono di ritornare nella loro prima casa sonora, per portare il verbo del gelo e della dissonanza resa come forma d’arte. Anche in questi maestosi ottanta minuti di spettacolo, ogni elemento sembra fuso e pensato per essere esattamente come si mostra, dalle luci argento, blu, verdi e arancioni che si mescolano regalando effetti visivi straordinari e totalmente in simbiosi con i brani proposti, che pescano da tutti gli album, con una prevalenza per i primi seminali capolavori In the Nightside Eclipse e Anthems to the Welkin at Dusk. E’ una musica da vedere, ascoltare e assimilare, certamente non di facile comprensione, ma è innegabile il dover ammettere di stare davanti ad artisti che hanno creato un nuovo modo di sentire e reinventare il metal estremo.

Nessuna sbavatura e una presenza scenica stentorea ma magnetica, per una band che cattura facilmente cuore e anima delle tante persone che sono lì soltanto per loro. L’immersione nel suggestivo paesaggio notturno collinare è un altro degli elementi che arricchisce ancora di più il valore di una esibizione che non si può che definire “stellare”. Chissà se li rivedremo ancora su questo materiale magico e unico, e anche questa incertezza transitoria rende questa occasione come un evento da raccontare un giorno a chi purtroppo non ha potuto essere presente.

 

In conclusione, pochi bassi e tanti alti nell’organizzazione, apparentemente una buona affluenza e tante esibizioni eccellenti di quasi tutte le band presenti. Non ci resta che sperare in una seconda edizione ancora migliore, tra un anno. Ci speriamo veramente.