La storia di Jackson C. Frank, tra incidenti d'infanzia, disturbi mentali e una seconda parte di esistenza all'insegna del nascondimento e dell'oblio più totali, avrebbe molto in comune con quella di Sixto Rodriguez, con la differenza che per il cantautore di Buffalo non c'è stato nessun processo di riscoperta e valorizzazione, e che a tutt'oggi rimane ancora un perfetto sconosciuto, per lo meno al di fuori di una ristrettissima cerchia di appassionati.
Chissà se il suo unico, omonimo album, uscito nel 1965 e poi ristampato nel 1978 col titolo di Jackson Again potrà ora godere della rivalutazione che meriterebbe, grazie all'omaggio tributatogli da Mick Harvey ed Amanda Acevedo.
Strana vicenda anche la loro, peraltro: si sono incontrati in Messico, dove il chitarrista australiano era lì per esibirsi in un festival con la band di Pj Harvey. Acevedo lavorava nel mondo del cinema, e non ho bene in mente come sia accaduto che l'abbia sentita cantare, fatto sta che a breve è nata la collaborazione che ha portato a Phantasmagoria in Blue, il disco del 2023 che alternava composizioni originali a riletture di artisti più o meno famosi (tra gli altri, c'era Tim Buckley con la sua “Song to the Siren”).
Golden Mirrors - The Uncovered Sessions vol.1, uscito lo scorso anno, rappresenta il seguito di quel primo tentativo, ed è interamente dedicato ai brani di Frank. I quali, è bene dirlo, tornano a nuova vita, grazie ad un ottimo lavoro di arrangiamento e di interpretazione (l'alternanza tra due timbri vocali così diversi funziona decisamente bene) che ce li rende contemporanei e permetterà forse, con tutti i limiti relativi alla diffusione di un prodotto di questo tipo, che non cadano per l'ennesima volta nel dimenticatoio.
I due hanno un disco in uscita a settembre, ma hanno deciso di imbarcarsi in una nuova serie di date a supporto di quest'ultimo lavoro: un'ottima cosa visto che quando si erano esibiti in precedenza (sempre all'Arci Bellezza, tra l'altro) avevo pensato bene di perdermeli.
Siamo al piano inferiore, nella Palestra Visconti, fresca di un lavoro di ristrutturazione e restyling che l'ha resa senza dubbio più funzionale a ospitare serate di questo tipo; tra le altre cose, il palco è stato finalmente rialzato, così da permettere la visuale anche dalle posizioni più arretrate.
Purtroppo arrivo quando Andrew McCubbin è a metà dell'ultimo pezzo del suo set. Un peccato, perché da quel pochissimo che sento, il cantautore australiano, che si esibisce al piano elettrico supportato da Henry Hugo alla chitarra, avrebbe senza dubbio meritato un ascolto attento. Speriamo ci sia l'occasione per rimediare.
I Three Blind Mice non li avevo mai incrociati e non capisco perché, dato che la band milanese (anche se il cantante e chitarrista Manuele Scalia è da tempo inserito nella scena di Berlino) è in giro dal 2010 e ha già pubblicato diversi lavori; ce n'è anche uno nuovo in uscita a breve e stasera anticipano quello che dovrebbe essere il primo singolo.
La loro proposta non è facilissima da catalogare, anche se la base è di indubbia derivazione morriconiana, con le chitarre che ricamano riff e melodie debitrici ad un certo Spaghetti Western. Per il resto sono evidenti le generali influenze Post Punk, pur all'interno di canzoni che mettono sempre in primo piano la melodia. Sono solo in tre ma il suono è pieno ed il ritmo viene tenuto costantemente alto. Ottima prestazione e grande band, mi cospargo il capo di genere per non averli conosciuti prima; nel prossimo futuro vedrò di recuperare.
Mick Harvey e Amanda Acevedo fanno il loro ingresso sulle note di “Milk & Honey”, il brano di Jackson C. Frank che, presente già sul loro primo lavoro, ha di fatto inaugurato l'idea di coverizzare i suoi brani. I due sono accompagnati dal chitarrista argentino Georgio Valentino e dal bassista e tastierista tedesco Yoyo Röhm, ma nel corso della serata saranno spesso affiancati da McCubbin e Hugo, in una dinamica formazione a sei elementi.
Il suono, pur senza la batteria (solo in un'occasione verrà suonata dallo stesso Harvey) risulta dunque pieno ed avvolgente, con la chitarra acustica dell'ex Birthday Party a dettare i ritmi, e l'interazione tra tastiere e chitarre che impreziosiscono le melodie.
Su tutto svetta poi la voce, splendida, di Acevedo, che non canta quasi mai da sola (praticamente tutti gli episodi sono stati arrangiati per due voci) ma che è in grado, per timbro, espressività e carisma, di prendersi la scena e di caratterizzare ogni singolo brano in cui è impiegata.
La scaletta è piuttosto corposa, in parte dedicata al nuovo album, con perle quali “The Night of the Blues”, “Cover Me With Roses”, “The Visit” (qui Acevedo si supera) e “Golden Mirror”. Spazio anche ad un paio di estratti da Phantasmagoria in Blue, tra cui una particolarmente emozionante “Love is a Battlefield” e ad una manciata di anticipazioni dal disco in uscita a settembre, a quanto pare dedicato al repertorio originale dei due: da quanto ascoltato, ci sarà di che godere.
Nel corso della serata arriva anche qualche brano dedicato al catalogo solista di Harvey, che nonostante sia più conosciuto per la sua passata militanza coi Bad Seeds di Nick Cave (e per i Birthday Party, ovviamente) ha una nutrita discografia personale alle spalle: tra le altre, colpiscono una splendida “When We Were Beautiful & Young”, dal recente Five Ways to Say Goodbye e la più datata “Famous Last Words”, cantate ed eseguite con grande trasporto e sicurezza.
Nel finale arriva anche una delle sue cover più celebri, vale a dire la “Bonnie & Clyde” di Serge Gainsbourg, con una Acevedo brillantissima alle seconde voci, salutata dagli applausi scroscianti di un pubblico che ha ascoltato e partecipato per tutto il set con notevole entusiasmo.
Concerto bellissimo, emozionante e musicalmente ineccepibile, che ha certificato nuovamente la tenuta di un progetto che merita davvero di essere portato avanti. Attendiamo il nuovo album e poi ci rivedremo senz'altro.

Photo courtesy: Fabio Campetti
