Quella di Kacey Musgraves è una delle figure più controverse del country a stelle e strisce. Affabulante creatrice di un linguaggio musicale che fonde pop e roots, la musicista texana è una star di prima grandezza, vende milioni di copie di dischi, ha successo anche fuori dai patri confini e ha vinto in carriera la bellezza di otto Grammy (ed altri svariati riconoscimenti) con solo sette dischi in studio pubblicati. Eppure, la quasi trentottenne songwriter è invisa a quella frangia ortodossa di ascoltatori che l’accusano di annacquare il genere e, ancora di più, a quanti, maschilisti e conservatori, non tollerano le sue posizioni progressiste in favore dei diritti LGBT, dell’uso creativo della marijuana oltre al suo irricevibile sentimento iconoclasta nei confronti della religione. Una donna che suona un country fuori dagli schemi e si permette anche di sostenere posizioni sinistroidi: una vera iattura.
Sarà, ma la Musgraves, piaccia o meno, non sbaglia un disco, raggiungendo con questo suo ultimo Middle of Nowhere vette altissime.
Middle Of Nowhere è un album all’insegna del calore e della luminosità, è un lavoro delicato e sobrio che privilegia la semplicità, senza affidarsi a virtuosismi vocali o a produzioni eccessivamente elaborate. Il disco conserva il suo caratteristico fascino pacato, sviluppandosi con calma e intrecciando piccole emozioni quotidiane in ogni brano. Saldamente ancorato al country classico texano (i rimandi al genere sono effettivamente più espliciti che mai), Middle Of Nowhere fonde sottili sfumature bluegrass e zydeco, elementi che si amalgamano con naturalezza allo stile vocale morbido e colloquiale della Musgraves e all’innata capacità di creare meravigliose melodie d’immediata assimilazione. Il risultato è scaletta coesa e morbida pervasa da un quieto calore che permea ogni nota, dall'inizio alla fine.
Il fascino delicato dell'album colpisce subito con la title track, Middle of Nowhere, che stabilisce fin dall'inizio un'atmosfera rilassata: non c'è alcuna forzatura o eccesso, il brano si sviluppa su una ritmica quasi spazzolata, una strumentazione pulita e un flusso melodico fluido e disteso. La voce di Kacey appare meravigliosamente spontanea, privilegia la naturalezza rispetto alla perfezione tecnica, permettendo al brano di immergersi in un'atmosfera calma e ariosa che cattura perfettamente lo spirito dell'intero album.
Il disco presenta una struttura chiara, fondata su un mix di elementi country classici e stratificazioni ritmiche variegate, il tutto attraversato da un battito leggero e ballabile che conferisce alle canzoni numerose e ariose variazioni ritmiche. Non c’è un solo ritornello che vada sprecato, e brani come "Dry Spell" (il tema dell'astinenza sessuale affrontato senza mezzi termini), "Back On The Wagon" e, soprattutto, "Mexico Honey" sono lì a dimostrare un scrittura abile a vestire un pop stellare di credibili abiti country.
"Abilene", poi, con il suo ritmo percussivo vagante, genera un groove melodico straordinariamente fluido, apportando una ventata di novità e un carattere distintivo alle sonorità tradizionali.
Anche i brani nati da collaborazioni aggiungono una piacevole profondità, senza mai allontanarsi dall'atmosfera equilibrata e delicata dell'album. "Horses and Divorces" (con Miranda Lambert) rimane fedele alle radici più autentiche e dirette del country, proponendo una melodia lenta e misurata, mentre "Uncertain, Tx" (con Willie Nelson) intreccia lievi sfumature di sapore latino e un ritmo più fluido e scorrevole, aprendo la strada a trame sonore più libere e a un mood divertito.
L'intera produzione dell'album è caratterizzata da una splendida temperanza, lasciando sempre ampio respiro alle voci e alle melodie affinché possano trovare la loro dimensione e indugiare nell'aria. Il country ne costituisce la solida ossatura, mentre le altre influenze si integrano in modo naturale, senza mai apparire forzate o eccessive.
Middle of Nowhere sembra fatto su misura per i momenti più lenti e tranquilli della vita, pomeriggi di relax, lunghi viaggi in auto, il dolce dondolio di un’amaca, le ore di quiete alla ricerca di un po’ di pace interiore. Pur privo di picchi emotivi dirompenti (se non, forse, la conclusiva "Hell On Me", ballata spaccacuore), l'album trasmette una leggerezza spontanea grazie a sonorità calde e delicate, e a melodie essenziali ma di bellezza cristallina. Un disco che invita a continui ascolti, probabilmente il picco della carriera di Kacey Musgraves.
