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MAKING MOVIESAL CINEMA
05/10/2020
Susanna Nicchiarelli
Miss Marx
Un compitino ben fatto che non graffia come era lecito aspettarsi.

La giovane Marx è come il padre: battagliera e impegnata.
Colta, femminista antelitteram, prosegue la sua eredità culturale girando il mondo, ascoltando le classi operaie, cercando di migliorare la loro condizione.
Ma a differenza del padre, lei è una donna.
Una donna che lo ha servito e riverito, che di lui si è presa cura, e pure dei suoi nipoti.
Ora che può essere libera, non ci pensa due volte ad accasarsi con chi ama, a vivere finalmente la sua vita.
Una vita di contraddizioni, a ben guardare, fatta di soldi sperperati e di lusso, fatta di nuove case, mentre quegli operai che difende hanno bisogno dei figli a lavoro per riuscire a mangiare.

Questo dualismo è solo uno dei tanti presenti nel film di Susanna Nicchiarelli sulla vita della figlia minore di Marx, eroina tragica, quasi letteraria dalla sua infanzia alla sua fine.
Eleanor, o Tussy, porta a Londra opere tedesche e francesi, parla di quelle protagoniste che per gli uomini si sono rovinate e ne copia suo malgrado il destino, andando a (non) sposare un uomo che la tradisce, che si indebita, che la umilia con la famiglia.
Lei, che si batte per gli altri, fatica a battersi per se stessa.
In mano allo sguardo rock della Nicchiarelli il film diventa più moderno di quello che nel messaggio già è, utilizzando una colonna sonora punk rock che rivisita pure Bruce Springsteen e viene ballata come Florence.
Questo è il suo merito maggiore.
Se Romola Garai buca lo schermo, il problema arriva quando quella musica scatenata, irresistibile e moderna viene sostituita con il più classico melodramma in costume.
Lì, nelle parti più seriose e classiche, la mano della Nicchiarelli non si vede più, si confonde in un compitino ben fatto che non graffia come era lecito aspettarsi.


TAGS: cinema | Lisa Costa | loudd | MissMarx | recensione