Il trio del Galles del Sud Holding Absence pubblica il terzo album, Modern Life Is Lonely, il 18 settembre tramite la nuova etichetta partner Sumerian Records.
Modern Life Is Lonely è un’esplorazione profondamente umana del dolore, dell’amore, dell’identità e della sopravvivenza emotiva in un mondo sovraccarico di stimoli, che traccia la fragile linea di confine tra disperazione e rinascita attraverso immagini di specchi in frantumi, ricordi che svaniscono, corpi frammentati e legami spettrali. In tutto l’album, gli Holding Absence si confrontano con la solitudine, il trauma, la mortalità e la ricerca di un senso, bilanciando una vulnerabilità schiacciante con momenti di trascendenza e speranza, mentre i personaggi dell’album cercano di riconnettersi con se stessi e tra loro prima che il tempo, la distanza e l’esistenza moderna li separino completamente.
In un momento storico in cui la connessione sembra essere più forte che mai, eppure chi ne fa parte si sente più isolato che mai, l’arte che viene prodotta deve riflettere la realtà piuttosto che le possibilità. Per Lucas Woodland, questo appello all’azione si è allineato perfettamente con la situazione in cui si trovavano lui e la sua band, gli Holding Absence. E con il loro quarto album, hanno realizzato un lavoro che parla direttamente all’esperienza apparentemente universale della solitudine nel 2026.
Fungendo da riferimento, e per molti versi da aggiornamento sullo stato delle cose, rispetto all’album dei Blur del 1993 Modern Life Is Rubbish, Modern Life Is Lonely cerca di cogliere l’essenza di ciò che significa vivere un momento storico tanto complesso quanto straziante. Uno sguardo introspettivo agli elementi e alle pratiche che sono diventati parte della quotidianità esterna, in alcuni casi contro la nostra volontà o proprio sotto il nostro naso, che distilla perfettamente la sensazione di essere così connessi eppure così desolati. Meno senza tempo e più attuale, è un disco che cerca di offrire conforto tanto quanto di documentare quanto sia incredibilmente bizzarra la vita in questo momento.
«Questo album è stato davvero il primo in cui ho pensato: “Parliamo del mondo in cui vivo, piuttosto che del mondo che sono”», commenta Lucas. «Non è più come una seduta di terapia; non ci sono più un gruppo di sconosciuti che si presentano agli “Esistenziali Anonimi”. In teoria, ormai tutti mi conoscono; hanno sentito la storia del mio percorso, ma continuo a lottare in questo mondo grande e crudele. Non importa quanta illuminazione tu riesca a trovare dentro di te; il mondo rimane comunque un posto spaventoso in questo momento».

Per Lucas si tratta davvero di un cambiamento di prospettiva, soprattutto se si considera quanto di sé stesso abbia riversato negli Holding Absence nell’ultimo decennio. Grazie alla trilogia di album (Holding Absence del 2019, The Greatest Mistake Of My Life del 2021 e The Noble Art Of Self Destruction del 2023) sono riusciti a girare il mondo, a condividere il palco con i propri idoli e a costruirsi quel tipo di eredità che si ottiene solo quando si attinge a una certa vena emotiva. Ma nel chiudere quel particolare capitolo, è diventato imperativo iniziare a trarre ispirazione da una fonte diversa.
Così, invece di esprimere questi sentimenti esclusivamente attraverso se stesso, la band ha deciso di creare un personaggio in grado di incarnare queste esperienze. Si tratta di Y4-BBO, che è tanto una mascotte della band quanto una manifestazione fisica della confusione tecnologica che caratterizza questa epoca. La sua esistenza e la sua presenza conferiscono all’album una sorta di doppio concetto, con la sua storia avvolta all’interno di queste canzoni straordinarie. Il suo casco, visibile sulla copertina dell’album, è stato realizzato dagli stessi creatori dei Cybermen di Doctor Who, il che, di per sé, è un’incredibile attenzione ai dettagli.
Gran parte di questa riflessione si estende anche al modo in cui gli Holding Absence suonano in questo disco. Facendo un passo indietro e rivalutando ciò che questa band è realmente, hanno capito che non si trattava tanto di rumore quanto piuttosto di linguaggio. Esistono infiniti modi in cui potrebbero esprimersi, ma, fino ad ora, non avevano avuto né il tempo né lo spazio per utilizzarli. Quindi, piuttosto che seguire il sentiero battuto del passato, Lucas – insieme al chitarrista Scott Carey e al bassista Benjamin Elliot – si è impegnato a mostrare quanto possano essere vivaci, vasti e visceralmente ultraterreni.
Traendo ispirazione dall’audacia caotica dell’hyper-pop e dalla tranquillità eterea del lo-fi, pur mantenendo nel cuore tutta la grinta del post-hardcore, e traendo ispirazione da altri artisti che abbattono i confini come Julia Wolf e Paledusk, il risultato è tanto esplorativo quanto enfatico.
Anziché attenersi alla struttura lineare standard dei brani, il tempo è stato dedicato a smembrare e modificare parti delle canzoni, rallentandole e aggiungendo riverbero tanto quanto accelerandole e fondendole insieme. Texture morbide e synth cadenzati si scontrano allegramente con esplosioni euforiche di energia cinetica, in modi che risultano allo stesso tempo meravigliosamente familiari e incredibilmente innovativi.
Con Daniel Braunstein alla produzione (è la prima band britannica con cui lavora) si tratta di una collaborazione tra due nomi di spicco della scena che fanno qualcosa di completamente diverso da ciò che ci si aspetta da loro. E in un’epoca in cui la musica alternativa viene consumata e manipolata dalla tecnologia, ricordare cosa significhi scavare più a fondo nell’ignoto non è mai stato così cruciale.
«Ci siamo spinti oltre come mai prima d’ora, pur mantenendo intatto il linguaggio caratteristico degli Holding Absence. Faremo conoscere alla gente nuovi suoni, ed è qualcosa che desideravo fare da molto tempo. Ma penso anche che ogni cosa debba ispirare qualcosa, e con questo disco, in quanto vittime piuttosto famose di ciò di cui è capace l’intelligenza artificiale, volevo fare cose che nessun idiota dell’IA proverebbe mai a fare, né capirebbe come fare. Ci troviamo in una nuova frontiera in cui le cose stanno cambiando molto rapidamente, e non sappiamo cosa comporti per noi questo orribile tipo di cambiamento. Ma il punto in cui ci troviamo ora è essenzialmente un momento di ribellione istintiva contro tutto ciò, e sono curioso di vedere cosa ne seguirà».

Quella mentalità si è estesa anche alle scelte liriche che Lucas ha deciso di intraprendere. Nel tentativo di guardare oltre ciò che accadeva nella sua mente e nel suo cuore, ha alzato lo sguardo verso il cielo, verso l’inequivocabile vastità e il potenziale illimitato dello spazio. Le stelle sopra le nostre teste sono bellissime, ma anche intimidatorie. La domanda se là fuori ci sia qualcuno o qualcosa di più grande di noi è intrisa tanto di meraviglia quanto di terrore.
C’è una dualità nella nostra esistenza, e la stessa sensazione di un pendolo che oscilla tra due punti molto diversi, ma ugualmente cruciali. Siamo circondati da tanta speranza, ma quella solitudine è altrettanto vicina a tutto ciò che facciamo, e tale contrapposizione ha influito in modo determinante sulla composizione dei brani.
Essendo il periodo più lungo in cui la band abbia mai lavorato a un disco in tutta la sua carriera (due anni e mezzo di scrittura, registrazioni di demo e rifiniture) questo ha permesso a Lucas di individuare con precisione ogni aspetto di ciò che significa esistere in questo momento cruciale della storia, e anche di più.
«Negli ultimi due anni e mezzo ho vissuto un intenso percorso interiore fatto di disperazione, solitudine e paura del fallimento, e credo che questo album sia davvero una sorta di resistenza a tutto ciò. Ora c’è una consapevolezza di sé in questo lavoro. È quasi cinica, ma è anche realistica. Lo dico ogni volta, ma lo penso davvero. Questo album avrebbe potuto semplicemente non vedere la luce. Ma provo un desiderio così profondo per questa vita e per questa forma d’arte che è la narrazione che devo farlo. Non posso proprio farne a meno».
Essere in attività da un decennio e continuare a rispettare e a rispondere a quel desiderio di continuare a cercare non è cosa da poco, ma è proprio questo che rende gli Holding Absence una band diversa da tutte le altre. Con Modern Life Is Lonely, hanno ampliato ogni aspetto di ciò che erano un tempo e lo hanno fatto in un modo tanto innegabile quanto inarrestabile.
«Penso che ora ci troviamo in un momento della nostra carriera in cui potremmo precipitare nel baratro oppure aggrapparci con tutte le nostre forze, per poi in qualche modo svanire e scomparire», riflette Lucas in conclusione. «Eppure, credo che non abbiamo fatto nessuna delle due cose. Penso che siamo stati tanto ribelli quanto rispettosi della nostra band, e siamo riusciti a mantenere quell’equilibrio. Non sono più un ragazzino e non voglio limitarmi a fare sempre le stesse cose. Quindi, per me è davvero speciale che siamo riusciti a realizzare qualcosa di davvero unico, che va oltre la nostra band. Qualcosa di più grande di tutti noi».

Il singolo “Reflection” è un inno malinconico e profondamente introspettivo che affronta i temi dell’autodistruzione, dell’immagine distorta di sé e del doloroso processo di imparare a guarire, evolversi e, infine, accettare il proprio riflesso.
Il singolo “Lucid Love”, secondo le parole di Lucas Woodland, «rappresenta la nostra incursione più estrema nell’hyperpop fino ad oggi. Ci siamo divertiti tantissimo a sperimentare nuove trame sonore e idee, cercando di fonderle con il sound già consolidato degli Holding Absence, e siamo davvero soddisfatti del risultato. Dal punto di vista dei testi, la canzone parla di una relazione a distanza in cui i due possono incontrarsi solo nei propri sogni. Mi sono davvero immerso in quell’immaginario, trattando il mondo dei sogni quasi come un portale tra voi. Questa canzone adotta un approccio ai testi più nuovo, schietto e moderno rispetto a quello a cui sono abituato, pur puntando a qualcosa di intramontabile e con cui ci si possa identificare».
Su “Modern Life Is Lonely”, il brano che dà il titolo al loro quarto album, il cantante Lucas Woodland ha dichiarato: «Dopo che l’uscita del nostro album è stata posticipata di qualche settimana [inizialmente sarebbe dovuto uscite il 28 agosto, ndr.], sapevamo che dovevamo offrire qualcosa di speciale ai nostri fan per tenerli occupati fino al giorno della nuova uscita... E quale brano migliore per farlo se non proprio quello che dà il titolo all’album! 'Modern Life Is Lonely' – la canzone – è intrisa di sonorità lo-fi, pur riuscendo a contrapporsi a uno dei momenti più intensi della nostra discografia».

Tracklist
Reanimate
Reflection
Heaven
Modern Life Is Lonely
Take Me With You
shells_like_us.int
Whisper Of A Dream
Lucid Love
Scorched Earth
lullaby.int
Kyoto Snow
