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MAKING MOVIESAL CINEMA
02/03/2018
Dee Rees
Mudbound
E sembra di leggere uno di quei grandi romanzi americani, un Faulkner, uno Steinbeck, con i poveri che si fanno più poveri, con le scelte sbagliate che attanagliano e cambiano, l'amore che non salva, il male che ha la meglio.

C'è una giovane donna che alla vita di campagna, in una fattoria spersa nel nulla e circondata dal fango, non si abitua.
C'è suo marito, di poche parole, con i debiti che lo assillano e il mal tempo che fa crescere quel fango ma non il suo raccolto, che là, in mezzo al nulla, in quella fattoria, ha portato moglie e famiglia, cercando di ritornare alla sua infanzia spensierata vissuta in un posto simile, e di regalarla alle figlie.
C'è il padre di lui, che vive con loro, anche più iroso, più insopportabile, razzista e meschino, che in quel fango ci sguazza.
C'è un fratello, poi, bello, affascinante, che i sentimenti li esprime, che emana calore. Anche se la guerra l'ha cambiato, la guerra l'ha segnato, e cerca di metterla a tacere attaccandosi alla bottiglia.
C'è poi la famiglia Jackson che lavora per loro, per loro coltiva quei campi di fango, si spezza schiena e gambe per riuscire a preparare il tutto in tempo, riunendosi a tavola dove il calore è quello che si addice a una famiglia, che però - per quella pelle più scura - vive nel terrore.
E c'è Ronsel, il loro figlio maggiore, che la guerra l'ha vissuta pure lui, al fronte, in prima linea. E la guerra l'ha cambiato, ma è tornato in un Paese che è invece rimasto lo stesso.
Ci sono tutti questi personaggi a dar vita ad un film corale, ci sono tutte queste voci che si accavallano, si alternano, mostrando il loro punto di vista, le loro riflessioni, le paure e i sentimenti, aggrappandosi al possibile per non affogare in quel fango.
Ci sono queste voci, e ci sono i loro tempi, che avanzano, saltano, vanno oltreoceano, finiscono nel sangue.
E sembra di leggere uno di quei grandi romanzi americani, un Faulkner, uno Steinbeck, con i poveri che si fanno più poveri, con le scelte sbagliate che attanagliano e cambiano, l'amore che non salva, il male che ha la meglio.
Si ha tutto questo, ma su grande - o meglio piccolo, la distribuzione è Netflix - schermo, con attori chiamati in scena al silenzio, esprimendosi perlopiù in voice over. Così, la bellezza fragile di Carey Mulligan si staglia, l'eleganza di Garrett Hedlund pure, e la nominata agli Oscar Mary J. Blige, madre coraggio, madre remissiva a cui basta uno sguardo per inchiodare, mentre è Jonathan Banks a mostrare il lato più pericoloso di quell'America di provincia, dove la schiavitù non sembra ancora abolita, dove un passo falso, un amore diverso, può costare la vita.
Gli sprazzi di speranza, però, ci sono, ci sono passioni che nascono, amicizie che si creano, e c'è soprattutto la volontà di cercarla questa speranza, questa luce che possa seccare quel fango, far crescere il raccolto.
In modo diverso, più serioso e più strutturato, Mudbound racconta quella parte d'America che se paragonata ai Tre manifesti a Ebbing, Missouri, poco è cambiata, rimasta legata alla propria terra, alla proprietà, e al colore della pelle come discriminante.
Ma, come messaggio ultimo, come monito all'oggi, Mudbound non vuole essere un racconto di odio, di guerra, ma di amore, quello che non necessita più di parole, che le voci le mette a tacere, regalando un finale di speranza.