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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
13/04/2026
John McLaughlin
My Goal’s Beyond
Il capolavoro di McLaughlin insieme a Extrapolation: un disco seminale per la sua poetica successiva e per gli sviluppi della world music.

«È il più grande chitarrista che sia mai esistito. Non è per tutti i gusti a causa delle sue scelte musicali, in quanto proveniente dal jazz, dalla fusion e da quell’intero mondo, ma My Goal’s Beyond è un assoluto masterpiece».

(Estratto da intervista a Johnny Marr, articolo di Rob Laing, 2022, musicradar.com)

 

Un classico del jazz contemporaneo, un album che non ha perso di attualità, anzi…

Uscito nel 1971 e riascoltato con le orecchie di oggi, My Goal’s Beyond brilla ancora di luce straordinaria. Quando viene pubblicata quest’opera, John McLaughlin è solamente vicino al traguardo dei trent’anni, ma è nel pieno della maturità artistica. Si tratta del suo terzo lavoro solista, dopo il brillante esordio Extrapolation (1969) e la virata acid rock di Devotion.

Quarantatré minuti acustici, sereni, rarefatti. Atmosfere mistiche, ove jazz e musica classica indiana si fondono con naturalezza. Soprattutto nella coppia di brani iniziali, “Peace One” e “Peace Two” si percepiscono le forti motivazioni del “Maestro” britannico nato a Doncaster, che col senno di poi anticipa la world music e la sua successiva fase orientale, quella di Shakti. Del resto, in quell’era il chitarrista vestiva rigorosamente di bianco, si era perdutamente innamorato delle sonorità e del mood di Ravi Shankar, frequentava la Società Teosofica di Londra, praticava lo Hatha Yoga ed era discepolo di Sry Chinmoy.

 

La musica rimane indelebile, al di là delle frequentazioni e credenze, con l’aggiunta di una grande band, la quale, nei due temi sopracitati, sintetizza bene la fusione tra Oriente e Occidente. La ritmica è infatti composta da incredibili virtuosi come Billy Cobham (batteria), Airto Moreira (percussioni), Eve McLaughlin alias Mahalakshmi (tanpura), Badal Roy (tabla), con l’aggiunta di un nome eccezionale, Charlie Haden, al contrabbasso. Parlando di veri e propri solisti, invece, oltre al leader figurano Dave Liebman (flauto e sax soprano) e Jerry Goodman, ex violinista di The Flock, che di lì a poco sarebbe diventato membro della prima Mahavishnu Orchestra.

Resta da dire che nelle altre otto tracce John si esibisce in assoluta e acustica solitudine, salvo alcuni occasionali accenti sui piatti di Cobham, rileggendo anche il Mingus di “Goodbye Pork Pie Hat” e il Chick Corea di “Waltz for Bill Evans”. Disco assolutamente incantevole, che nel lato B regala pure tre composizioni autografe del calibro di “Phillip Lane”, “Follow Your Heart” e “Song for My Mother”, rileggendo con carisma e devozione “Something Spiritual” di Dave Herman, “Hearts and Flowers” di Theodore Moses Tobani e ultima, ma non per importanza, “Blue in Green”, della meravigliosa accoppiata Miles Davis/Bill Evans.

 

In conclusione, My Goal’s Beyond è un album solista fondamentale di John McLaughlin, che fa da ponte tra la sua collaborazione con Miles Davis e la formazione della Mahavishnu Orchestra. L’opera riflette il suo avvicinamento alla musica classica indiana e alla meditazione, proponendo improvvisazioni acustiche e segnando un distacco sereno, ma tecnicamente virtuosistico dai suoi precedenti lavori di fusion elettrica. Un must per i fan e anche per i recenti scopritori di questo fantastico guitar hero, tuttora sulla cresta dell’onda alla veneranda età di ottantaquattro anni. Indistruttibile.

 

«Continuo a considerare John McLaughlin il più grande musicista in circolazione. Gli altri sono solo celebrità adorate da tutti per le loro capacità, ma penso che John meriti una menzione perché rimane sempre un po’ nell’ombra».

(Estratto da intervista a Jeff Beck di Steve Newton, earofnewt.com, 2001)