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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
05/11/2026
Live Report
My New Band Believe, 04/11/2026, Arci Bellezza, Milano
I My New Band Believe hanno realizzato un concerto potente, coinvolgente, più incisivo e dinamico che su disco, dove i quattro sul palco si divertono sul serio e regalano al pubblico pezzi dilatati e stravolti, permettendo una contnua variazione dell'atmosfera. Il progetto di Cameron Picton ha veramente qualcosa in più.

I Black Midi sono passati in un lampo: uno di quei gruppi che avrebbe potuto sconvolgere il panorama musicale ma purtroppo non l'ha fatto. Hanno pubblicato tre dischi molto belli, soprattutto il primo, Schlagenheim (2019) di grandissimo impatto, e dal vivo avevano una carica altissima, con il batterista Morgan Simpson, soprattutto, che era davvero fenomenale. Ricordo ancora la prima volta che li vidi al Club To Club, quando era appena uscito l'album d'esordio: un set di 45-50 minuti, nelle primissime ore del mattino, e letteralmente buttarono giù tutto, una cosa mai vista. 

Alcuni li trovavano leziosi, il classico gruppo di gente uscita dalle scuole di musica del Regno Unito, con tanto sfoggio di bravura e una grossa componente di mestiere, di esibizione. Era senza dubbio vero ma avevano anche, secondo me, pezzi notevoli, pur muovendosi fuori dalla forma canzone classica.

Il terzo disco, Hellfire, uscito nel 2022, aveva virato molto sul crooning, erano diventati molto più lenti, meno aggressivi, e credo che il nuovo progetto di Cameron Picton parta più o meno da lì. Dopo lo scioglimento, un paio di anni fa aveva esordito da solista Geordie Greep con un disco, emblematicamente intitolato The New Sound, anch'esso molto lento e cupo, caratterizzato da forme libere e aperte. 

 

Picton fa più o meno lo stesso con i My New Band Believe, riprendendo l'idea di una ricerca musicale senza barriere, senza preconcetti, senza paletti predefiniti. Anche il nome nasce da lì: come ha raccontato lui stesso, durante l'ultimo tour asiatico dei Black Midi si ammalò all'improvviso e, febbricitante e delirante in una camera d'albergo in Cina, fu travolto da flash di immagini strane e frammenti di testo sconnessi. Alcuni li avrebbe poi recuperati per scrivere le canzoni, ma quello che gli restò più impresso fu proprio la frase "My New Band Believe". 

Il disco nasce quindi letteralmente da un delirio febbrile, anche se si dice anche si sia ispirato ai libri di Gary Indiana e Dennis Cooper. 

Il bassista ha messo poi insieme un gruppo dalla formazione aperta: il disco l'ha registrato con alcuni membri dei caroline, ma poi dal vivo è andato in giro con gente diversa, operando continue rotazioni non dico ogni sera, ma quasi. Per questo tour invece sembra abbiano guadagnato un assetto stabile, con una line up di quattro elementi. 

 

È un progetto che riprende dai Black Midi non tanto l'estetica sonora quanto il mood e l'attitudine sperimentale, libera da condizionamenti, ma in una chiave più pacata, più acustica, più vicina a un certo progressive rock (prendete la definizione con le pinze). All'interno delle canzoni c'è qualcosa di canterburiano, certi passaggi ricordano i Black Country, New Road, ormai un punto di riferimento per questo tipo di sound, e un modo di comporre che non riesce a prescindere dai caroline, uniti però a una personalità notevole. 

Sono otto canzoni, a cui si sono aggiunti di recente due singoli, tutte legate tra loro quasi a comporre un unico brano, con svisate, cambi di tempo e di umore, ma tutto inserito all'interno di un mood pacificato, per certi versi bucolico. 

E si tratta di un disco decisamente bello: siamo a novembre e credo di poter dire a ragion veduta che sia tra i miei dischi dell'anno, poi vedremo, tra un mesetto tireremo le somme, di sicuro è uno dei titoli che ho ascoltato di più e con maggior piacere, nonostante non sia riuscito a scriverne. 

 

Per questa prima data italiana (il giorno dopo saranno a Torino), nell'imprescindibile Arci Bellezza, il locale era gremito, non credo sold out, ma c'era veramente tanta gente. L'attesa era molta, perché i progetti in studio sono buoni, ma poi bisogna capire come rendono dal vivo. 

E il concerto è stato decisamente riuscito. Si sono presentati in quattro: Cameron Picton alle chitarre e alla voce, Kit Mosely alla chitarra solista, Dillon Harrison alla batteria e Joe MacLaren al contrabbasso, che prende più o meno il posto del ruolo che Picton aveva nei Black Midi.

Si è partiti subito con uno dei due singoli nuovi, "Lecture 25", e con un'atmosfera che ha ricordato il folk, ma un folk più movimentato, un po' alla Bob Dylan, non tanto in chiave di ballad quanto quasi di bluegrass, una via di mezzo tra i due, con la chitarra solista ricca di fraseggi abbastanza indiavolati. 

In seguito hanno proposto la maggior parte dei pezzi dell'album e alcuni pezzi nuovi: essendo una band aperta anche nella scrittura, sta tuttora lavorando ai brani, e sono stati suonati diversi inediti, "I'm Not Laughing Now", "Quebrantahuesos" e "Intruder in the Dust". Non so se faranno parte di un nuovo disco o se siano brani rimasti fuori dalle session, ma era sicuramente materiale nuovo e in continuità con quello che abbiamo già ascoltato. C'è stata poi "Kick Me", un altro episodio parecchio incalzante, rimasto fuori dall'album ma già uscito come registrazione dal vivo, montata a partire dai multitracce di sette concerti diversi, da Londra a New York e ritorno nel giro di sei minuti.

 

Quello che mi è piaciuto di più, al di là del fatto che suonano bene e si divertono molto sul palco, è che dal vivo è tutto molto diverso. I pezzi sono molto allungati, di durata considerevole, con parti aggiunte dilatate, parti soliste in più, momenti in cui le due chitarre dialogano insieme alla batteria, che tiene tempi dispari molto variabili, col contrabbasso che segue. 

Anche le atmosfere variano tanto: Cameron ama modificare le linee vocali, a volte leggermente, a volte stravolgendole, e così i mood dei pezzi.

Ne consegue che tutto respira nuova vita, e questo aiuta la dinamicità dello show, perché anche quelli più lenti hanno sempre momenti in cui accelerano e prendono il via, trasmettendo un'energia insusitata, se si pensa che si tratta prevalentemente di una formazione acustica. Qua e là c’è anche qualcosina di jazz, soprattutto nelle ritmiche delle parti più elaborate e ardite.

È comparsa un’unica chitarra elettrica per un solo brano, ma è stato comunque un concerto potente, coinvolgente, più incisivo e dinamico che sul disco. 

 

Ci sono stati anche momenti melodici di altissima intensità, e ci sono già pezzi che funzionano come singoli, che potremmo quasi definire hit. Lo si è visto perché in un paio di occasioni il pubblico ha cantato davvero, un vero singalong, soprattutto su "Love Story" e poi su "Target Practice", il primo pezzo dell'album, arrivato verso la fine, una ballata piuttosto breve che non hanno allungato troppo. 

Il singalong ha sorpreso anche loro: si vedeva che sorridevano, e a un certo punto hanno detto che il pubblico italiano è meglio di quello tedesco e di quello spagnolo. È quella cosa un po' ruffiana che si dice sempre, ma a questo giro ho avvertito che ci credessero davvero. 

Le prime file, del resto, si sono messe a saltare, c'è stato qualche accenno di pogo, una grande partecipazione con un'audience mediamente giovane ma anche tanti adulti, anche perché questa è una band che non nasce dal nulla: i Black Midi sono molto amati anche da noi in quei pochi anni, quindi è lecito pensare che alcuni si ricordassero di quell'esperienza, ma i My New Band Believe oggi sembrano vivere davvero di un'aura e di una luce propria.

 

Notevolissimo poi il finale, con una "Heart of Darkness" durata almeno una ventina di minuti, dilatatissima, con parti aggiunte fatte di momenti strumentali molto vivaci ed elaborati, intermezzi più rilassati, break in cui si sono fermati, hanno rallentato e poi ripreso ad accelerare, improvvisazioni vocali e infine, un'ossessiva reiterazione dell’arpeggio iniziale, in un crescendo regolare ma inesorabile sfociato in un'esplosione rumoristica dove, per la prima volta, è stato fatto uso di elementi elettronici.

È come se avessero montato una grossa impalcatura dentro il brano, dove sbizzarrirsi e divertirsi. Venti minuti di altissima intensità, di libero fruire e di creazione quasi in diretta: il feeling infatti era a tratti da improvvisazione, anche se è molto probabile che fosse tutto preparato nei minimi dettagli. 

Quattro persone che costruiscono su un brano e lo fanno diventare qualcosa di gigantesco, di completamente diverso: questi venti minuti e passa sono probabilmente la fotografia migliore di quello che sono oggi My New Band Believe.

 

Bellissimo concerto, davvero coinvolgente, cosa non scontata, se consideriamo la natura della loro proposta musicale. C'è del materiale in più, quindi la speranza è che arrivi presto un nuovo album, oltre ai due singoli presentati anche stasera. Il progetto di Cameron Picton ha veramente qualcosa in più, una personalità spiccata e merita senza dubbio di continuare ancora a lungo sulla strada.

E un doveroso ringraziamento come sempre all'Arci Bellezza, che ancora una volta si è superato, perché la stagione di quest'anno si preannuncia davvero mostruosa, con tantissimi appuntamenti degni di nota e assolutamente da non perdere.

 

 

Le fotografie della serata, a cura di Alice Rodio

 

Se vuoi ripostare queste fotografie di Alice Rodio, tagga @aliceerh_