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MAKING MOVIESAL CINEMA
14/02/2018
Drake Doremus
Newness
È l'amore 2.0 raccontato da Drake Doremus, l'amore in cui lo schermo di uno smartphone è sempre a portata di occhio, l'amore che non si sa accontentare, che ha domande, che ha possibilità infinite.

Abbiamo lei, Gabi, mezza spagnola, mezza americana, disinibita quanto basta, facile alla noia, che ha sempre bisogno di più, dalla vita, dagli altri.
Abbiamo lui, Martin, giovane deluso dalla vita, farmacista e già ex marito, che quella ex moglie non sa dimenticare.
E abbiamo soprattutto il mondo di oggi, dove con un click se sei fortunato hai un orgasmo, e alla ricerca di una novità continua, di un possibile "meglio" sempre a disposizione, avanzi, mettendo cuori, aspettando un "match" in applicazioni che modificano e cambiano la tua vita.
Gabi e Martin si incontrano così, con un rispettivo scrutare le foto del loro profilo, finendo però, prima di andare a letto, a conoscersi meglio, a ridere e scherzare come ad un vero appuntamento. Nasce l'amore, quello travolgente dell'inizio, dove ogni occasione è buona per rotolarsi sulle lenzuola, ma l'amore, si sa, arriva ad un momento di plateau, a giornate che si fanno abitudine, che solo con la complicità si superano.
Tacere, aggiungere segreti, non porta a niente di nuovo.
E infatti, con quella ex moglie che aleggia come un fantasma, con un passato disinibito di cui si è gelosi, partono i litigi. E solo un'ulteriore complicità, che porta a un'apertura improvvisa verso gli altri, una condivisione solo apparentemente sana di sé e del proprio corpo, salva ma allo stesso posticipa l'inevitabile scontro finale tra i due.

È l'amore 2.0 raccontato da Drake Doremus, l'amore in cui lo schermo di uno smartphone è sempre a portata di occhio, l'amore che non si sa accontentare, che ha domande, che ha possibilità infinite.
Come chiudersi alle novità, se basta un click? Come non gettare la spugna alla prima difficoltà, sapendo di poter avere altri a disposizione, sempre con quel click?
È un film di quelli piccoli, però, a raccontarcelo, e lo si vede e lo si sente chiusi in quell'appartamento, in quei bar affollati, in quelle feste sfarzose e piene di gente, in una Los Angeles in cui manca il sole, manca l'aria, stretti stretti ai protagonisti, ai loro sguardi, al loro tocco.
È un film in cui il tocco di Doremus si sente tutto, tra piani strettissimi, appunto, tra condensazione e intimità, con dialoghi poetici e sguardi complici, su frasi che restano, limate.
Protagonisti di questo ritratto, un Nicholas Hoult che riscopro ad ogni film più bello, e una Laia Costa d'esportazione, a cui si sono aperte le porta americane dopo l'exploit di Victoria. Insieme, belli, disinibiti, fanno scintille d'alchimia.
Poi sì, ci sono anche Danny Houston e Matthew Gray Gubler, ma sono spalle, sono lì ad ascoltare, a consolare, ad offrire una via d'uscita.
Testimoni in realtà di una storia d'amore quanto mai moderna, di un film che ha i suoi difetti, che si dilunga troppo e troppo eccede in quella fase di scambio e in giustificazioni finali, ma come si dice saggiamente: l'amore è di chi non si arrende, di chi resiste.
Ed è così anche per i film, quelli piccoli, quelli indipendenti, quelli romantici, che cercano di raccontarci l’oggi, l’amore. Quei film che Doremus è sempre bravo a fare, dall’esordio malinconico con Like Crazy passando per la maturità di Breath In, film piccoli, certo, ma che vanno difesi, vanno prodotti, anche solo per commemorare e ricordare un amico - Anton Yelchin, il protagonista di Like Crazy e di decine di film piccoli e romantici -, per andare avanti.