Molte luci ma anche qualche ombra, nel nuovo disco dei Gurriers. Un po’ troppo accomodante e scontato per chi cerca qualcosa da alternare in playlist agli Idles, un po’ troppo nervoso per chi non ha gli strumenti per spingersi oltre la comfort zone dei Fontaines D.C. Ma, se riusciamo a far finta che là fuori non ci sia nulla e lo scenario post-punk non sia già così in overbooking tanto da farci concentrare su dettagli di cui, in tempo di magra, difficilmente ci saremmo accorti, Nobody’s Coming To Save You è un tentativo che non delude le aspettative. È solo che emergere per originalità inizia a essere realmente sfidante e, per smarcarsi da un gruppo di inseguitori così compatto e lanciato nella sua fuga di trasgressione, ci vuole qualche numero in più.
Dalla loro, i Gurriers hanno molti pro, a partire dalla voce convincente sia nelle parti più gridate e declamate, sia in quelle più melodiche, dalla scrittura ricca di citazioni letterarie e a proprio agio nel genere professato e dallo standing da frontman di Dan Hoff. Per non parlare dei due chitarristi (Ben O'Neill e Mark McCormack) che suonano alla perfezione e reciprocamente complementari (il risultato è superlativo sia nei momenti congiunti, sia nei botta e risposta) e della sezione ritmica fresca e dalla solida intesa (Pierce Callaghan alla batteria e Charlie McCarthy al basso), che supporta le composizioni con fondamenta strutturali particolarmente moderne. L’approccio ai brani è sempre all’altezza dell’impeto espressivo e anche nei passaggi un po’ meno genuini e monocordi la resa, grazie a un fluido impiego dell’alternanza dei registri, non risulta mai abbandonata a cliché e luoghi comuni.
L’impressione però è che le tracce pubblicate come singoli e teaser dell’album, le canzoni che dovrebbero assolvere la funzione di riscaldamento per assorbire poi il botto dell’opera completa, in realtà costituiscano già di per sé il meglio di questo sophomore. L’ammiccante punk-funk intelligente di “Party Lines”, la violenta dark-wave della title track, l’andamento assestato e downbeat di “Pins” e, soprattutto, la monumentale “Nothing Happens Twice”, si confermano complessivamente gli episodi più interessanti del disco.
Il resto dell’opera si accoda qualche tacca sotto per originalità rispetto a quanto già pubblicato, una differenza talvolta impercettibile come nel caso di “I Wish I Was”, la traccia che ricopre il ruolo più vicino all’idea di ballad, nell’immaginario post-punk collettivo, l’unico pezzo che tiene sulle spine e sa contenere tutta la rabbia fino alla meritata esplosione finale, programmata sapientemente al culmine della crescita d’intensità, ma altrove più eclatante.
La successiva (e conclusiva) “Crybaby” mantiene a tratti lo stesso livello e risalta per il mood a sé, rispetto al resto. Ci sono validi spunti anche nelle fastidiose sferzate di “Today Is Not Enough”, nelle reminiscenze industrial di "Shades" e in certe atmosfere spigolose alla Killing Joke di "Drones", anche se a volte la componente noise sembra più un fine che un mezzo. Peccato che il singolo “Erasure”, uscito lo scorso anno a cavallo tra i due album, trascinante hit che aveva amplificato il già forte interesse per la band irlandese, sia il grande escluso dalla rosa delle scelte per la tracklist.
Nobody’s Coming To Save You è un disco politico e militante, frutto di una produzione sicuramente attenta a ciò che il pubblico del post-punk si aspetta. La collaborazione tra Mark Bowen, estroso e pittoresco chitarrista degli Idles e Loren Humphrey, il batterista dei Geese, unita al lavoro di finalizzazione al mixer di Chris Fullard e John Congleton, tecnici richiestissimi da numerosi artisti di punta, ha permesso di dare alle stampe un album di indubbia qualità, in grado di trasmettere tra i solchi tutta la portata del suono unico della band irlandese e il loro piglio tutt’altro che accondiscendente sui principali temi della contemporaneità.
Ci troviamo al cospetto di un disco certamente pronto per un pubblico più ampio e a proprio agio nelle arene dei principali festival internazionali, un LP nell’insieme intransigente e radicale, ma che si ferma ad un soffio (forse basta un po’ di esperienza in più) per un definitivo salto di qualità.
