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MAKING MOVIESAL CINEMA
06/05/2019
Jordan Peele
Noi
Un film che sarà difficile dimenticare, nero in ogni suo termine, horror nel vero senso della parola...

Da una parte, la paura che avanza, che si fa sentire in quel prologo nel passato, in un 1986 in cui il luna park torna ad essere luogo di incubi, per genitori e per bambini.
Dall'altra un presente in cui quella paura non è mai finita, un'ansia latente che qualcosa -qualcuno- possa tornare. Così vive Adelaide, ora moglie e madre di due figli, che cerca di proteggere e di controllare.
Ma il destino è in agguato, le coincidenze non mentono e quell'incubo è fatto da una famiglia speculare, doppi uguali ad Adelaide e i suoi, lì per spargere sangue, per uscire dalle tenebre e rinascere finalmente nel mondo.
Ed è solo l'inizio di questo incubo, perché sangue chiama sangue; scappare, colpire, depistare e sopravvivere iniziano ad essere i veri comandi.

Da una parte lo sguardo che si perde in quello che Jordan Peele ha creato.  Chiamato a ripetere l'exploit politico e intelligente di Get Out, non si smentisce.
Andando oltre la storia, tra riferimenti pop (Michael Jackson, Lo squalo, Alice nel paese delle meraviglie) e cinefili (Kubrick e Haneke a cui è inevitabile pensare per come la violenza entra in casa). E poi una fotografia nitida, che i brividi li fa venire, sì, ma di piacere. Quelle inquadrature diverse, quel dosare del nero, del buio. Così come risulta un mostro di bravura Lupita Nyong'o protagonista doppia, incarnazione del male, del bene, dell'ossessione, con la voce a fare da vera discriminante.
Dall'altra, una storia che perde di efficacia nel finale, con uno spiegone che si poteva evitare a favore del mistero, con un colpo di scena che mi aspettavo e una sospensione che non si capisce a cosa potrà portare.

Da una parte una storia che sa come giocare con le metafore, con i nostri istinti animali, con i veri cattivi della situazione, riuscendo a bilanciare i toni più cupi e spaventosi con quelli più leggeri, affidati al marito Gabe.
Dall'altra, infine, un film che sarà difficile dimenticare, nero in ogni suo termine (nonostante la parentesi bianca con la sempre brava Elisabeth Moss), horror nel vero senso della parola, che incute timori, incubi andando a stuzzicare quella nostra parte nascosta, quella parte che lo specchio comunque riflette.
Da una parte e dall'altra, insomma, lo stesso entusiasmo, gli stessi applausi, per un Jordan Peele che sa come muoversi, come omaggiare, come catturare lo sguardo, lo stomaco.


TAGS: film | horror | jordanpeele | movies | recensione