«Volevo diventare un trombettista jazz, senza pensare troppo al fatto di riuscire a guadagnarmi da vivere con questo mestiere, però a vent'anni suonavo in una big band radiofonica, quindi tale argomento mi sembrava già risolto. Alla fine ne è valsa davvero la pena».
(Estratto da intervista su hyperlocrian.com, 2022)
Voce candida, efebica, tromba lirica, romantica e un po’ maledetta. Se a ciò si aggiunge la direzione orchestrale di Larry Klein, un maestro del genere, il successo è assicurato. Oceana stupisce tuttora per la cura dei dettagli, per la produzione patinata ma al tempo stesso elegante, incisiva e raffinata, con alcuni lampi di genio che rendono questo disco un progetto speciale, fin dall’iniziale, superba “Bumpin’” dell’incommensurabile Wes Montgomery, ove i virtuosismi di Till Brönner, classe 1971, non sono mai fini a se stessi.
La sua tromba agrodolce è perfetta per i tempi medio-lenti, l’atmosfera è tipica di quel folk sui generis che pervade anche la musica di Madeleine Peyroux, guarda caso altra artista assistita da Klein. Ed è proprio sua l’ugola vellutata presente in “I’m So Lonesome I Could Cry” (classico dei classici del leggendario Hank Williams), che affianca le note da vero poeta di Till.
Oceana aggiunge cover succulente agli originali di Brönner quali “Distant Episode” e “Tarde”, veramente ben strutturati. Sono presenti infatti alcuni standard azzeccati (“Love Theme From Chinatown” e “Danny Boy”), un poco di Brasile (la meravigliosa “Pra Dizer Adeus” con Luciana Souza) e addirittura una sorprendente rilettura di “In My Secret Life”, gemma del più recente repertorio di Leonard Cohen, in cui il musicista tedesco è più seducente che mai con la tromba sordinata.
Il disco è un’altalena di emozioni, ci si eleva e si torna piacevolmente a terra con un lirismo d’altri tempi, temi genuini, note essenziali, ma sempre con la tromba artefice principale della struttura delle canzoni, in perfetto equilibrio tra Chet Baker e Miles Davis (la rilettura di “It Never Entered My Mind” è da brividi).
La tracklist di Oceana regala anche due splendide rivisitazioni di un paio di capolavori di Burt Bacharach. “This Guy’s in Love With You” e “I’ll Never Fall in Love Again” sono magistralmente interpretate da Till, il quale si dimostra non solo strumentista d’alta scuola, ma pure delicato cantore, dalla voce sofferta e nostalgica.
La melodia oscura di “River Man” palesa la caratura di songwriter del mai troppo compianto Nick Drake, mentre “The Peacocks” e “Subrosa” confermano le incredibili attitudini del virtuoso nato in Germania, cresciuto a Roma, formatosi alla Cologne Music Academy e ora di stanza a Los Angeles, che è diventato il jazzista alemanno di maggior successo, vincendo ben cinque Echo Music Awards e collaborando con artisti internazionali del calibro di Dave Brubeck, Ray Brown, Chaka Khan, Michael Brecker e Sergio Mendes.
Appassionato fotografo, Till Brönner ha proseguito negli anni il percorso intrapreso con Oceana, che rimane il suo fiore all’occhiello. The Good Life (2016), Night Fall (2018), concepito insieme al contrabbassista Dieter Ilg e il sorprendente Italia (2025), dedicato al nostro paese, sono fra le altre opere da ricordare. Un artista completo, che ha seguito il suo sogno e continua a calcare i palchi più prestigiosi con la sua tromba malinconica e la sua musica senza tempo.

