«I tempi sono cambiati tantissimo, la musica è mutata enormemente, ma quei vecchi dischi suonano ancora piuttosto bene».
(Estratto da articolo/intervista a B.B. King di pastemagazine.com, Settembre 2008)
One Kind Favor è un lavoro elegante, il cui messaggio risiede proprio nella regale e immortale autorevolezza del blues. Composto da dodici tracce che spaziano da epoche lontane al “contemporaneo”, rappresenta senza alcun dubbio il miglior album del chitarrista di Indianola, Mississippi, dai tempi dei suoi mitici 33 giri su etichetta Bluesway nella seconda metà dei Sessanta.
Pare che T-Bone Burnett, istrionico e scafato produttore, abbia rispolverato, per la realizzazione dell’opera, quella fortunata discografia che annoverava tra le sue fila LP meravigliosi quali Blues on Top of Blues, Blues Is King, Live & Well e Lucille. Per ottenere quelle stesse sonorità Burnett e King hanno deliberatamente replicato il genere di blues band che il re della sei corde aveva al suo fianco, scegliendo per queste session Dr. John al piano, Mike Elizondo e Nathan East al basso e contrabbasso, Jim Keltner e Jay Bellerose alla batteria, Neil Larsen all’Hammond B3, oltre a una pregiata sezione fiati.
Le condizioni tipiche degli studi degli anni Cinquanta sono state riprodotte per ottenere una tangibile sensazione vintage, avvalorata dalla scelta di quei brani che hanno influenzato fortemente in quella decade il giovane “Riley”. Così, miracolosamente, a quasi sessant’anni dalla prima pubblicazione nel 1949, in One Kind Favor T-Bone libera King da stilemi e presunzioni ansiose da radio fm e corrispondenti airplay e riporta il nostro, la sua “Lucille” e il classico amplificatore Fender sul vecchio solido terreno tanto caro al Blues Boy del sud.
B.B. da parte sua suona benissimo e canta con anima e cuore (basti ascoltare l’incandescente rilettura di “Blues Before Sunrise”, Leroy Carr, 1934), come da sempre si è sforzato di fare anche dal vivo. Lo si ascolta davvero al meglio in dodici tracce organiche che svettano in momenti intensissimi quali “I Get So Weary” e “Get These Blues Off Me” del seminale T-Bone Walker o nella emozionante, strabordante versione di “Backwater Blues”.
Questo lavoro sorpassa in tal modo gran parte del repertorio di King dell’ultimo periodo e si candida come uno dei suoi migliori album, grazie alle pennellate di Gibson che fanno brillare di nuova luce classici del calibro di “How Many More Years”, dal repertorio di Howling Wolf, “Tomorrow Night” e “My Love Is Down” del vecchio idolo Lonnie Johnson, senza dimenticare la leggendaria “Sitting on Top of the World” dei Mississippi Sheiks, presenti in scaletta pure con “The World Gone Wrong”.
Sorprendono, per empatia e passione, “Waiting for Your Call” del jump blues singer Oscar McLollie (1954) e “Midnight Blues” del polistrumentista e songwriter John “Willie” Shifty, storico session man e arrangiatore nella Los Angeles dei Quaranta e Cinquanta.
One Kind Favor ha un'atmosfera noir, ma non indugia sull'oscurità, anche se il titolo è tratto da una strofa di “See That My Grave Is Kept Clean” di Blind Lemon Jefferson (1927): il brano sembra rivestire una certa importanza per l'allora ottantaduenne King, che proprio in quel periodo si sta avvicinando al tramonto della sua vita.
Tuttavia, lo stile di B.B non è mai stato malinconico: troppo generoso e schietto, sia nell’amore sia nel dolore, perennemente restio nel trasformare le canzoni, la sua arte in una meditazione sulla moralità. Quest’ultima opera in studio (il “re del blues” si spegne il 14 maggio 2015) è invece una celebrazione della vita con tutti i suoi alti e bassi, piena di crepacuore ma anche di grande gioia, esattamente ciò che la migliore musica di B.B. King è sempre stata.
