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MAKING MOVIESAL CINEMA
31/07/2020
Takeshi Kitano
Outrage
Rispetto ad altre sue opere più famose con Outrage Takeshi Kitano perde un (bel) po' della sua poesia malinconica (L'estate di Kikujiro), del suo essere fuori dagli schemi (Zatoichi) o ai limiti dell'assurdo (Takeshis'), lascia andare anche quel pizzico di epica malavitosa (Brother) che si distingueva in alcune sue opere precedenti.

Beat Takeshi asciuga, con Outrage rimangono il gusto della narrazione e la propensione a non fare sconti sulla violenza, soprattutto in determinate scene che incorniciano questa storia Yakuza di opportunismo e tradimenti. Ne esce un film meno coinvolgente rispetto a quelli sopra citati, più convenzionale pur rimanendo un prodotto più che valido, soprattutto per chi ama il gangster movie.

A Tokyo diverse famiglie si contendono la gestione criminale di redditizie attività illegali; a capo di tutta l'organizzazione c'è il Presidente (Soichiro Kitamura), un uomo ormai non più giovane ma ancora in grado di ordire intrighi ed esercitare il suo potere. Tra le famiglie che devono obbedienza al Presidente c'è quella di Ikemoto (Jun kunimura), un leader che sta portando avanti un'alleanza con Murase (Renji Ishibashi) a causa di un patto d'onore stretto in carcere. Questa alleanza però al Presidente non piace, questi intima a Ikemoto di sbarazzarsi della banda di Murase, lo stesso Ikemoto si rivolgerà al suo sottoposto Otomo (Takeshi Kitano), a capo di uno dei gruppi criminali più feroci dell'area di Tokyo, per risolvere la questione. Le cose si complicheranno sempre più con il crescere degli interessi, con l'inasprirsi delle rappresaglie e con l'aumentare della sete di potere dei vari partecipanti a questo gioco al massacro.

Outrage è una serie di manipolazioni, tradimenti, esecuzioni e vendette che ci portano dove nulla ha più valore, nemmeno quell'onore tanto caro alla tradizione giapponese, solo Otomo e pochi altri ne mantengono una parvenza seppur distorta da un contesto avulso dalla realtà di tutti i giorni che vivono le persone normali. A contrastare con le esplosioni di violenza, decisamente creative anche se non tutte originali (l'uso delle bacchette come arma d'offesa l'avevamo già visto proprio in Kitano seppur declinato in maniera diversa) c'è l'espressione granitica, quasi assente dell'invece presentissimo Otomo, Kitano ritaglia per sé la parte di un capogruppo spietato e incline alla violenza, così come lo sono anche diversi esponenti degli altri clan. È proprio la violenza che esplode a più riprese la cifra distintiva di un film che non ha tante altre frecce al suo arco. Kitano dirige con professionalità ma senza proporre soluzioni memorabili, anche la sceneggiatura fila dritta senza mai arrotolarsi su sé stessa, per gli amanti del genere Outrage resta un bel film, la gran parte degli attori è perfetta per il ruolo che ricopre, mancano le sorprese, il coinvolgimento emotivo e quel pizzico di epica scorsesiana che in film a tema spesso non guasta. Outrage è asciutto, tosto, funzionale, anche avvincente per alcuni versi, da Kitano però ci si aspetta di più.


TAGS: cinema | DarioLopez | loudd | Outrage | TakeshiKitano