Il disco d'esordio omonimo dei Palomar, pubblicato per l'etichetta indipendente Hora Records, si fa spazio nel panorama alt-rock e avant-jazz italiano con la rara delicatezza di chi sceglie di ascoltare prima di dichiarare.
Il progetto prende forma quasi per caso nel 2021 a Siena, unendo le visioni di Francesco Panconesi (sax, pianoforte, synth), Marco Pasinetti (chitarra elettrica), Davide Strangio (chitarra elettrica) e Iacopo Sichi (batteria, percussioni, pianoforte). Traendo ispirazione dall'omonimo romanzo di Italo Calvino, la band fa dell'osservazione minuta e della curiosità i propri strumenti compositivi. Più che un freddo esercizio di stile, Palomar è il frutto di lunghe sessioni di improvvisazione in cui l'intreccio tra post-rock, jazz d'avanguardia e suggestioni ambient crea un linguaggio intimo, personale e totalmente privo di briglie.
Registrato tra il 2023 e il 2024, l'album si avvale della produzione e del mixaggio del polistrumentista Marco Giudici (che contribuisce anche con il basso elettrico in "CaraCaraCara"), con le registrazioni addizionali di Niccolò Fornabaio e il mastering curato da Matt Bordin presso l'Outside Inside Studio. Il suono risultante è dinamico e avvolgente, capace di trasformare piccoli gesti sonori e voci lontane in scenari evocativi. Questo approccio artigianale si riflette parallelamente nell'estetica visiva del disco. L'artwork di Francesco Franz Longhi raffigura uno scoglio accarezzato dalle onde, dove i tratti disegnati a mano del nome della band sembrano delineare un volto che osserva placidamente il mare calmo.
Il viaggio sonoro dell'album non cerca facili picchi di distorsione, ma si sviluppa in un flusso continuo in cui l'emozione e il senso di sospensione emergono per sottrazione. Nel disco vi sono delle autentiche perle, la prima è senz'altro "CaraCaraCara": il primo singolo della band condensa l'essenza concettuale del gruppo, ruotando attorno a una ripetizione mantrica e delicata che esplora l'umanità attraverso la bellezza della cura e del rapporto con l'altro. A seguire, "Babbo cantami una canzone", anticipato dal momento di raccordo "Chi ricordo", rappresenta una profonda e toccante immersione subacquea nei ricordi d'infanzia, capace di trasmettere un forte impatto emotivo.
Affatto trascurabile anche la splendida "Sguardo da bambino", posta a chiusura del disco, che invita l'ascoltatore a un decisivo cambio di prospettiva, cercando l'unica lente capace di favorire un cambiamento reale: la meraviglia e la sincerità dell'infanzia.
Gli episodi strumentali come "Libera", "Nuotatrice" e "Seconda prima volta" confermano la forte coesione di un album che vive di costanti intersezioni tra fiati crepuscolari, chitarre dilatate e ritmiche atipiche ma mai invadenti.
Nell'affollato calderone delle nuove uscite, i Palomar consegnano uno degli esordi italiani più interessanti e delineati del 2026. È un disco che esige tempo, quiete e dedizione, premiando l'ascoltatore con un rifugio sonoro in cui, per citare il Calvino che tanto ispira il gruppo, "la lunghezza delle pause aggiunge alla frase il significato di un – ancora". Una promessa mantenuta per chi cerca nella musica uno spazio di autentica riflessione. Bellissima sorpresa, una band di prospettiva senza dubbio da tenere d'occhio.
