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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
02/01/2026
In ricordo a Perry Bamonte
Perry Bamonte, il roadie che ce l’aveva fatta
La storia di Perry Bamonte con i Cure è a suo modo una vicenda rara e oggi irripetibile nel mondo della musica.

La notizia arriva a freddo nella serata di Santo Stefano ovviamente tramite social: è morto Perry Bamonte.

Alla prima reazione di dispiacere si mescola immediatamente anche una sensazione di sconcerto improvviso: Perry era molto più giovane degli altri membri dei Cure! - ma no, non era così, solo che in quel momento ricordavo male.

Nella scarsezza e nella vaghezza di informazioni che ha sempre caratterizzato il mondo dei Cure, misterioso non solo sul lato musicale, quello che aveva anche contribuito a farmi un’idea sbagliata sull’età è che Perry Bamonte aveva una storia unica nel suo genere. Altro che Ringo Starr o altri personaggi esemplari che nelle band ricoprono ruoli da comprimario. Bamonte arrivava proprio dalle retrovie, dal mazzo di quelli che stanno dietro le quinte. Letteralmente. Perry Bamonte era il tecnico delle chitarre dei Cure.

Ho sempre nutrito una fascinazione particolare per questo tipo di roadie specializzato che intravediamo ai lati del palco. La persona che mentre il concerto procede, prende in consegna la chitarra appena sfilata dal chitarrista al termine di un brano, scompare nella zona d’ombra a lato, dove controlla e riaccorda lo strumento, per poi all’inizio del brano successivo teletrasportarsi di nuovo nelle vicinanze del chitarrista, con un’altra chitarra e la tracolla già sollevata con una mano per velocizzare l’operazione di scambio. Il gioco di sguardi e gesti tra chitarrista e tecnico è spesso per me un momento rivelatore, quello in cui decido se il chitarrista mi sta simpatico o meno.

 

Non sappiamo che tecnico fosse Bamonte. Non è nemmeno importante rimarcare come probabilmente abbia avuto un accesso facilitato a quel palco anche grazie al fratello, tour manager dei Cure all’epoca. Il punto più importante, il passaggio storico, secondo me, è che quando nel 1990 il tastierista Roger O’Donnell lascia i Cure (una prima volta…), Robert Smith, anziché organizzare audizioni o scegliere un nome già affermato, fa alzare dalla panchina il suo tecnico delle chitarre Perry Bamonte, e lo lancia in prima linea come membro effettivo. Ed ecco perché ero rimasto con l’idea che fosse lievemente più giovane degli altri membri, mentre invece era grossomodo coetaneo. Il punto è che mentre la gavetta sul palco è stata sicuramente fatta da molti personaggi come primo passo in una carriera musicale arrivata magari anche a livelli alti, difficilmente si può ritrovare un tale precedente con il passaggio da tecnico di backstage direttamente a titolare nella line-up di una band già affermata da anni a livello mondiale.

I Cure diventano così da quel momento un quintetto con ben tre chitarristi e pubblicano dopo poco Wish, un disco molto importante per chi scrive a livello personale, diverso dal predecessore Disintegration, (quest’ultimo quasi unanimemente ritenuto il migliore della loro discografia), ma che conferma l’altissimo livello raggiunto all’epoca, anche usando modalità espressive diverse. Un rinnovamento di sound al quale probabilmente Bamonte non è estraneo. Oltre a questo disco, consiglio anche l’ascolto o il riascolto di Show e Paris, i due live tratti dal successivo tour e nel quale la nuova formula con Bamonte trova la sua espressione ottimale.

La discografia dei Cure si allunga poi con gli episodi successivi, dove si cerca di battere ulteriori nuove strade. Intento meritorio, anche se non completamente riuscito. Bamonte, diventa addirittura lead guitarist, dopo l’abbandono di Porl Thompson, e rimane a bordo fino al 2004, accompagnando la parte obiettivamente meno brillante della ormai sterminata produzione del gruppo.

 

Quando mi è capitato di vedere i Cure dal vivo, pur nel tourbillon dei vari cambi di line-up, mi è successo di vederli sempre quando lui era sul palco, riconoscibilissimo nella sua postura. Per chi sa quale meraviglia possa rappresentare un concerto dei Cure (tre ore e passa, i brani che ami difficilmente rimangono fuori), non posso che essere grato per la musica e le emozioni che Perry ha saputo regalare insieme agli altri, sui dischi e in quei concerti.

Quanto poi fosse ritenuto importante nella chimica dei Cure, lo testimonia il fatto che a distanza di anni dallo sbrigativo rilascio del 2005, Bamonte fu richiamato a bordo anni dopo per la serie di concerti che supportarono il ritorno del gruppo dal vivo a supporto di Songs of a Lost World.

Da gregario dietro le quinte a protagonista, Perry rimane una figura d’ispirazione per tutti noi.