Cerca

logo
REVIEWSLE RECENSIONI
Senza Fiato
BIRTHH
2026  (Carosello Records )
HIP HOP / URBAN ITALIANA BLACK/SOUL/R'N'B/FUNK POP
7/10
all REVIEWS
05/05/2026
BIRTHH
Senza Fiato
Senza fiato è un a sorta di diario in cui Birthh racconta questi ultimi anni di vita a New York, tra ritmi frenetici e tentativi continui di trovare la propria dimensione ideale. Canzoni in bilico tra Hip Hop e Rnb, una produzione volutamente scarna e la suggestiva scelta di iniziare a cantare in italiano.

Faccio ammenda col dire che era da un po' di tempo che non seguivo la carriera di Alice Bisi, in arte Birthh. Me ne ero occupato quando era ancora agli esordi, parlando dei primissimi singoli e recensendo alcuni live. Più o meno a ridosso del Covid l'ho persa di vista (colpa mia, certamente, ma la quantità di artisti presenti sul mercato in questi ultimi anni è oramai divenuta ingestibile), così che è stata una mezza sorpresa ritrovarla così mutata stilisticamente.

Per la verità, adesso che rimetto ordine nei pensieri, già l’ascolto di Moonlanded, che era uscito nel 2023 e che avevo sentito distrattamente, aveva rivelato una qualche metamorfosi, ma con questo suo quarto capitolo è divenuto acclarato come il delicato bedroom Pop in odore di Daughter che ammantava l'esordio Born in the Woods sia oramai un definitivo ricordo. Da un certo punto di vista è un peccato, perché ricordo che quello che mi aveva fatto apprezzare l'artista toscana era proprio questa sua capacità di portare nel nostro paese sonorità che all'epoca era comune ascoltare quasi solamente in contesto internazionale. E anche vero, tuttavia, che l'evoluzione costante dovrebbe essere messa in conto per qualunque artista che si rispetti, per cui va bene così. 

 

Se consideriamo Moonlanded l'album in cui le influenze Urban sono entrate più prepotentemente nella proposta di Alice, Senza fiato ne rappresenta tuttavia un innegabile upgrade, anche se dall'esterno il fattore di novità che risalta maggiormente è la scelta del cantato in italiano. Non me ne voglia l'autrice, ma trovo che tale mossa abbia avuto come conseguenza quella di amalgamarla eccessivamente all'interno di un filone del nostro Pop che negli ultimi tempi sta andando per la maggiore, questo senza nulla togliere all'ottimo lavoro di produzione di Chef P, assieme alla stessa Birthh e a delle canzoni che, in generale, appaiono ben scritte. 

Molto interessante, semmai, il fatto che la decisione di ricorrere alla lingua madre sia nata in un periodo in cui si fa sempre più saldo il legame con New York, città nella quale l'artista vive dal 2020, divenuta casa dopo un periodo di tempo in cui, causa pandemia, vi era rimasta bloccata suo malgrado. 

 

Registrato ancora una volta al Moonlanded, lo studio che ha messo in piedi a Brooklyn (il titolo del suo terzo album veniva evidentemente da lì), Senza fiato funziona quasi come un diario di questi ultimi anni, tra ritmi frenetici e tentativi continui di trovare la propria dimensione ideale. È un disco di luoghi e di persone, ma soprattutto di io interiore, con Alice che nei testi si racconta in modo sincero, utilizzando spesso un lessico da strada che a tratti può apparire scontato, ma che si sposa perfettamente col contesto del vestito musicale dell’album. 

Un album composto per larghi tratti da canzoni in bilico tra Hip Hop ed Rnb, con una produzione volutamente scarna, con la chitarra acustica spesso presente a tenere su l'ossatura del pezzo, ed un lavoro di beat ed elettronica mai troppo invasivo, sempre a servizio della melodia. Contrasto piacevole tra strofe dove prevale il flow e ritornelli che spezzano il ritmo ed introducono notevoli aperture melodiche: l'iniziale “Jumanji” è un esempio da manuale di questo tipo di soluzione ed apre il disco su una nota di solarità, con tutte le carte in regola per diventare una hit. Sulla stessa falsariga si muovono “Little Rat”, “Terminal”, che concede molto di più alle svisate strumentali (un bel finale tra piano elettrico ed improvvisazioni vocali) e “Bene (da sola)”, che alza il ritmo e si pone come uno degli episodi più ballabili, con un più di un richiamo al songwriting di Frah Quintale. 

 

L'insieme è però più vario di quanto ci si aspetterebbe dalle battute iniziali: “Truman” ripropone l'influenza della Black Music ma declinata nella forma di una ballata piano e voce molto intima e vagamente notturna; “Il sogno” è anch'essa una ballata ma più fragile e sussurrata, l'acustica che si aggiunge al piano ed un senso generale di vulnerabilità che ci riporta per certi versi alle sue primissime cose. 

All'opposto, “Total Black” è forse la traccia più prodotta, ispirata a sonorità Dance ma con un ritornello che ancora una volta apre alla melodia; sorprendente è poi “Canyon”, Power Pop veloce e trascinante, mentre “Senza fiato” chiude la scaletta con una reminiscenza della grande tradizione italiana, brano cantautorale a tutti gli effetti, con un tocco di orchestrazione che rimane sempre molto discreto. 

 

Non faccio mistero del fatto che la preferissi agli esordi, ma è innegabile che con Senza fiato Birthh abbia trovato la sua dimensione ideale. Un disco forse un po' troppo standardizzato, ma le canzoni rivelano tutto il talento di un'autrice che meriterebbe senza dubbio di essere più conosciuta. Direi che questa potrebbe essere l'occasione giusta per farlo.