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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
26/10/2026
Live Report
Shoegaza Vol.3, 23/10/2026, Arci Bellezza, Milano
L'Arci Bellezza realizza la terza edizione di ShoeGaza, un evento musicale di beneficenza, finalizzato a volgere l’attenzione alla situazione drammatica a Gaza e a fornire un sostegno sia economico sia morale alla causa palestinese. Sul palco In Her Eye, Leaving Venice, Yumeia & Tre Flip e Klimt 1918. In coda al report, le foto della serata.

Venerdì 23 ottobre al Circolo ARCI Bellezza di Milano ha avuto luogo la terza edizione di “ShoeGaza”, un evento musicale di beneficenza, finalizzato a volgere l’attenzione alla situazione drammatica a Gaza e a fornire un sostegno sia economico sia morale alla causa palestinese.

Fra le denominazioni “shoegaze”, che designa un sottogenere da poco rivitalizzato dalla scena musicale internazionale, e la denominazione “ShoeGaza”, c’è appena una vocale di differenza, quella finale, ma c’è anche molto in comune: Rolling Stone Italia, infatti, parlando del recente “revival” di un genere dapprima affermatosi fra gli anni Ottanta e Novanta come lo Shoegaze, afferma che “c’è qualcosa in questo fragore elettrico che ti scuote fin dentro le ossa e colpisce i recessi più bui dell’anima”.

In occasione dello “ShoeGaza” di ieri, nello specifico, il “qualcosa” che ha colpito tutti i presenti alla serata non era altro che la volontà di non rimanere indifferenti di fronte al consumarsi di quello che ormai appare chiaramente come un dramma umano dai confini geografici ben più allargati di Gaza stessa. Durante la serata gli ideatori e organizzatori dell’evento, Valentina Zona e Davide de Polo, si sono espressi ancora più efficacemente a questo proposito: hanno sottolineato il fatto che la musica non possa dirsi mai autenticamente neutrale, dal momento che gli esseri umani per primi non possono essere tali. Hanno anche ringraziato i presenti di non essere stati, per l’appunto, neutrali e, di conseguenza, di aver dato un contributo significativo a una serata divenuta presto soldout. Acquistare il biglietto dell’evento permetteva, infatti, di contribuire alle attività che l’organizzazione internazionale “Medici senza frontiere” svolge nei principali scenari di guerra al mondo, a partire da Gaza.

 

Come hanno sottolineato anche i membri dei Klimt 1918, l’ultimo gruppo a essersi esibito sul piccolo palco della Palestra Visconti del Circolo, noi, in qualità di pubblico, eravamo tenuti a farci un applauso, perché “questo è l’ennesimo sold out dell’evento “ShoeGaza”. Ahimè…In questo “ennesimo” sono racchiuse sensazioni che un po’ “lottano” fra di loro: da una parte, è innegabile la soddisfazione per la larga partecipazione all’evento, che ha permesso di rompere il silenzio progressivamente calato sulla situazione di Gaza; dall’altra parte, però, non manca l’amarezza per il fatto che si sia resa necessaria addirittura una terza edizione del medesimo (che ha avuto luogo dapprima a settembre e poi, di nuovo, a dicembre 2025).

Il genere Shoegaze, derivante dalla combinazione di elementi come lo spirito introspettivo tipico del post punk e l’ampia distorsione della strumentazione, è familiarmente definito “punk per gente introversa”, ma non necessariamente priva di consapevolezza. Anzi, ieri sera consapevolezza e solidarietà si sono fuse con efficacia con sonorità sognanti e distorsioni ipnotiche e dilatate.  

Al principio della serata, ha preso brevemente la parola la Presidente di ARCI Bellezza Marina Ornella Rigoni, la quale ha dichiarato che la “mission” fondamentale del Circolo è quella di “portare luce” attraverso un’offerta culturale diversificata e attenta all’attualità. La musica diviene, quindi, un forte aggregante, che unisce nel prendere dichiaratamente posizione contro la violenza che imperversa a Gaza.

 

La suddetta “luce” si è declinata nel susseguirsi sul palco di alcune delle band più influenti della scena Shoegaze italiana: innanzitutto, l’evento è stato aperto dalla formazione degli In Her Eye, che proprio quest’anno hanno “rispolverato” gli strumenti dopo alcuni anni di inattività (grosso modo a partire dal 2018) e si preparano all’imminente uscita del nuovo album Death in a morning show. Prima di oggi, hanno pubblicato altri due album, fra i quali quello ritenuto abitualmente più significativo è Change (2018). Nello spazio destinato loro, di cinque o sei brani, hanno sia ripercorso alcune delle tappe fondamentali della loro attività (che nel 2027 compirà la bellezza di vent’anni dalla genesi del gruppo), con brani come “Closer To Me” o “As In A Dream”, sia promosso direttamente dal palco i singoli di più recente uscita (“Something Wrong” ed “Emma”).

A loro sono succeduti i Leaving Venice, una giovane ma promettente, formazione piacentina, attiva dal 2024. Hanno recentemente pubblicato l’album di debutto, Price of Caring, da cui è stata tratta la quasi totalità della loro scaletta (da “Zebra” a “Mind C”). Hanno sfruttato anche l’occasione per suonare per la prima volta dal vivo un brano di recente stesura, che avremo di certo l’occasione di ascoltare in modo più approfondito prossimamente. L’atmosfera creata dalla loro musica era eterea e suffusa, combinata alla perfezione alle luci piuttosto tenui, come se ci si fosse appena immersi in un mondo “altro”, fatto di suoni evocativi e voce vellutata.

 

A seguire, il “turno” di una formazione, per così dire, allargata, derivante dalla combinazione di due realtà musicali all’origine separate: Yumeia & Tre Flip, che nascono dalla sintonia fra la voce di Yumeia e l’accompagnamento musicale di batteria, chitarra e basso dei Tre Flip. Grazie alla loro scaletta, per quanto breve, il pubblico ha potuto ascoltare da vicino alcuni dei brani più significativi dell’album lume, pubblicato proprio nel 2026. La formazione si presentava non troppo dissimile dalla precedente: una giovane cantante alla chitarra, affiancata da musicisti che davano struttura ai brani, dilatandoli con i propri strumenti e dando spessore sonoro al testo (qui in italiano, diversamente dal gruppo precedente). La cantante ha colto l’occasione per fare una piccola riflessione sulle recenti violenze verificatesi durante le manifestazioni a Milano e ha fatto risuonare una domanda dolorosa: “Perché delle vetrine rotte creano più scalpore di un popolo oppresso?”.

La serata si è conclusa con l’esibizione dei Klimt 1918, nati a Roma nel 1999 dai fratelli Marco e Paolo Soellner. Dopo quattro album, il loro percorso prosegue con Àmor, pubblicato nel 2026. Il gruppo ha deciso di chiudere definitivamente lo show con la lettura di una poesia di Refaat Alareer (deceduto nelle violenze di Gaza nel 2023). I versi conclusivi del componimento sono i seguenti: “Se devo morire/lascia che porti speranza/lascia che sia una storia” e suggeriscono quanto sia di fondamentale importanza che l’aiuto prestato a Gaza si svolga sotto il segno sia dell’intervento concreto sia della testimonianza, necessaria affinché nessuna forma di violenza passi sotto silenzio. Tutti i musicisti che si sono susseguiti sul palco si sono esposti e si sono espressi apertamente contro le ingiustizie, facendo diventare anche la musica uno strumento di resistenza. C’era, dunque, un solo modo di chiudere la serata e, di conseguenza, questo articolo: accorati “saluti a Ed Sheeran”.

 

 

Le fotografie della serata, a cura di Emanuele Esposito

 

In Her Eye

Leaving Venice

Yumeia & Tre Flip

Klimt 1918

Se vuoi ripostare queste fotografie di Emanuele Esposito, tagga @emaxfotografia