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REVIEWSLE RECENSIONI
SI! BOOM! VOILÀ!
SI! BOOM! VOILÀ!
2026  (Woodworm)
EXPERIMENTAL/AVANT-GARDE ALTERNATIVE ITALIANA
7/10
all REVIEWS
04/02/2026
SI! BOOM! VOILÀ!
SI! BOOM! VOILÀ!
Il malessere del tempo presente eplode nel progetto SI! Boom! Voilà!, annunciato fin dalla copertina coloratissima e inquietante. Il viaggio in compagnia di questa nuova ensemble della scena nostrana promette di non essere rassicurante.

Un’affermazione col punto esclamativo, un’esplosione e un gioco di prestigio. L’annuncio di questo progetto col nome a metà tra Marinetti e la slapstick ha fin da subito incuriosito molti.

Oltre al bizzarro moniker, non meno curiosità ha destato la lista dei nomi coinvolti: Roberta Sammarelli, reduce dal fresco annuncio della sua uscita dai Verdena (decisione maturata due anni prima e comunicata alla fine del 2025 con doppia giustificazione per il ritardo: “non siamo mai stati bravi con le parole” aveva scritto la bassista; “forse ci serviva un po’ di tempo per metabolizzare… sapete com’è…” avevano aggiunto i fratelli Ferrari); Giulio Ragno Favero, bassista nel Teatro degli Orrori ora in pausa e qui in veste di chitarrista; Davide Lasala, chitarrista e produttore dal ricco curriculum; e Giulia Formica, batterista in molti progetti, ma ultimamente stretta collaboratrice dei Baustelle (anche loro in pausa).  

L’embrione del progetto risale ai tempi del lockdown, durante il quale è iniziata la parte musicale del disco. Di prova in prova, di formazione in formazione, l’ensemble è arrivata a scegliere poi alla voce Michelangelo Mercuri, meglio noto come N.A.I.P. artista di ardua catalogazione, come sa chi lo ha seguito agli inizi su X-Factor. È stato con la voce e i testi di Mercuri che il disco ha trovato quindi la sua fisionomia finale.

 

Quando un musicista (in questo caso, un gruppo di musicisti) si lancia in un progetto collaterale, il divertimento e la sfida per l’ascoltatore sta anche nel cercare affinità e divergenze rispetto al progetto principale. Vista la variegata composizione della band, ci siamo quindi avvicinati all’ascolto di questo disco attratti anche da questo gioco che si sviluppa su diversi livelli.

La partenza è con la stralunata “Vivere così così”, che sembra inizialmente un viaggio nel Belapese narrato dallo sbilenco istrionismo di Mercuri, ma che poi esplode in un ritornello che cancella e azzerra tutte le apparenti sensazioni ironiche inziali, fin quasi a sfociare nella disperazione.

Il suono si fa tosto e le chitarre ruggiscono sorrette da solenni tastiere per “Santi numeri”, un’invettiva contro la dittatura, appunto, dei numeri, intesi come misurazione del successo in termini puramente quantitativi. Le liriche parlano del mondo della musica, ma l’allegoria può essere allargata ai nostri ambiti del quotidiano, del lavoro, del vivere insieme, quello che riguarda tutti noi.

“Pinocchio”, il brano scelto come singolo, si muove attraverso cambi di ritmi e giochi di atmosfere che si inseguono sulle riflessioni di un io “solo al mondo”.

 

Un uragano di batteria e suoni distorti annuncia l’arrivo di “Voilà”, che all’interno di una giocosa citazione di Lucio Dalla racchiude il brano più schiettamente politico del disco. Le inquietudini e gli orrori del tempo presente vengono debunkate facendole apparire come un riuscito gioco di prestigio: erano sempre lì, non se ne erano mai andati. Solo che come in un trucco riuscito stavamo guardando dall’altra parte o il prestigiatore è stato bravo a nasconderceli sotto il naso.

Il disco continua spaziando verso altri versanti espressivi, come nella ballata “Lavori in corso”, giustapposta a “Mentre succhiamo”, dove il ritmo varia continuamente all’interno del brano con momenti lenti ed esplosioni continue, fino alla conflagrazione della cavalcata di “Gogna ragazzo gogna”, dove il celebre incoraggiamento di Vecchioni viene distorto e ritorto contro, nel trattamento ormai sinistramente consueto che si può subire in epoca di social.

Nelle parti musicali rinveniamo complessivamente un sound fresco e in qualche modo riferibile all’indie-rock italiano, frutto del vissuto dei vari componenti. Mercuri aggiunge l’elemento imprevedbile, attingendo nei testi all’immaginario collettivo nostrano, con la sua voce che oscilla tra declamazione e canto e si fa inquietudine, tremore e spesso ossessione, in questo riflettendo il malessere del tempo presente.

 

Nella seconda metà del lavoro arrivano “Un pezzo degli Swans”, febbricitante riflessione sull’autorefenzialità del mondo musicale con un paio di graffi politici, mentre la critica sui disvalori del mercato viene affidata a “Saldi di fine tutto”, con tanto di delirante intermezzo con urla da mercato che finiscono in uno strozzato singulto avvolto dal vocoder.

A chiudere, l’amaro pezzo “Dio come ti odio” che stravolge Modugno e forse osa anche oltre, e “Da zero”, il primo pezzo sfornato dal progetto e che riporta ancora la voce inizialmente incisa da Roberta Sammarelli.

SI! Boom! VoilàI porta i segni di un lavoro fatto in libertà, senza l’ansia di voler piacere per forza, e per via di questo forse imperfetto, ma sincero. I membri di questo progetto danno l’impressione di trovarsi molto bene insieme e sembrano divertirsi. L’idea è che dal vivo possano colorare ancora meglio queste canzoni e quindi siamo curiosi di vederli all’opera sul palco, per capire se quest’opera potrà dirci ancora di più sull’inquietudine del tempo presente.