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REVIEWSLE RECENSIONI
Sister
Puss N Boots
2020  (Blue Note Records)
AMERICANA ROCK SINGER SONGWRITER
7/10
all REVIEWS
13/06/2020
Puss N Boots
Sister
Il ritorno di Norah Jones, Sasha Dobson e Catherine Popper con un disco di ballate elettroacustiche, tra brani originali e cover

A sei di distanza No Fools, No Fun, le Puss N Boots, trio newyorkese tutto al femminile capitanato da Norah Jones (le altre due sono Sasha Dobson, cantante jazz californiana, qui alle prese con la batteria, e Catherine Popper, bassista che ha lavorato con Ryan Adams & The Cardinals, Grace Potter, Jesse Malin, etc.) tornano con un nuovo full lenght intitolato Sister (nel 2019 avevano però pubblicato un Ep).

Nonostante ognuna delle tre ragazze abbia un’intensa carriera solista e, nello specifico, a parte la Popper, si cimenti al di fuori del consueto ambito di competenza (la Jones è soprattutto una pianista e qui, invece, suona chitarra elettrica e, in un caso, la batteria), questo progetto, alla resa dei conti, risulta ben lontano da un evento estemporaneo. Anzi, nonostante la Jones e la Dobson non eccellano nelle parti strumentali, Sister possiede un’incredibile coesione, e l’approccio essenziale, spesso scarno, non toglie respiro alla raffinatezza e alla stratificazione delle armonie. Insomma, siamo di fronte a un lavoro che suona al contempo pensato e spontaneo, un equilibrio, questo, che dona fascinazione alle quattordici canzoni in scaletta (le ultime due, Joey e The Grass is Blue presenti solo nell’edizione in cd).

Come il suo predecessore, il sophomore mantiene intatta la formula di alternare, a brani originali scritti per l’occasione, cover di canzoni altrui, alcune famose, altre decisamente meno.

Un suono coeso, si diceva, in equilibrio fra elettrico (soprattutto) e acustico, arrangiamenti essenziali dal taglio quasi lo-fi, strumentazione scarna (basso, batteria, chitarra e poco altro), per un filotto di brani che oscilla tra il country (Lucky e The Razor Song, scritte entrambe dalla Popper), l’indie pop (la lenta, quasi narcolettica, The Great Romancer), il rock (la cadenzata Nothing You Can Do, con quel riff di chitarra che sembra rubato dal songbook di Neil Young) e reminiscenze anni ’60 (la title track).

Il meglio, però, le tre “sorelle” lo danno quando reinterpretano brani altrui: la rilettura davvero emozionante di Angel Dream di Tom Petty (da Songs And Music From She’s The One), con un’intensa Norah Jones alla voce, il recupero di It’s a Wonderful Lie da Suicane Gratifaction di Paul Westerberg, sublime melodia pop resa splendidamente in questa versione elettrica con la Popper al canto, e The Grass Is Blue, brano poco noto dell’icona country Dolly Parton, proposta attraverso un’esecuzione da brivido, una ruvida chitarra elettrica ammorbidita dal velluto delle tre voci.  

Una scaletta volta prevalentemente alla ballata, in cui forse manca la canzone (originale) da ko, ma che mantiene un alto livello di suggestione grazie all’affiatamento e l’intesa che lega queste tre artiste. Le quali, a dispetto di un progetto dilatato nel tempo, sembrano suonare insieme da una vita.


TAGS: americana | loudd | norahjones | pussNboots | recensione | review | rock | singersongwriter | sister