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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
01/12/2025
Slash
Slash
Intitolato semplicemente con il suo nome e pubblicato nel 2010, Slash rappresenta il disco della rinascita per il leggendario chitarrista dei Guns N’ Roses. Rock and roll come si deve, con una valanga di ospiti: riscopriamolo, grazie a Re-Loudd.

Slash, creatore di alcuni fra i momenti memorabili del rock recente, ha contribuito a innalzare ad altissimi livelli l’arte della musica, con sacrificio, passione e tanta trasgressione.

Con i Guns N’ Roses, tra metà anni Ottanta e inizio Novanta, il musicista anglo-americano ha restituito dignità al metal, in un’epoca in cui le chitarre pesanti erano considerate una sottospecie. Ha proseguito poi il suo percorso unico e speciale, con la rara e preziosa capacità empatica di trasferire le emozioni che si provano affrontando l’esistenza nelle magiche note emesse dal suo strumento, tra gioia e furore, delirio e speranza.

Il supergruppo Slash’s Snakepit, i Velvet Revolver, la carriera solista e la collaborazione con Myles Kennedy and the Conspirators sono l’emblema della sua forza e potenza, sempre guidato dalle mitiche Gibson Les Paul, il marchio di chitarra che più ha caratterizzato il suo sound e songwriting.

E a tal proposito, se mai ci fossero stati dubbi sul suo talento compositivo, l’omonimo album del 2010 li cancella in un attimo: oltre a essere un fantastico chitarrista sanguigno, l’uomo con la tuba e l’allora perenne sigaretta tra le labbra è anche un autore di gran qualità. Lo dimostrerà pure nei dischi a venire, ma quest’opera è assai rappresentativa del nuovo corso dell’artista.

 

Quattordici canzoni ricche di spunti, senza alcun riempitivo, a partire da momenti davvero esaltanti quali Promise”, calda soul ballad con al canto l’indimenticabile Chris Cornell, e “By the Sword”, un brano dalle tinte zeppelliniane attualizzato dalle magnifiche corde vocali di Andrew Stockdale dei Wolfmother.

Uscire dalla comfort zone, evitare il compitino di mischiare tutte le esperienze, dalle prime ispirazioni blues, al rock dannato dei Guns, fino al tocco disperato dei Velvet Revolver, non è cosa da poco, ma è dimostrazione di avere gli attributi. “Saint Is a Sinner Too” ne incarna un esempio, sorta di country in stile Robert Plant/Alison Krauss creato con Rocco De Luca, tanto quanto la sorprendente “Gotten”, pezzo scritto assieme a Adam Levine con assolo in bilico tra rose e pistole.

Slash piace anche quando vuole fare troppo la sua parte, come nel classic hard rock di “Crucify the Dead”, con il re dei re del genere Ozzy Osbourne (quanto ci manca!) o con l’altrettanto compianto Lemmy dei Motorhead nella tesissima “Doctor Alibi”, divenuta nel tempo un’imperdibile chicca dal vivo. Un altro highlight è sicuramente la sbandata metal “Nothing to Say”, fino all’ammaliante, inaspettata, supersexy “Beautiful Dangerous”, costruita con la partnership di Fergie dei Black Eyed Peas.

Questo lavoro dalle mille sfaccettature è anche il lamento sudista di “I Hold On” (al microfono c’è nientepopodimeno di Kid Rock), il rigurgito heavy di “Nothing to Say” (special guest M.Shadows degli Avenged Sevenfold) e il rock and roll ultrasarcastico di “We’re All Gonna Die”, biascicato divinamente dal mitico Iggy Pop.

 

“Oh Starlight, don't you cry we gonna make it right before tomorrow
Oh Starlight, don't you cry we're gonna find a place where we belong (where we belong)
And so you know, you'll never shine alone
Starlight we'll find a place where we belong”

("Starlight")

 

Sicuramente una vetta dell’album è rappresentata da “Starlight”, con la partecipazione dell’irrefrenabile e in futuro inseparabile Myles Kennedy, che parte come se stesse provando su una divagazione dei Rolling Stones e poi diventa un fiume in piena carico di pathos e calore post grunge.

“Back from Cali” risulta un altro instant classic, con ancora la collaborazione di Kennedy, mentre l’intrigante opener “Ghost”, grazie a un incontenibile Ian Astbury dei mitici Cult, e la frustata elettrica di “Watch This”, insieme alla grande accoppiata Dave Grohl/Duff McKagan, sono un’ulteriore botta di adrenalina, uno slancio che attualizza il passato regalando classe e modernità al power metal, a suon di riff, wah-wah e schitarrate violente.

 

Energia allo stato puro, eclettismo senza limite di generi (pur mantenendo saldo il timone in direzione hard rock) e sapienza stilistica macinati nel corso di una multiforme carriera si riflettono in quattordici brani fortemente incisivi: e pensare che son già passati quindici anni. Ma la grande musica, come il buon vino, acquisisce nuovi sapori invecchiando, senza mai perdere tonalità e colori. Da riassaporare in queste pallide giornate autunnali assieme a un bel bicchiere per ritemprarsi e riscaldarsi.