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Soft Control
The Afghan Whigs
2026  (Royal Cream, BMG)
2026 NEWS ROCK SOUL/R&B/FUNK/BLACK
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21/08/2026
The Afghan Whigs
Soft Control
The Afghan Whigs pubblicano il loro nuovo album, Soft Control, il 21/08 per Royal Cream/BMG, via Kinda. L’album coglie la capacità unica degli Afghan Whigs di fondere chitarre incisive e penetranti con rifrazioni cubiste di soul e R&B.
di La Redazione

Fin dalla loro nascita a Cincinnati, nell’Ohio, nel 1986, gli Afghan Whigs non hanno mai seguito le regole convenzionali. Sullo sfondo caratterizzato dal plaid e dal grunge della prima metà degli anni ’90, i Whigs si distinguevano dai loro contemporanei per il fatto di vestirsi in giacca e cravatta e di essere molto più propensi a lasciarsi trasportare dal groove di Marvin Gaye piuttosto che a riproporre un riff dei Black Sabbath.

Dopo essersi sciolti nel 2001, la band si è successivamente riunita per un tour di reunion del 2012 che ha riscosso un enorme successo, portandoli a essere headliner dei principali festival in tutto il mondo e a fare il tutto esaurito in prestigiose sale negli Stati Uniti, in Europa e nell’emisfero meridionale. Da allora, non solo hanno arricchito il loro patrimonio di tour, ma hanno anche pubblicato tre album acclamati dalla critica nel XXI secolo: Do to the Beast (2014), In Spades (2017) e How Do You Burn? (2022).

 

Il nuovo album degli Afghan Whigs, Soft Control, è la conferma di quella vecchia citazione di David Bowie, in cui descrive l’invecchiamento come «un processo straordinario in cui diventi la persona che avresti sempre dovuto essere». Ormai, gli anni turbolenti della giovinezza del leader della band, Greg Dulli, hanno lasciato il posto a un satori ironico e consapevole. Il carattere spigoloso e il temperamento sensibile sono rimasti, ma gli inferni sfrenati dell’ego e della rabbia non minacciano più l’autodistruzione personale. E la voce di Dulli è allo stesso tempo la più potente e la più delicata che sia mai stata.

«Ho lavorato duramente sulla mia pace interiore», ha commentato Dulli. «Ero un giovane arrabbiato, e quella rabbia alimentava la mia arte, la mia ambizione e la mia grinta. Non cambierei nulla perché non posso. Ma quando mi sono avvicinato alla fotografia e ad altre forme d’arte, ho capito che non sono in competizione con nessuno – me stesso compreso. Ora so cosa sto facendo e provo una tranquilla sicurezza che deriva dal poterlo dimostrare».

 

Soft Control è stato registrato al Fireside Sound di Joshua Tree, ai Marigny Studios di New Orleans, al Gold Diggers Sound di East Hollywood e al Sycamore di Cincinnati. La band ha registrato 22 brani per l’album, scartandone diversi tra i preferiti perché non si adattavano perfettamente alla rigorosa scaletta di 37 minuti. All’album partecipano come ospiti l’ex batterista degli Afghan Whigs Patrick Keeler, la cantante e violista Petra Haden, Bo Koster (My Morning Jacket) e molti altri.

L’album coglie la capacità unica degli Afghan Whigs di fondere chitarre incisive e penetranti con rifrazioni cubiste di soul e R&B. Ci si aspetta brani di grande impatto dagli Afghan Whigs, e di certo non mancano. Eppure c’è una riconciliazione tra volume assordante e riflessioni cupe, tra il vivere la vita con gioia e determinazione, tenendo d’occhio l’orologio e rimanendo consapevoli dell’assurdità. Il decimo album degli Afghan Whigs è un’aggiunta eccellente a una discografia singolare: un invito a doppio senso ad abbracciare la luce e ad accogliere l’oscurità.

Il singolo “Duvateen”, pubblicato da Royal Cream/BMG, è un inno caratterizzato dal pianoforte che mostra i Whigs al massimo della loro energia. Il titolo del brano è un riferimento al materiale che manipola effettivamente la luce, che qui funge da simbolo della mortalità, l’abisso oscuro che fa da cornice allo sfondo delle nostre vite.

«Quando ho finito ‘Duvateen’ mi è sembrato che la mia vita mi scorresse davanti agli occhi», dice Dulli. «I riferimenti all’insegnante che mi rincorreva lungo il corridoio mi hanno ricordato la mia infanzia. Scavare una buca era un’ovvia allusione a una tomba. Mi trovo a un punto di svolta nella vita in cui posso guardarmi indietro e vedere chiaramente la foresta della mia giovinezza, ma riesco anche a intravedere il sentiero che porta dall’altra parte. E questo influenzerà ciò che farò per il resto dei miei giorni».

 

 

Tracklist

Jungle Roux
House of I
Duvateen
My Lover
The Deepest Part of the Darkest Shadow
Mariah Luster
Memphis, Texas
77
Loose Talk
A Simulation