Il quintetto danese Lowly è diventato una delle band più originali e coinvolgenti dal punto di vista emotivo della scena alternative contemporanea. Unendo dream-pop, texture elettroniche, sperimentazione art-rock e luminose doppie voci, la loro musica appare allo stesso tempo intima e ultraterrena, in continua trasformazione, ma sempre inconfondibilmente propria. Poche band riescono a bilanciare fragilità e ambizione con la stessa eleganza, creando canzoni immersive, innovative e profondamente umane.
Il loro album di debutto del 2017, Heba, li ha presentati come innovatori senza paura, combinando atmosfere scintillanti con temi come sradicamento, tenerezza e connessione.
Nel 2019 è seguito Hifalutin, che ha ampliato ulteriormente la loro tavolozza sonora, portandola verso territori ancora più avventurosi e cinematografici, ricchi di una bellezza inquieta e di dettagli emotivi.
Con Keep Up the Good Work del 2023, la band si è evoluta ancora una volta, realizzando un album più caldo e riflessivo, plasmato da temi come amicizia, perdita e resilienza; una nuova conferma del fatto che i Lowly continuano a crescere senza mai suonare come nessun altro.
Dopo il precedente album, Keep Up the Good Work, Nanna Schannong (voce), Soffie Viemose (voce), Kasper Staub (sintetizzatori), Thomas Lund (basso) e Steffen Lundtoft (batteria) hanno voluto riallacciarsi al processo creativo che li aveva uniti quando si sono formati più di dieci anni fa: entrare in una stanza insieme, imbracciare i propri strumenti e sviluppare le idee lasciandosi guidare esclusivamente dal proprio talento e dalla stima reciproca. Il risultato è un album di profonda intensità emotiva, che esplora temi come genitorialità, famiglia, amore e perdita, ampliando al contempo il sound dream-pop che ha reso le loro precedenti pubblicazioni così apprezzate in tutta Europa.
Attraverso 10 tracce ampie e articolate, la band racconta una storia della vita contemporanea, intrecciando esperienze legate alla crescita dei figli, alla ricerca di un senso di unione e al coraggio necessario per affrontare un mondo sempre più instabile.
“Quando il mondo sta diventando così folle, il coraggio è più importante che mai”, afferma Steffen. “Forse è per questo che stiamo canalizzando queste sensazioni proprio in questo album, perché questo è il momento più folle delle nostre vite. Abbiamo parlato molto di cosa vogliamo fare, del perché vogliamo essere una band in queste circostanze. E se dobbiamo essere una band, allora dobbiamo farlo in un modo davvero, davvero attento e sostenibile. Dobbiamo assumerci la responsabilità del processo ed essere anche abbastanza coraggiosi da pubblicare un album che non sia eccessivamente prodotto”.
Per la prima volta nella loro carriera, i Lowly hanno deciso di autoprodurre l’album, una scelta che li ha avvicinati ancora di più alla piena realizzazione della propria visione artistica.
“Nel nostro ultimo album abbiamo lavorato con il nostro produttore, Anders Boll”, racconta Soffie. “Lui era il punto di riferimento e lavoravamo con lui a turno. Per gran parte della produzione, i membri della band non erano in studio contemporaneamente. Sono contenta dell’album, ma a volte è stata un’esperienza un po’ distaccata. Questa volta volevamo davvero stare tutti nella stessa stanza e suonare la musica. Abbiamo affittato una casa e registrato alcune canzoni, e abbiamo anche registrato nello studio di Aarhus, quindi l’esperienza è stata incentrata soprattutto sullo stare insieme: questo ha significato meno interventi sul suono, ma molta più interazione umana”.
Tra tutte le loro pubblicazioni, Softy è quella che più di ogni altra sembra rappresentare i Lowly. Non soltanto per le atmosfere, i testi o persino la musica, ma per il fatto che da più di dieci anni lavorano insieme come un organismo composto da molte parti: non simbiotico, ma interdipendente dal contributo di ciascun individuo.
Softy è il suono di cinque persone che non hanno bisogno di parole per comunicare e che, proprio per questo, hanno creato un’esperienza d’ascolto fluida, composta dai loro più grandi traguardi e dai momenti di maggiore vulnerabilità. Quattro album dopo, questo è soltanto l’inizio.

Nel singolo “Softy” i Lowly si reinventano attraverso un mix sonoro di chitarre dal sapore americana, voci ariose in stile anni ’90 e un ritmo inquieto che si stratifica lungo il brano, crescendo lentamente fino a diventare irresistibilmente ballabile.
Commentando il brano, i Lowly dichiarano: "'Softy' è un’ode al nostro nucleo emotivo; al modo in cui costruiamo e alleniamo le nostre emozioni come qualsiasi altro muscolo del nostro corpo; i nostri ‘muscoli emotivi’ possono facilmente indebolirsi o rafforzarsi in base alle nostre azioni esteriori. In questo stato d’animo, il testo ruota attorno all’idea che, attraverso le relazioni e la genitorialità, finiamo per assorbire completamente tutte le emozioni e tutto l’amore delle persone a noi più vicine, per mantenere e rafforzare il nostro nucleo emotivo".
Quando arriva il ritornello, le parole di Nanna suggeriscono che, durante questo processo di dare e ricevere, il nostro nucleo emotivo debba rimanere morbido e capace di perdonare: ‘If your layer’s too thin, just flow. If it’s ripping your skin, just flow. Let the rubbles within just flow’. Allo stesso tempo, si potrebbe dire che la canzone sia una dichiarazione d’amore; parla del bisogno di ricevere molto da una persona che ha già raggiunto il limite delle proprie possibilità.

Tracklist
1. Brave
2. Liminal Space
3. What Is It For
4. Curious
5. Fighter
6. Stretch Under Strain
7. At All
8. Softy
9. Tilted
10. Xclouds
