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REVIEWSLE RECENSIONI
Something Worth Waiting For
Friko
2026  (ATO Records)
IL DISCO DELLA SETTIMANA INDIE ROCK
9/10
all REVIEWS
15/06/2026
Friko
Something Worth Waiting For
Il ritorno dei Friko è molto più di una conferma. Se avete atteso con trepidazione il secondo disco, ammetterete che ne è valsa la pena. D’altronde, era già tutto scritto nel titolo.

Quando vedo un’immagine di ragazzini americani sfrecciare in bici con il sorriso stampato sulle labbra, la prima cosa che mi viene in mente è la fuga per mettere in salvo E.T., nel finale del film. Alla magia della pedalata che si libra nel vuoto e a tutta la portata simbolica di quell’effetto speciale analogico, oggi ampiamente superato, che tuttavia mantiene inalterata la sua poesia. La metafora della giovinezza che sboccia suo malgrado nella vita e i sogni impossibili dell’infanzia che si realizzano, il tutto con una radicalizzazione emotiva a cui solo l’estetica del cinema americano è in grado di rendere giustizia. 

Chissà se anche la foto di copertina di questo disco - Something Worth Waiting For dei Friko - nasconde volontariamente la stessa citazione per catturare i frammenti conclusivi di un romanzo di formazione, una rincorsa a spiccare un volo a due ruote verso qualcosa contro ogni legge della fisica (ma non per questo esclusiva della fantascienza). L’adolescenza è finita e tocca fare sul serio. Crescere, assumersi certe responsabilità, operare delle scelte, alcune delle quali ci si ritorceranno fatalmente contro. That’s life, come si dice da quelle parti.

 

Sarà un caso, ma ho letto che Niko Kapetan e Bailey Minzenberger, il nucleo fondante dei Friko, si sono sentiti in parte travolti dallo straordinario successo di Where We’ve Been, Where We Go From Here, il loro album d'esordio. Non sorprende che il connubio tra l’acerba spontaneità e l’impeto proprio di giovanissimi artisti agli albori ma con un approccio compositivo ed esecutivo inaspettatamente maturo ed esperto (e soprattutto originale, considerati i tempi) abbia lasciato il segno e abbia impressionato così tanto sia ascoltatori avvezzi al genere, sia il pubblico generalista. Non è stato difficile ritrovarlo tra le proposte più interessanti dell’anno (era il 2024), un riconoscimento all’energia fresca con cui la band è riuscita a rendere tangibile un’ispirata voglia di mettersi in gioco con un prodotto realmente innovativo e, nonostante suonato da ventenni, molto poco derivativo.

E, addirittura, mai mi sarei aspettato, come conseguenza del diffuso e unanime consenso, di trovarmi al cospetto di un cameo dedicato a loro in un b-movie a stelle e strisce a cui ho assistito proprio a ridosso della pubblicazione del secondo disco, qualche settimana fa. In una scena della commediola Creature luminose, titolo originale Remarkably Bright Creatures (nulla di imperdibile), il commesso di uno di quegli empori americani in cui si trova un po’ di tutto irrompe dal retro del negozio sfoggiando proprio una t-shirt dei Friko. Il protagonista della storia, un musicista in fase di ripensamento esistenziale, gli si rivolge concordando sul valore artistico, aggiungendo un cenno sulla sua esperienza in qualità di membro del gruppo di apertura (nemmeno in modo eccessivamente compiaciuto) a un loro concerto. Il che è comprensibile, se si considera quanto la critica si sia trovata poi concorde nel riconoscimento della precoce ma convincente attitudine cantautoriale di Kapetan e della genuina reinterpretazione dell’indie-rock di cui si è resa capace la band.

 

Something Worth Waiting For, come sostiene il titolo stesso, è davvero qualcosa per cui è valsa la pena attendere. Un secondo album altrettanto irrequieto rispetto al precedente, i cui registri espressivi sono magistralmente dosati a vantaggio della resa nella loro complementarietà grazie al valore aggiunto dei musicisti ora in forza alla band - Korgan Robb alla chitarra e David Fuller al basso, grazie agli arrangiamenti del compositore Jharek Bischoff (ci sono alcuni passaggi in cui l’orchestrazione di archi lascia senza fiato) e alla produzione di John Congleton, già leader dei Paper Chase e curatore di numerosi riusciti album di band e artisti indie e alternative. 

Una task force che non leviga per nulla le asperità e l’immediatezza del sound dei Friko delle origini. Piuttosto, un contributo in grado di amplificare i tratti più urgenti e di controllare il giusto bilanciamento delle sue componenti, a partire dal vincente contrasto tra la profonda malinconia insita tra le righe dei versi e le fondamenta strumentali a supporto, ora stabili, ora facili prede delle tempeste emotive suscitate dalle canzoni. Una tracklist in cui si percepisce una band sicura delle proprie potenzialità ma mai a scapito della fragilità intima insita nelle composizioni. 

 

Un dualismo che si coglie anche nelle dinamiche con cui sono resi i brani. L’iniziale “Guess”, per esempio, si trattiene a fatica per due minuti e mezzo tutta compressa nella sua nervosa energia fino alla sua assordante esplosione centrale in un muro di noise, per poi rientrare ripiegata su se stessa, una canzone riportata alla sua collocazione originale ma con invariata durezza. D’altronde, il messaggio “there's hardly enough in this world to make us happy” non lascia scampo e ci abbandona alla sensazione di aver assistito a molto di più di un semplice preambolo. 

Tutto il contrario di "Still Around", messa subito dopo, brano che inizia d’emblée, in puro stile rock’n’roll, e che colpisce per il modo in cui Niko Kapetan fa vibrare disperatamente la voce, un vezzo che ricorda Dana Margolin dei Porridge Radio e che contribuisce alla resa teatrale del loro stile. Un’atmosfera che troveremo più avanti, nella bella title track.

“Alice”, “Certainty” e “Seven Degrees” sono le canzoni più raffinate della tracklist. La prima si distingue per le gocce di chitarra e piano Fender che dilatano l’atmosfera senza spoilerare sul repentino cambio destabilizzante. Con la seconda, l’album mette la freccia e accosta in un’area di ristoro chamber pop gremita di strumenti acustici, e la tensione tra i suoni e la rabbia trattenuta della melodia accentua l’urgenza di una sosta di decompressione. Nella terza, Kapetan mette in rima un passaggio di consegne tra genitori e figli, una sentita paternale sulle persone che fanno la differenza (al massimo sette, una in più rispetto ai gradi di separazione) lungo il corso della vita, organizzate in elenco in una ballad indie con tutti i suoi toccanti cliché.

 

Tra le tracce di Something Worth Waiting For risalta anche un tema ricorrente, quello dei mezzi di trasporto un po’ retrò e dal rapporto a misura d’uomo tra distanza e velocità, l’unico in grado di offrire un’esperienza di viaggio sufficientemente lenta a vantaggio di riflessioni e ripensamenti. Un trenino che fa proprio “Choo Choo” su un andamento alla Arcade Fire, un punto di vista privilegiato a bordo di un “Hot Air Balloon” che vola alto lontano da tutti i paradossi che comporta l’essere una rockstar, complice l’adozione sarcastica delle trovate armoniche alla Radiohead pre-Ok Computer, e un dialogo con una delle biciclette della cover nella struggente “Dear Bicycle”, una scampanellata nella nostalgia per personalità così giovani ma già così sorprendentemente piene di rimpianti (“I was younger then, I'm not younger now. Dear bicycle, I was stronger then, I'm not stronger now”). D’altronde, è sempre facile ostentare malinconia quando si ha tutto il tempo dalla propria parte per ravvedersi. Non è un caso che sia stata scelta come traccia conclusiva. Quella che, più di tutte, sembra dissolversi dietro le quinte dello studio di registrazione, quando i musicisti si riprendono alla fine dalla trance onirica in cui hanno eseguito i brani, pronti per mettere a frutto le loro astrazioni grazie alla consapevolezza di aver realizzato un’opera destinata a durare.

Dove si dirigono, quindi, i partecipanti a questa gioiosa biciclettata verso il futuro? A cosa puntano con i loro sorrisi e cos’è che non possiamo vedere noi che diamo le spalle alla loro meta finale, intenti a scrutare a ritroso e consumati dall’invidia l’irresponsabile leggerezza della gioventù immortalata in copertina? Io non ho dubbi. I Friko stanno davvero per spiccare il volo, se non l’hanno già fatto. Forte di una perfetta alchimia tra musica e parole e di una produzione ambiziosa ma mai spersonalizzante, Something Worth Waiting For sarà uno dei dischi migliori dell’anno, e non solo. Niko Kapetan e Bailey Minzenberger sono già in orbita, sopra di noi.