Cerca

Banner 1
logo
Banner 2
REVIEWSLE RECENSIONI
Sopravvivere agli amanti
John Qualcosa
2020 
INDIE ROCK ALTERNATIVE
6,5/10
all REVIEWS
25/04/2020
John Qualcosa
Sopravvivere agli amanti
“Sopravvivere agli amanti”, con una title track che omaggia Jim Jarmusch e che si muove con una ritmica incalzante, a metà tra suggestioni arabeggianti e atmosfere cupe, rappresenta il biglietto da visita ideale per un disco che, tuttavia, si presenta come piuttosto eterogeneo nei contenuti.

I John Qualcosa, monicker divertente che richiama a quelle classiche situazioni in cui ci si trova a dover ricordare un nome di regista o attore che immancabilmente sfugge, hanno una vita lunga ma arrivano solo ora al disco d'esordio.

Ambramarie, conosciuta più per la sua partecipazione alla seconda stagione di X Factor, piuttosto che per una carriera solista che, con due dischi all’attivo, non ha offerto niente di memorabile, ha deciso di portare avanti concretamente questo suo progetto parallelo, messo in piedi nel 2011 assieme al polistrumentista cremasco Raffaele D'Abrusco.

Il duo era già piuttosto attivo in rete: da tempo infatti lavora registrando versioni estemporanee di nuovi pezzi per poi caricarle sul proprio canale YouTube e infatti alcuni dei brani del disco si trovavano già online da quattro anni in versione embrionale.

“Sopravvivere agli amanti”, con una title track che omaggia Jim Jarmusch e che si muove con una ritmica incalzante, a metà tra suggestioni arabeggianti e atmosfere cupe, rappresenta il biglietto da visita ideale per un disco che, tuttavia, si presenta come piuttosto eterogeneo nei contenuti.

Si guarda senza dubbio di più agli anni ‘90, anche se quel tipo di potenza e rabbia viene espresso attraverso sonorità prevalentemente acustiche, siano le chitarre o il piano e qualche inserto di violoncello, mentre più che la batteria hanno un ruolo importante le percussioni (suonate da un grande musicista come Filippo Cornaglia), per un’impronta generale che alcuni hanno definito “Lo Fi” ma che, a ben guardare, è invece perfettamente rifinita e curata.

È una scrittura tutto sommato standard ma pregevole, quasi sempre riuscita, che può riportare alla mente, nelle intenzioni generali, nomi come La Rappresentante di lista o La Municipal ma che in realtà poi prende strade diverse, ammiccando ora a sonorità più It Pop (è il caso de “La mia Amsterdam”, piacevole episodio che rivolge uno sguardo ironico ai progetti un po’ raffazzonati e velleitari delle nuove generazioni, tra ambizioni di successo e consapevolezza della propria inadeguatezza), ora ripiegandosi in uno struggimento a tratti autocompiaciuto (si veda l'intensa “Questioni irrisolte”, forse l'episodio migliore, che inizia con la sola chitarra acustica per poi inserire alcuni spunti elettronici, unica volta in cui accade in questo disco).

Ambramarie offre una buona prova e la sua voce è particolarmente adatta a questi pezzi ma i due danno il meglio quando cantano insieme: è il caso di “Sfacelo azzurro”, un piano e voce ispirato ad “Eternal Sunshine On The Spotless Mind” di Michel Gondry e in “Un secolo di polvere”, che ha sempre il piano come strumento principale ma con l’aggiunta di un violoncello che riempie bene gli spazi ed inspessisce il tutto.

Bella anche “Il ladro e la strega”, che cita in maniera piuttosto evidente “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena ma che poi sa trovare una propria via per svilupparsi.

Suggestioni giovaniliste ed incursioni nel Pop più sbarazzino anche in “Una canzone quasi felice”, che funziona come possibile brano manifesto soprattutto per il suo ritornello efficace e che, pur realizzata in acustico, non perde di energia.

Si chiude con “Una canzone dei Doors” (il riferimento è a “Indian Summer”, come ci fanno sapere loro), che segue più o meno lo stesso andamento: inizio minimale e riempimento progressivo, questa volta con feedback di chitarra elettrica, un tentativo di individuare un simbolo per connotare una felicità che non si riesce ad afferrare.

Un esordio nel complesso convincente, frutto di anni di lavoro e forse anche per questo poco coeso ma che denota da parte dei due il possesso di mezzi espressivi adeguati ad un possibile ingresso nella piattaforma mainstream.


TAGS: JohnQualcosa | loudd | lucafranceschini | recensione | SopravvivereAgliAmanti