I primi anni della vita adulta appaiono come un territorio enorme e sconosciuto, che ciascuno cerca di affrontare con i propri sogni e progetti. Con Squish, Gretel (all'anagrafe Madeleine Haenlein) racconta i turbamenti di questo passaggio, dove emozioni e persone si agitano dentro e intorno a noi sotto una luce nuova.
Lo stile mescola elementi goth, grunge e indie-pop a uno storytelling malinconico, punteggiato di dettagli bizzarri e citazioni sparse. In questo album d’esordio, inoltre, Gretel marca una netta discontinuità con i due precedenti EP, Slugeye e Head of the Love Club. Il suono si fa più ruvido, caratterizzato da chitarre ora aspre ora squillanti, segnando uno scarto rispetto alle atmosfere più rarefatte dei lavori iniziali.
La title-track in apertura parte lenta e ondeggiante. La protagonista è avvinta in un sentimento tanto pervasivo da desiderare di essere schiacciata dall’altro, in una resa senza condizioni. E mentre si evocano suggestioni alla Coleridge (tra marinai, navi adunate per una cerimonia e mari in cui inabissarsi) il brano accelera trascinato da chitarre che nella loro corsa disordinata e urgente verso il finale ricordano il Lou Reed tutto-o-niente degli albori.
Il ritmo rimane sostenuto nei due brani seguenti dove i dolori della crescita implodono nell’eterno dilemma tra l’essenza interiore la propria immagine in pubblico. In “Fire Blooming Trees” gli interrogativi e le incertezze personali riecheggiano anche nel paesaggio sociale attuale. “Maybelline” invece cambia attitudine, è puro empowerment, rivendicazione di un sé che non ha bisogno di validazioni esterne. E nella postura, nelle strofe sussurrate, nelle frasi assertive e prorompenti sguainate all’improvviso, ci sembra di scorgere l’ispirazione di Kim Gordon.
Le tracce scorrono alternando umori e sfumature differenti. In “Unbloom” la protagonista è sola, di sera, in una stanza in cui incombe il ricordo di qualcuno che probabilmente l’ha respinta. Chitarra e batteria si inseguono alzando il ritmo, seguendo il filo dei pensieri, mentre la voce da sussurro diventa un lamento di sofferenza e di rimpianto.
Arriva poi il momento intimista di “Laurali”, che inaugura una tripletta di pezzi che indulgono nei toni bassi e in sonorità notturne. Si passa per il racconto di una serata decisamente da dimenticare (“Drunk on the ballroom floor”) fino all’invocazione di “Darkness, be my friend”, dove Oscurità è forse una persona di cui l’autrice invoca il ritorno, alla ricerca di una malinconia che faceva stare bene.
Batteria e basso moderatamente funky annunciano a seguire il ritorno a registri più movimentati con l’incitamento di “Pick Your Heart Up”, mentre la galoppata di “Witch Hunt” aggiunge un ulteriore tocco di eclettismo, in un passaggio in cui Gretel e la sua band (Nathalie De Leuw alla chitarra, Patrick Sawyer al basso, Theo Maguire alla batteria, coadiuvati da Gabriel Gold anche lui chitarra e guidati dietro il banco da Seth Evans) riescono ad allargare i confini del loro spettro espressivo.
È soprattutto a questo punto dell’ascolto che si apprezza l’impronta corale del lavoro, specie se confrontato con le uscite precedenti, maggiormente connotate da un’identità da singer/songwriter. D’altronde è la stessa Gretel ad ammettere che il processo di registrazione, il più possibile vicino alla dimensione live, è stato il passo avanti naturale per Squish.
Nel finale, la stralunata “Nervous Driver” oscilla tra il nonsense ed Emily Brontë, mentre “The Perfect Body” conclude degnamente l’album, con una ballata gotica che celebra morte e rinascita, impreziosita da un elegante tappeto sonoro di tastiere che rimanda ai primi EP.
In Squish, Gretel sfoglia le pagine del suo diario, tra rivelazioni e segreti da proteggere. La sua voce roca e profonda dà credibilità a una scrittura diretta e consapevole, capace di legare elementi old school a nuove fascinazioni in un insieme che alterna cupezza ad aperture solari e momenti di quiete a esplosioni improvvise. In questo alternarsi di vecchio e nuovo, tra liriche già mature e storie antiche ma narrate con un gusto contemporaneo, Gretel riesce ad appassionarci e attrarci nel suo mondo.
