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REVIEWSLE RECENSIONI
17/03/2026
Howling Bells
Strange Life
Gli Howling Bells si riuniscono dopo una lunga pausa e rimettono insieme le loro vite artistiche, il proprio vissuto, lo sguardo sul mondo. Per cercare di orientarsi di nuovo in questa strana vita.

Strange Life sembra un disco uscito proprio nel momento giusto. Già dal titolo, infatti, gli Howling Bells cercano di inquadrare lo spirito del tempo e mettere a fuoco i contorni di un mondo pieno di inquietudine e incertezze. Come se il loro ritrovarsi insieme sia una conseguenza naturale, una necessità di questo tempo.

Quando un gruppo si riunisce dopo una lunga separazione (come successo a loro) per creare nuova musica e rimettere insieme in sala d’incisione vicende individuali e percorsi artistici che avevano per un po’ battuto sentieri diversi, è il segnale che sta emergendo un’urgenza di comunicare a un livello differente, qualcosa che senti di poter ricreare solo con certe persone e a certe condizioni.

Ecco quindi che dentro Strange Life Juanita Stein e soci trovano la dimensione giusta per illustrare un tempo delle nostre vite in cui malgrado la maturità raggiunta i punti di riferimento sembrano smarriti e la logica si fa incerta.

 

È lo stesso senso di incertezza che si percepisce all’inizio in “Unbroken”, uno dei brani che anticipavano il disco, che sulle prime sembra un pezzo sulla propria resilienza personale, ma che presto instilla il dubbio: forse si parla invece della nostra impotenza di fronte a fatti più grandi di noi.

A seguire arriva “Heavy lifting”, un blues sulla liberazione dal dovere e dalle aspettative anche come forma di affrancamento dalle pretese altrui. La successiva “Angel” giunge a completare la tripletta iniziale del disco contraddistinta da un sound vigoroso, che lascia comunque il giusto spazio a melodia e passione.

Più avanti arrivano i brani che rappresentano il cuore espressivo dell’album. Con “Looking Glass” il gruppo si ritrova nel territorio congeniale di un sound rarefatto e onirico, nobilitato da un elegante tappeto di tastiere. Liriche che sembrano arrivare da un altro luogo parlano proprio di questi tempi strani e di questa strana vita del presente. “Will this madness ever cease to spiral?”, si chiede Juanita Stein con voce tremante per l’impossibilità non solo di controllare, ma anche di capire gli eventi.

“Sacred Land” invece è l’esplicita dichiarazione politica, un’amara riflessione su quando la Storia mostra il lato più feroce e violento (anche per quanto riguarda la natìa Australia) e la prevaricazione di un popolo sull’altro avviene tra bandiere al vento e richiami alla sacralità della terra. Glenn Moule alla batteria impone un ritmo alto, martellando fin dai primi secondi, mentre Joel Stein insieme alla sorella Juanita riportano le chitarre al centro del sound.

Arriva poi “Halfway Home”, non a caso poco prima di “Melbourne”, due brani accomunati dal tema del ritorno. Mentre il primo pezzo si modella su toni morbidi alla ricerca di atmosfera e suggestioni, il secondo si propone come brano più strutturato e di presa immediata. Melbourne è la metafora del luogo di origine di ciascuno di noi; un posto che rappresenta sempre un rifugio sicuro nei propri ricordi, ma che come spesso succede si dimostra diverso dal passato “and everybody’s moved away”.

 

Verso la chiusura del disco si segnalano altri episodi di spessore, con “Chimera” e “Sweet Relief” che spiccano su tutti, due inni che celebrano la pienezza del vivere e ispirano una salutare positività. Il sound si conferma anche in questi ultimi pezzi ipnotico e affascinante, con una band protesa alla ricerca di un’atmosfera a metà tra sogno e realtà (“sogno” è una delle parole chiave che appare spesso nelle liriche e “Dreamer” guardacaso è uno degli episodi che incontriamo verso la fine della scaletta).

Strange Life non pretende di spiegare il mondo di oggi e non propone rimedi. Gli Howling Bells, nel loro giustapporre memoria e nostalgia e nel proporre un sound familiare ma fresco, celebrano il loro ritorno insieme e (come in un Nostoi contemporaneo - uno dei poemi greci che componevano il ciclo troiano, traducibile con I Ritorni) raccontano le loro storie rimettendo insieme gli elementi della loro vita: la musica, il proprio vissuto, il loro sguardo sul mondo. Per cercare di orientarsi di nuovo in questa strana vita.