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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
19/10/2026
Live Report
Stu Larsen, 18/10/2026, Arci Bellezza, Milano
C'è chi passa la vita a cercare un posto da chiamare casa e chi, come Stu Larsen, ha imparato a trovarla lungo la strada. Arrivato a Milano a bordo del suo van del 1993 per presentare Solitude, il songwriter australiano ha trasformato l'ARCI Bellezza in un luogo sospeso tra viaggio e appartenenza, offrendo un concerto intimo, essenziale e profondamente umano.

“Home is where the van is”, così potremmo sintetizzare la scelta di Stu Larsen di salire sul suo van del 1993 comprato in Germania e girare l’Europa in solitaria per presentare il suo ultimo album Solitude, pubblicato a giugno di quest’anno.

Solitude è il risultato di un’idea tanto semplice quanto potente: 12 canzoni scritte in 12 mesi, ritirandosi ogni volta in un luogo diverso del mondo. Seguendo questa sua intuizione, Stu Larsen è da solo sul palco, senza scenografia, con i suoi strumenti e la sua voce, regalando un’esibizione intima e presentando il suo nuovo progetto nella sua forma più autentica ed essenziale, con nient’altro che una chitarra, una armonica a bocca, una shruti box (una specie di organo azionato a pedale, che produce un tappeto sonoro costante, simile al suono di una fisarmonica), e il desiderio di ascoltare davvero il silenzio. Una formula in netto contrasto con tutto il rumore di sottofondo a cui siamo costantemente soggetti, specialmente considerando gli scontri e le scene di guerriglia urbana dei due giorni precedenti il concerto, verificatisi a pochi chilometri dal locale.

 

Il pubblico è numeroso e affezionato e occupa quasi tutti i posti a sedere della Palestra Visconti dell’ARCI Bellezza, e il clima umido e piovigginoso all’esterno del locale contribuisce a creare quell’atmosfera fumosa che caratterizza la musica di Stu Larsen, come se fossimo tutti attorno ad un fuoco al crepuscolo, in un bosco, su una spiaggia in Australia, davanti all’immensità delle Alpi o delle pianure argentine ad ascoltare le sue canzoni.

Ad aprire la serata è Tim Hart, cantautore australiano originario di Sidney, che suona un folk acustico chitarra e voce, non particolarmente innovativo ma ben eseguito: i testi parlano della sua vita on the road e delle riflessioni maturate nel corso dei suoi viaggi, da cui ha tratto anche un libro. Lo ritroveremo poco dopo sul palco con Stu Larsen, negli unici due pezzi in cui si farà accompagnare da altri musicisti.

 

Cambio palco rapidissimo, complice anche la totale assenza di scenografia e props di scena, e Stu Larsen inizia il suo concerto con “Misty Morning” traccia di apertura dell’ultimo album, per poi tornare subito all’album di esordio Vagabond con “Ferry to Dublin”. I suoni dell’ARCI Bellezza si rivelano ottimi, la risposta del pubblico fin da subito calorosa e accogliente, e il cantautore si rivela molto loquace interagendo con il pubblico ad ogni canzone, provando a spiccicare qualche frase in italiano, chiedendo alle persone presenti se avessero alcune richieste di brani che vorrebbero che lui suonasse (l’unica richiesta accolta sarà “Thirtees Sad Farewells” poiché le altre richieste saranno già presenti in scaletta o lo stesso Larsen ammetterà di non ricordarsele).

Ogni momento di pausa è dedicato a raccontare la genesi dei brani, in particolare di quelli estratti da Solitude: descrizioni di paesaggi, incontri, persone, fatti che hanno in qualche modo hanno ispirato il brano e che il cantautore ha cercato di trasmettere con la sua musica. I pezzi di Solitude risultano molto vari, spaziando da momenti folk introspettivi tipici della discografia di Larsen a momenti più allegri, e con influenze variegate (come il soul di “Other Side” o il blues-rock di “If I Get It Right”, scritta durante il periodo trascorso in toscana). Nonostante l’arrangiamento essenziale per chitarra e armonica proposto in sede live rispetto alle versioni dell’album, le canzoni non perdono la loro carica.

 

Il momento più intenso del concerto arriva con la cover cantata in italiano di “Senza Fine” di Gino Paoli e soprattutto con “I’ll Be Your Hallelujah”, che con i suoi quasi 6 minuti di durata rappresenta il vero apice emotivo del concerto: un crescendo costruito intorno al pianoforte che si apre progressivamente fino a un finale corale di grande intensità, senza mai risultare stucchevole o sentimentale. Nelle date precedenti del tour, il pezzo era stato eseguito con la chitarra e l’armonica, dal momento che a detta sua, Stu Larsen non aveva spazio sul suo van per un pianoforte; ringrazia dunque il Circolo per avergliene messo uno a disposizione.

Il brano successivo “Lost in a Haze” viene eseguito assieme a Francamente (cantautrice italiana molto attiva nella scena indipendente e finalista al Premio Tenco 2026) salita a sorpresa sul palco. Scopriamo che i due si sono conosciuti a Berlino in un momento imprecisato tra il 2022 e il 2024 durante un pomeriggio passato a suonare e scattare fotografie. A fine serata, ho incontrato Francamente fuori dal locale e tra una chiacchiera e l’altra le ho chiesto di raccontarmi del loro incontro, confermandomi quanto lei e Stu hanno raccontato sul palco, aggiungendo però che lei non aveva idea di chi fosse, scoprendolo solo successivamente, e che da quell’incontro di un pomeriggio è scaturito un rapporto di sincera amicizia che è perdurato negli anni, fino alla data di Milano. Tornando al concerto, il duetto tra Stu Larsen e Francamente è magnetico: le due voci si amalgamano e si percepisce il sentimento di intesa e di amicia che lega i due artisti.

 

La seconda parte del concerto vede la partecipazione di Tim Hart e del ragazzo del banchetto del merch che affiancano Stu Larsen ai cori di “The Mile”, “If I Get It Right” e “Skin & Bone”. È uno di quei momenti in cui tutto sembra andare al posto giusto: tre voci perfettamente complementari, due chitarre che si rincorrono e tre canzoni che assumono una dimensione ancora più intensa e coinvolgente, regalando un momento gioioso anche vista l’incredibile sintonia tra i tre musicisti.

Il concerto si conclude con due dei maggiori successi del cantautore australiano, “By the River” e “San Francisco”, a cui il pubblico risponde con entusiasmo, battendo le mani e intonando i versi. Come ultimo brano, viene scelto “Eden” che è anche il brano di chiusura di Solitude, nonché l’ultimo brano composto per l’album. Nell’introdurlo, Stu Larsen racconta di averlo scritto durante il periodo trascorso in Patagonia, che per lui ha rappresentato molto più di una destinazione: il punto d’arrivo di un percorso umano, il luogo in cui il viaggio si trasforma finalmente in consapevolezza. Quando canta di essere in pace con la sua vita, senza rimpianti per ciò che potrebbe accadere nel futuro, non c’è retorica, ma la serenità di chi ha imparato a trovare casa proprio nel movimento costante.

Il brano dura circa nove minuti, anche se Larsen confessa che in passato gli è capitato di dilatarlo fino a mezz'ora. Questa sera la versione è decisamente più compatta, ma quando scollega la chitarra dall’amplificatore, si sporge dal palco e chiede ai presenti di accompagnarlo nel ritornello, il coinvolgimento collettivo non fa che esaltarne la carica emotiva.

 

Il concerto all’ARCI Bellezza conferma l’incredibile capacità di Stu Larsen di costruire emozioni attraverso la sottrazione. Non cerca mai il ritornello a effetto né arrangiamenti ridondanti (confermato dalla scelta di esibirsi solo con chitarra e armonica) e ogni scelta sembra rispondere a un’unica esigenza: lasciare che siano le canzoni a respirare e ad arrivare a chi le ascolta.

Finito il concerto, resta la sensazione di aver condiviso qualcosa più vicino a una conversazione tra amici che a un concerto vero e proprio. Ed è probabilmente questo il più grande talento di Stu Larsen: trasformare ogni palco, indipendentemente dalle dimensioni, in un luogo in cui sentirsi a casa.

 

Setlist:

  • Misty Morning
  • Ferry to Dublin
  • Other Side
  • The Shadow
  • Thirteen Sad Farewells
  • Senza Fine (cover di Gino Paoli)
  • I’ll Be Your Hallelujah
  • Lost in a Haze (feat. Francamente)
  • The Mile
  • If I Get It Right
  • Skin & Bone
  • By the River
  • San Francisco
  • Eden