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MAKING MOVIESAL CINEMA
24/06/2020
Dario Argento
Suspiria
È un film sensoriale Suspiria, da ammirare per le scelte estetiche e per l'innovativo (per l'epoca) uso dei colori gestiti dal direttore della fotografia applicando tessuti colorati sulla camera...

Iniziamo dicendo come l'horror non è proprio il genere d'elezione di chi scrive, pur godendone di tanto in tanto in preda al bisogno di soddisfare qualche curiosità. Ammetto di aver scelto di guardare Suspiria perché attratto dal remake (se così lo si può definire visto quel che si legge in giro) di Luca Guadagnino, opera che però non volevo affrontare senza aver guardato prima l'originale di Dario Argento. Film indiscutibilmente visionario ma ancor più visivo, che trova l'apice del suo interesse nella costruzione della sequenza, nello sperimentalismo della fotografia, nell'insistenza cromatica, nella gestione degli spazi, nel riguardo al décor e anche, ma in misura minore, nella creazione della tensione e in un certo gusto per lo splatter (ma splatter qui è un parolone e la cosa non necessariamente ha un'accezione negativa). La messa in scena dimostra un talento, uno stile peculiare nel seguire una direzione caratterizzante per l'intero film, Suspiria è sovrabbondante in tutto: nei colori, nei suoni, nell'onnipresente musica dei Goblin, nella ricercatezza dello stile che tra location Liberty e Art déco incornicia in maniera a tratti più elegante a tratti più pacchiana l'intera vicenda. Vicenda che è un po' il punto debole del film, lo sviluppo non ha reali punti di interesse, si segue il saliscendi della tensione in una trama abbastanza prevedibile che, ormai indicata come primo episodio della Trilogia delle Madri, sappiamo dove andrà a parare, probabilmente visto ai tempi e contestualizzato sul finire dei 70 anche questo aspetto contribuì al successo del film al quale però alcune critiche sulla costruzione non furono risparmiate (critiche obiettivamente condivisibili).

Susy Benner (Jessica Harper) è una giovane ragazza americana che si trasferisce a Friburgo per frequentare la prestigiosa Accademia di danza della città. Arriva in aeroporto in una buia notte funestata da una tempesta assordante, raggiunge zuppa d'acqua la scuola dove assiste all'inquietante fuga di una donna terrorizzata (Eva Axén) e dove viene lei stessa rifiutata per quello che il giorno dopo sembrerà un banale equivoco. Stabilitasi forzatamente nella scuola Susy inizia fin da subito a percepire un alone di teso malessere all'interno dell'istituto nonostante le rassicurazioni della direttrice (Joan Bennett). Dopo uno strano incontro la giovane inizia a sentirsi male, la direttrice, insieme alla sua assistente Miss Tanner (Alida Valli) e al Dottor Verdegast (Renato Scarpa), si prenderà cura della ragazza che inizierà a legare sempre di più con la compagna di corso Sarah (Stefania Casini) la quale inizierà a instillare dei dubbi nella mente di Susy sulla reale salubrità del luogo in cui risiedono.

È un film sensoriale Suspiria, da ammirare per le scelte estetiche e per l'innovativo (per l'epoca) uso dei colori gestiti dal direttore della fotografia applicando tessuti colorati sulla camera, così oltre che per il sangue Suspiria ha continue virate cromatiche in prevalenza rosse ma che non lesinano sui toni del blu, del giallo e così via. Molto importante il rapporto con l'architettura, sia in interno con gli ambienti della scuola stessa, sia in esterno per la fuga della Axén e per la sequenza girata nella Konigsplatz di Monaco. Stesso discorso vale per l'impianto sonoro, ricco e riempito in maniera continua dalle musiche dei Goblin capaci di creare tensione ancor più delle immagini di Argento. Nel mezzo c'è anche una storia che finirà per avere un sentore ancestrale, onestamente non troppo spaventosa e neanche così interessante. Il film a ogni modo vale la visione, non fosse altro che per l'impianto visivo e per l'alto valore storico, per l'horror e per il Cinema di genere nostrano, apprezzato all'epoca più all'estero che da noi. Avremo modo di tornarci a seguito della visione del Suspiria di Guadagnino.


TAGS: cinema | DarioArgento | DarioLopez | loudd | recensione | Suspiria