All’inizio degli anni ’70, per un triennio, i Cactus sono state una delle band più apprezzate dell’hard rock blues targato US. Capitanati dal batterista Carmine Appice, da molti considerato il padre del drumming hard e heavy metal, e dal bassista e cantante Tim Bogert (ex Vanilla Fudge al pari di Appice) la band originariamente avrebbe dovuto essere un supergruppo composto anche da Jeff Beck e Rod Stewart. Il chitarrista, però, fu vittima di un incidente stradale che lo tenne lontano dalle scene per più di anno, mentre il secondo entrò a far parte dei Faces al fianco di Ron Wood. Arruolati, quindi, Jim McCarty alla chitarra e Rasty Day alla voce, i Cactus pubblicarono quattro album tra il 1970 e 1972, tra cui anche il celebre e omonimo esordio, considerato uno dei caposaldi del genere. Poi, lo scioglimento e l’oblio, fino al 2005, quando la band torna nuovamente sulle scene con Cactus V e un nuovo cantante, Jimmy Kunes al posto di Day.
Oggi, il progetto, saldamente in mano all’immarcescibile Appice, continua a fare dischi senza aver perso un briciolo dell’antica potenza e di quella che pare un’inesauribile passione. Sono passati due anni da quando il leggendario batterista e la rinnovata formazione dei Cactus (il cantante Ed Terry, il chitarrista Artie Dillon e il bassista James Caputo) hanno aperto per la prima volta le porte del Temple Of Blues, un album di quindici tracce all'insegna di un heavy blues rock travolgente, capace di far scatenare l’entusiasmo dei vecchi fan, grazie anche alla partecipazione di numerosi ospiti speciali, tutti profondamente legati alla band.
Il Tempio riapre i battenti con il seguito, Temple Of Blues II, e il parterre de roi non è da meno. Anche questa volta il progetto riunisce un cast stellare che vede il ritorno di nomi presenti nel primo volume (Ted Nugent, Billy Sheehan, Bumblefoot, Dee Snider e Pat Travers), affiancati da una nuova ondata di grandi protagonisti della scena, tra cui Steve Morse (Deep Purple), Tracii Guns (L.A. Guns), Joe Lynn Turner (Rainbow, Deep Purple), Rudy Sarzo (Ozzy Osbourne, Quiet Riot), Alex Skolnick (Testament) e molti altri ancora.
Ospiti assolutamente funzionali a un scaletta che annovera classici della band (una versione travolgente di "Token Chokin" e la rabbiosa "Feel So Good") a fianco di grandi classici del blues, tra cui "Spoonful" (su cui Ted Nugent e Bob Daisley dei Rainbow uniscono le forze per un’interpretazione da far girare la testa) e magistrali reinterpretazioni anche di "Back Door Man Pt. 1 & 2" e "300 Pounds Of Joy".
Da menzionare anche la rilettura di "Purple Haze" di Jimi Hendrix, che riporta coi ricordi all’estate del 1970, quando i Cactus suonarono all’Isle Of Wight Festival insieme a Hendrix e a Melanie, qui alla voce (registrata prima della sua dipartita nel gennaio 2024).
Un disco grezzo, ruvido, pestato a sangue, un’apoteosi hard rock blues che gli amanti del genere non smetteranno di ascoltare a tutto volume, mandando in briciole le casse dello stereo.
