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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
05/01/2026
Bobby Womack
The Bravest Man in the Universe
Il 2012 si rivela un anno importante per l’indimenticabile soulman americano Bobby Womack che torna, dopo un lungo iato, con un disco sorprendente, coprodotto da Damon Albarn.

«Ho scritto la title track più di quaranta anni prima della sua pubblicazione ufficiale. Damon e Richard sono rimasti scioccati quando gliel'ho detto, ma è un caso di uguale attitudine, identiche sensazioni, seppur vissute in tempi diversi. Quando dici la verità non passi mai di moda». 

(Estratto da intervista a Uncut, Luglio 2012)

 

The Bravest Man in the Universe prende forma nel 2012, a ben diciotto anni da Resurrection, ultimo album di canzoni originali pubblicato, e rappresenta l’opera finale di Bobby Womack.

Il grande artista statunitense nato il 1944 a Cleveland, nell’Ohio, si riaffaccia sulla scena musicale con dieci brani (otto inediti e due riletture di traditional, Deep River” e “Jubilee”) che vantano la produzione, e soprattutto l’impronta, di Damon Albarn e Richard Russell.

Il lavoro è incentrato su un soul spesso contaminato da interventi elettronici che solo la voce ancora intatta di Womack riesce a liberare dall’algido, tuttavia il contrasto è riuscito. Anzi, con il passare degli anni, risulta persino più indovinato, ed è un piacere riascoltare il disco che si distingue anche per un “sample” di Gil Scott-Heron in “Stupid Introlude”, preludio alla spumeggiante “Stupid” e per l’ospitata della songwriter maliana Fatoumata Diawara in “Nothing Can Save Ya”, interessante esempio di folktronica.

 

“The bravest man in the universe
Is the one who has forgiven first
I got a story I want to tell
Gather 'round me
Gather 'round me boys and girls
I once was lost
But now I'm found”

("The Bravest Man in the World")

 

La title song è poetica e illuminante. Inizia con un sottofondo di violoncello, solo successivamente cancellato da un basso pulsante. Bobby offre una delle migliori interpretazioni dal punto di vista vocale per forza e intensità. Segue “Please Forgive My Heart” in cui il sound si frammenta in una sorta di aritmia, ancora una volta ricucita dalla voce. Si tratta dei due pezzi più significativi e non è un caso vengano scelti come singoli apristrada.

Tutto l’album, comunque, non delude. “Deep River” è probabilmente la canzone che mantiene integra una struttura più soul, poi è il momento di “Dayglo Reflection”, con l’inaspettata, splendida partecipazione di Lana Del Rey. Il lavoro è pervaso da intervalli pianistici di rara bellezza, e anche il resto della scaletta, da “Whatever Happened to the Times” e “If There Wasn’t Something There” a “Love Is Gonna Lift You Up” è elegante e di gusto sofisticato, una piacevole mescolanza di trip hop e r&b contemporaneo.

 

Un disco sorprendente, bellissimo e intenso in tutti i suoi trentasette minuti. L’ultima opera, prendendo a prestito il titolo quanto mai appropriato e autobiografico, dell’uomo più coraggioso dell’universo, scomparso nel 2014 dopo esser sopravvissuto a una serie infinita di disgrazie. Un uomo che ne ha viste e vissute di tutti i colori: la sua vita è stata un viaggio tormentato con il piede sempre sull’acceleratore. Gli abusi di droghe, i divorzi, i lutti familiari (due dei sei figli e un fratello sono morti in circostanze tragiche) lo hanno devastato, e infine le malattie lo hanno perseguitato, ma è sempre riuscito ad affrontare ogni situazione difficile con fiducia e determinazione, trovando una forza inimmaginabile grazie alla musica, la sua musica.

“Una volta ero perso, ma ora mi sono ritrovato”, canta Bobby in “The Bravest Man in the Universe”, e ad ascoltarlo ti si spappola il cuore.