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REVIEWSLE RECENSIONI
The Deadbeat Bang Of Heartbreak City
Beach Slang
2020  (Bridge 9 Records)
INDIE ROCK PUNK ROCK
6/10
all REVIEWS
18/01/2020
Beach Slang
The Deadbeat Bang Of Heartbreak City
Alla quarta prova in studio James Alex e soci sfornano un disco poco ispirato, più prevedibile che brutto, che alterna inutili filler a qualche buona canzone

E’ innegabile che, alla luce della qualità degli esordi, più o meno tutti si sarebbero attesi qualcosa d’importante dalla band capitanata James Alex, un’evoluzione destinata a lasciare il segno e nuova linfa vitale per il panorama indie rock.

Invece, la storia travagliata dei Beach Slang, i continui cambi di line up, i litigi interni, la costante inaffidabilità, che spesso hanno messo a repentaglio l’esistenza stessa del gruppo, hanno frenato l’ascesa di quella che poteva essere una devastante macchina da guerra e che invece è ora ferma nelle retrovie, in attesa che prima o poi torni lo spirito battagliero del tempo.

The Deadbeat Bang Of Heartbreak City è, in tal senso, un disco ambiguo, che se da un lato palesa una certa carenza di ispirazione e la reiterazione del gesto che avviene in modo meccanico e privo di pathos, dall’altro fa intravvedere tutte le potenzialità di una band che sarebbe capace di rilasciare dischi di ben altra caratura e la cui creatività, invece, sembra non avere più sbocchi.

Non è di certo un caso che in The Deadbeat Bang Of Heartbreak City certe canzoni (Sticky Thumbs e Born To Raise Hell) siano repliche, se non fotocopie, di quanto già ascoltato in passato, e che una sorta di autocompiacimento e, soprattutto, quell’atteggiamento di chi continua a prendersi troppo sul serio, finiscano per dissanguare e rendere innocui brani che potrebbero avere tutt’altra resa.

Il disco, finisce così per essere più prevedibile che brutto, un miscela preconfezionata di distorsioni, punk’n’roll che digrigna i denti (senza incutere paura), melodie scorticate, e ammiccamenti glam, indie e hard rock. Spruzzate di archi e fiati vorrebbero rendere più appetibile il piatto, ma aggiungono poco o niente al sapore, così come le tre ballate lo-fi presenti in scaletta, le discrete Nobody Say Nothing/Nowhere Bus e l’inutile pianistica Bar No One, lasciano più perplessi che affascinati.

Poi, ci sono, ovviamente, anche le canzoni buone, come Tommy In the 80s, il singolo Bam Rang Rang e Kicking Over Bottles, che salvano The Deadbeat Bang Of Heartbreak City dal naufragio e mantengono viva la speranza di ascoltare James Alex e soci alle prese con un repertorio migliore.


TAGS: beachslang | indie | loudd | punk | recensione | review | rock