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MAKING MOVIESAL CINEMA
04/10/2021
John Lee Hancock
The Founder
Un ottimo (ancora una volta) Michael Keaton ci accompagna nella costruzione e nell'affermazione del terzo simbolo immancabile in ogni rispettabile cittadina degli Stati Uniti, gli archi dorati del Mac...

Dopo il bel biopic Saving Mr. Banks dedicato alla figura della scrittrice Pamela Lyndon Travers, l'ideatrice di Mary Poppins, e al tira e molla della stessa con Walt Disney per la cessione dei diritti cinematografici del personaggio, il regista John Lee Hancock si dedica a un'altra biografia, quella di Ray Kroc, nome che a molti potrà non dire molto ma uomo al quale si deve (che poi sia un bene o un male decidetelo voi) l'ascesa inarrestabile della catena di fast food McDonald. Oltre alla storia di Kroc e a quella dei fratelli McDonald, indubbiamente interessante e presentata da Hancock in maniera coinvolgente, The founder è anche un piccolo trattato sul capitalismo e sui comportamenti che questo sistema avalla e premia, con buona pace di chiunque sostenga che questo sia il sistema economico più giusto possibile. In questo senso il film non offre giudizi ma illustra, allo spettatore resta da decidere se il signor Kroc sia stato un grande imprenditore o un abile ladro privo di scrupoli. Magari la risposta comprende entrambe le declinazioni, il grosso del problema sta nel fatto che in una società civile il ladro andrebbe punito e non aiutato nel fare fortuna.

Ray Kroc (Michael Keaton) è un commerciale itinerante per la ditta di frullatori Multimixer, attività che in realtà non gli rende molto bene, sempre in giro per gli States e con una moglie devota a casa (Laura Dern) che lo sostiene anche se talvolta a denti stretti. Lungo il suo peregrinare Kroc si ferma a mangiare qua e là, interminabili code al drive-in di turno. Appreso di un ordine insolito di ben sei frullatori da parte di uno di questi fast food, Ray si reca in loco a San Bernardino per capirne le motivazioni, si troverà di fronte al locale dei fratelli Mac (John Carroll Lynch) e Dick McDonald (Nick Offerman), inventori di un metodo di lavoro innovativo e studiato fin nel minimo dettaglio per azzerare i tempi di attesa della loro clientela. Il sistema funziona, Kroc si innamora sinceramente di quell'idea, di quel nome - McDonald - inizia così a fare pressione sui due uomini per espandere il marchio in tutto il Paese ed entrare in società con loro. L'espansione è sempre stata il sogno di Dick, i due fratelli McDonald sono gente onesta che vuole mantenere il controllo sulle decisioni prese in loro nome al fine di garantire la qualità del prodotto e del servizio, con molta riluttanza affidano a Kroc la gestione di nuove sedi e nuovi affiliati, il piazzista si rivelerà un abile imprenditore e aiutato dal consulente finanziario Harry Sonneborn (B. J. Novak) troverà il modo di fondare l'impero economico che ancora oggi conosciamo, per farlo dovrà però calpestare desideri e nome dei veri proprietari del marchio.

Un ottimo (ancora una volta) Michael Keaton ci accompagna nella costruzione e nell'affermazione del terzo simbolo immancabile in ogni rispettabile cittadina degli Stati Uniti, gli archi dorati del Mac (gli altri due sono la bandiera americana e la croce), interpretando un personaggio in bilico tra il genio imprenditoriale e il farabutto (per chi scrive più vicino al secondo). John Lee Hancock con un'accurata messa in scena degli anni 50 americani ci racconta una grande storia sul capitale, sulla perseveranza, sulla fame di successo e in maniera inevitabile sull'ingiustizia e sulla disonestà, lo fa ancora una volta in maniera intelligente con un biopic che suscita interesse e schifo o ammirazione in base all'orientamento di ogni singolo spettatore. Immerso in scenari pulitissimi e ordinati un cast di supporto esemplare impreziosisce la narrazione, non solo la coppia di fratelli formata da Carroll Lynch e Offerman ma anche la componente femminile rappresentata da Laura Dern e da Linda Cardellini, il cui personaggio è ulteriore prova di valore per Kroc, offre un contributo esemplare. The founder è un film con un finale amarissimo per chi ancora crede che giustizia e onestà debbano essere i fondamenti su cui costruire le società, non solo quelle per azioni ma soprattutto quelle formate da uomini, un finale duro da digerire per idealisti ormai fuori tempo massimo in una società come quella odierna che predilige al vero latte di mucca composti in polvere in nome del progresso che avanza (vedi alla voce ricavi).


TAGS: cinema | DarioLopez | loudd | TheFounder