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MAKING MOVIESAL CINEMA
03/04/2020
Jon Favreau
The Mandalorian
Come possono i fan di Star Wars sopravvivere alle grandi delusioni che Star Wars ha saputo loro dare?

Come digerire non uno, ma due capitoli difficili da difendere come episodio VIII e IX?
Come, soprattutto, ci si rialza dopo l'enfasi e le speranze che aveva saputo dare una nuova trilogia?
Lo si fa con una serie TV.
Una serie TV ideata e scritta da Jon Favreau che porta ancora una volta in una galassia lontana lontana, lì quando l'Impero è appena stato sconfitto, lì dove ancora la politica e gli schieramenti si confondono.
La serie in questione è The Mandalorian che fa da apripista a Disney+ che con un ritardo considerevole è arrivata anche in Italia.

La serie è quello che ogni fan di Star Wars si aspetta: un eroe silenzioso e fichissimo.
Una missione che coinvolge e che si condivide.
Una serie di riferimenti, piccole citazioni, piccoli omaggi che non devono mai mancare.
E avventure, e spari, e scontri.
Dove conta più l'intelligenza e la preparazione della forza bruta.
Se ci metti poi che quella missione è proteggere un Baby Yoda -in realtà mai chiamato così, solo the child- su cui vige il più fitto mistero, sai già che ogni fan e non solo verrà conquistato da un nuovo acchiappa-marketing.
La verità è che questo piccolo Yoda è tanto buffo, tanto tenero, tanto bello da rubare la scena a Mando, anche perché Pedro Pascal non se lo vuole proprio levare il suo casco.
I due danno vita a siparietti carini-carucci nel mezzo di battaglie, missioni salva-pelle o raggranella-soldi.

Certo, io che sono fan ma non propriamente sfegatata e accanita, qualche difetto ce lo trovo anche in questa serie.
Li trovo in quegli episodi a sé, in quelle avventure che sanno un po' di Mando versione Doctor Who alle prese con alieni e missioni diverse: una prigione da cui scappare, una taglia da inseguire.
Per fortuna, un altro episodio a sé è un chiaro omaggio a I Sette Samurai (e a tanto altro western), e i personaggi secondari da "I have spoken"-Kuill, al droide GI-11 passando per la forzuta Cara Dune sono anche meno secondari del previsto.
La serietà e la solidità della messa in scena si spezzano in modo splendido con quel finale diretto nientemeno da Taika Waititi, che ironizza pesantemente sugli Stump Troopers -mancanza di mira compresa- dando il via ad un episodio finale che lascia campo aperto all'unica saga che sembra non scontentare nessuno.


TAGS: Disney+ | JonFavreau | Lisa Costa | loudd | recensione | serie TV | TheMandalorian