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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
22/06/2026
Stewart Copeland
The Rhythmatist
Il capolavoro world dell’ex batterista dei Police merita una nuova analisi a quarant’anni dalla sua pubblicazione.

«Il “ritmatismo” è lo studio dei meccanismi che tessono le trame della vita».

(Dalle liner notes di The Rythmatist)

 

La voce del congolese Ray Lema nell’iniziale “Koteja (Oh Bolilla)” è il miglior biglietto da visita per The Rhythmatist, disco visionario che nel 1985 rivela al mondo il talento speciale dello statunitense Stewart Copeland.

All’epoca l’esperienza dei Police risulta di fatto archiviata e il drummer globetrotter sceglie di andare a sciacquare le pelli dei propri tamburi in Africa, novello Ginger Baker. In mezzo c’erano stati i singoli registrati sotto lo pseudonimo di Klark Kent (1980) e, soprattutto, la collaborazione con il Francis Ford Coppola più sperimentale, quello di Ramble Fish (film uscito in Italia nel 1983 con il nome di Rusty il Selvaggio).

 

The Rhythmatist, del quale esiste anche un film a documentare le avventure africane insieme al regista Jean-Pierre Dutilleux, è dunque un punto di arrivo. C’è la world music in salsa afro dei pezzi con Lema (“Liberté e “African Dream”), aleggiano le atmosfere maggiormente meditative di “Franco” e “Samburu Sunset”, tuttavia ci sono pure esperimenti che rimandano all’incontro Eno-Byrne, come “Gong Rock” e “Serengeti Long Walk”, passaggi progressive, memori della sua militanza con i Curved Air, ritmi smontati e poi ricostruiti con cura e composizioni immaginifiche che sembrano colonne sonore virtuali.

In aggiunta a batteria e percussioni, Copeland suona di tutto e di più: chitarra, basso, tastiere, oltre a occuparsi della parte elettronica. Disco titanico, a volte eccessivo, difficile e troppo intellettuale per il periodo di realizzazione. Proprio per questo, oggi ancor maggiormente affascinante, con tracce quali “Kemba”, “Coco” e “Brazzaville” che evidenziano un miscuglio di generi che, l’anno successivo, saranno il tema di Graceland, uno degli album più rivoluzionari, per sound e commistioni, di Paul Simon. T

he Rhythmatist rappresenta il piccolo capolavoro dell’ex Police, il cui modo di suonare non è mai un semplice accompagnamento, ma una forza trainante. Precursore.