The Social – Il prezzo della verità è un film, scritto e diretto da Aaron Sorkin, che narra il percorso che nel 2021 ha portato allo scandalo dei cosiddetti “Facebook files”: una fuga di documenti interni a Facebook, che ha mostrato come Meta fosse a conoscenza degli effetti sociali dannosi dalle sue piattaforme, ma ha persistito nel dare priorità al profitto rispetto all'affrontare questi danni.
La scena iniziale ci mostra una verifica stradale di routine eseguita da una pattuglia della polizia americana, che non viene gradita da una signora di carnagione bianca, la quale, con l’ausilio del cellulare, riprende le operazioni di controllo carcando di farle passare come un’azione forzata priva di fondamento, a sfondo razziale, sfogando la propria rabbia con un post in rete. La ripresa, postata sui social, viene notata da Frances, una giovane impiegata di un’importante azienda per cui è addetta alla verifica dei contenuti e la segnalazione di quelli inappropriati. Impensierita per la crescita esponenziale sia di esempi di disinformazione, sia delle espressioni d’intolleranza sui social gestiti dall’impresa per cui lavora, cerca di segnalare la propria legittima preoccupazione ai superiori, che però nei suoi confronti si dimostrano noncuranti, fino ad ignorarla del tutto.
Da qui il film si concentra sul racconto del cambio di politiche e di un crescente lassismo della corporazione a capo della quale si trova Mark Zukerberg (interpretato da Jeremy Strong), concentrandosi sulle vicende reali dell’ingegnera informatica statunitense Frances Haugen (Mikey Madison). Sempre più preoccupata per i risvolti delle pratiche dell’azienda, la giovane, in servizio il Dipartimento di integrità civica, decide di rispondere a un invito su Linkedin del giornalista investigativo Jeff Horwitz (Jeremy Allen White), nella circostanza arruolato dal celebre Wall Street Journal, per rivelargli la poca cura nei controlli sui contenuti e le negative conseguenze sociali, incontrandolo in incognito per evitare di destare sospetti tra i colleghi di lavoro, e soprattutto tra i propri superiori. Da quel momento la Haugen diventa a tutti gli effetti una whistleblower.
La pellicola racconta così il percoso intrapreso dai due, che porterà fino alla rivelazione di alcuni “segreti” che riguardano il social network più celebre al mondo, e una visione permissiva basata sulla ricerca del profitto, che si concretizza nella dichiarazione dell’amministratore delegato dell’azienda: “la gente posta quel che vuole. Non siamo l'arbitro, siamo la piazza pubblica”. Tra l'altro, come si apprende nel corso del film, le indagini e i documenti rivelati sveleranno come l'impresa americana fosse per buona parte a conoscenza dei danni causati dai suoi algoritmi alla salute mentale in una percentuale sostanziale degli utenti, diventando un caso mediatico. Le rivelazioni della Haugen assumono una rilevanza politica, quando la giovane depone le proprie testimonianze davanti alla Commissione americana per i Titoli e gli Scambi. Alla fine della pellicola, le informazioni sintetiche proiettate sullo schermo riportano come vari Governi abbiano fatto causa a Facebook e di come la corporazione nell’ottobre 2021 abbia cambiato il nome in Meta Platforms.
The Social tocca temi fondamentali per la democrazia e la sua tenuta, come il ruolo che la politica di qualità può avere nel disegnare delle regole efficaci a salvaguardia degli interessi pubblici, a cui (anche) le mega corporazioni dovrebbero attenersi; il difficile rapporto tra libertà d’espressione, qualità dei contenuti e verifica delle fonti d’informazione; il rapporto tra utilizzo dei media contemporanei e il benessere psicofisico.
Eppure, la pellicola, per quanto curata (forse fin troppo per il tipo di storia narrata) sembra non convincere fino in fondo. Anche la ricezione da parte del pubblico all’uscita è stata tiepida, e, per certi versi, alquanto deludente. Probabilmente non può funzionare per un vasto pubblico, perché non rivela delle novità radicali agli spettatori più informati, mentre difficilmente può catturare l’attenzione di un pubblico under 40, che con i social è di fatto cresciuto e non ha motivo di problematizzarli proprio ora. Nonostante tutto, è un film che certamente merita di essere visto.
