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REVIEWSLE RECENSIONI
The Tree
Lori McKenna
2018  (CN Records/Thirty Tigers)
AMERICANA
9/10
all REVIEWS
12/08/2018
Lori McKenna
The Tree
Non c’è un solo riempitivo in The Tree, né un momento di stanca, a dimostrazione dello stato di forma di un’artista che continua a sfornare dischi indispensabili

Donna, 27 anni, un marito e tre figli piccoli. Sembra il profilo di una casalinga che passa il tempo ad accudire casa e ad allevare marmocchi o che magari, per sbarcare il lunario, fa i salti mortali svolgendo anche un lavoretto part-time. E’ questa la situazione in cui si trovava Lori McKenna nel 1996, anno in cui inizia a dedicarsi professionalmente alla musica.

Certo, Lori ha sempre scritto canzoni e suonato la chitarra fin da piccola, ma la piega presa dalla sua vita non avrebbe mai fatto immaginare un futuro nello star system. Invece, una sera, quasi per gioco, si mette a cantare durante una open night mic alla Blackhorn Tavern, un locale nei pressi di Easton (Massachusetts), impressionando talmente il pubblico che viene ingaggiata in pianta stabile dai proprietari. La nota, così, anche il manager Gabriel Unger, che la sprona a fare le cose sul serio e le produce quattro cd indipendenti, a distribuzione limitata, che però non passano inosservati. Viene infatti messa sotto contratto dalla Signature Sounds Records, vince un Boston Music Award e inizia a suonare in giro per gli States.

Nel 2007, fa un’apparizione in tv, al seguitissimo Oprah Winfrey Show, e poco dopo firma un contratto con una major, la Warner Bros. Da questo momento in poi, i suoi dischi fanno capolino regolarmente nelle parti alte delle classifiche di genere e il suo nome inizia a circolare insistentemente negli ambienti che contano. Lori, comincia, così una parallela carriera di autrice, scrivendo canzoni che poi verranno suonate e portate al successo da altri artisti.

Nel 2015, vince il Country Music Association Award per la canzone dell’anno con Girl Crush, portata al successo dai Little Big Town; nel 2016, vince il Grammy Award per la miglior canzone country sempre con Girl Crush e si porta a casa un altro Country Music Association Award per Humble And Kind, interpretata questa volta dall’amico Tim McGraw. Ma non è finita: con The Bird & The Rifle, penultimo disco in ordine cronologico datato 2016, viene candidata a ben tre Grammy Award, e vince un Academy Of Country Music Awards come songwriter dell’anno.

Una carriera, dunque, costellata di successi e grandi soddisfazioni, che, tuttavia, Lori vive sottotraccia e senza enfasi, preferendo l’understatement da persona comune alle luci della ribalta. E’ questo il motivo per cui il mondo ancora non si è accorto della grandezza di questa artista che, anno dopo anno, sforna dischi uno più bello dell’altro. Se The Bird & The Rifle era un gioiello da sfoggiare fra le cose americane migliori uscite nel 2016, The Tree non solo ne ribadisce la stordente intensità, ma lo supera ai punti per una qualità compositiva che non lascia scampo.

Se poi, come per il predecessore, in produzione ci mette mano Dave Cobb, che asseconda il talento della McKenna limitandosi a curare i dettagli e a rendere omogeneo il suono, allora diventa davvero difficile non usare parole altisonanti per raccontare questo disco.  Un suono deliziosamente retrò, che guarda agli anni ’70 senza passatismo, la voce calda di Lori, la triangolazione equilibrata fra folk, rock e country, e la sensazione di passare la mano sul velluto di arrangiamenti morbidissimi, sono gli elementi principali di un filotto di canzoni superbe, che la songwriter del Massachusetts plasma con classe infinita e con una straordinaria misura nell’equilibrare le emozioni.

Non c’è una sola canzone di The Tree che non faccia inumidire gli occhi e venire il groppo in gola, eppure non c’è alcun artificio o strattagemma che giochi con il ricatto della lacrima facile. Prevale su tutto, semmai, la sincerità artistica e l’onestà di canzoni senza fronzoli, che raccontano con profondità i momenti ordinari di esistenze ordinarie.  Inizia così The Tree, con la struggente A Mother Never Rest, una madre non riposa mai, nostalgica riflessione sui figli che crescono e prendono la loro strada, così come nostalgico è l’omaggio al proprio padre, oggi ottantatreenne, in People Get Old, in cui Lori canta “You still think he’s 45, and he still thinks that you’re a kid”.

Riflette sulla vita, la McKenna, sulle quelle esperienze affettive che potrebbe devastarti, ma che alla fine ti rendono più forte e coraggiosa (You Can’t Break A Woman), sugli impeti della gioventù, su quell’urgenza e quell’impazienza che spinge i giovani a volere tutto e subito (Young And Angry Again, con un suono di chitarra che rievoca Emmylou Harris e la sua Hot Band) e sulla perdita dell’innocenza e la consapevolezza dell’età adulta (in The Lot Behind St Mary’s, Lori canta di: the love we made before our teenage dreams were buried). Non c’è un solo riempitivo in The Tree, né un momento di stanca, a dimostrazione dello stato di forma di un’artista che continua a sfornare dischi indispensabili. Tanto che, a voler usare l’iperbole, basterebbero i due minuti di struggente perfezione di You Won’t Even Know I’m Gone a farci gridare al miracolo e a renderci felici di aver comprato questo disco.