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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
14/04/2026
Live Report
The Twilight Sad, 12/04/2026, Legend, Milano
I Twilight Sad arrivano al Legend di Milano e confermano la validità della proposta e del nuovo lavoro, It's a Long Goodbye, probabilmente il disco migliore della loro carriera.

Non ne sono sicurissimo, ma credo che l'ultima volta che abbiamo avuto l'occasione di vedere i Twilight Sad in Italia in veste di headliner sia stato nel 2019 al Serraglio, locale milanese oggi purtroppo scomparso, come troppi in città e nel resto del paese. Non ero presente, è un'informazione che ho recuperato dalla rete, perché io i Twilight Sad in un concerto tutto loro non li avevo mai visti.

La band scozzese si trova da tempo sotto l'ala protettrice di Robert Smith che, sempre molto attento alle nuove realtà musicali, li ha portati più volte in giro in tour coi Cure e li ha sempre inseriti nei bill dei festival da lui curati. Io stesso li ho visti in azione un paio di volte in queste circostanze, dapprima al Forum di Assago (credo fosse il 2017 ma non sono sicuro) e poi a Londra, nel famoso concerto di Hyde Park per il quarantesimo anniversario del gruppo, dove avevano diviso il palco con act importanti come Slowdive, Ride, Editors, Interpol e Goldfrapp.

Il rischio, nell'avere guadagnato un mentore di tale importanza, è quello di rimanere un po' sempre nell'ombra, di faticare a emergere da soli, anche e soprattutto per colpa di una proposta che, negli ormai vent'anni in cui ha avuto modo di svilupparsi, non ha mai fatto troppi sforzi per uscire dal calderone piuttosto derivativo della New Wave contemporanea.

 

Scrivono bene, i Twilight Sad, sanno spingere quando serve e puntare tutto sull'intensità emozionale  nei momenti in cui la potenza non basta più; hanno pure anche un certo numero di canzoni notevoli, tutte evidentemente in linea con i soliti stilemi, ma comunque in grado di fare la differenza, se non proprio di diventare delle hit.

In generale però, lo status di eterni incompiuti non sono mai riusciti a scrollarselo di dosso: nell'immaginario comune restano un gruppo senza dubbio valido, ma destinato a perdersi nel calderone di una scena sempre più affollata.

L'ultimo It's the Long Goodbye, tuttavia, potrebbe avere le carte in regola per smuovere le acque: con la line up da un po' ridotta al solo duo James Graham (voce) ed Andy MacFarlane (chitarra) la band ha paradossalmente confezionato quello che potrebbe anche essere definito il disco migliore della propria carriera. Testi profondi e personali, quasi tutti ispirati alla recente malattia della madre di Graham e ai problemi interiori del cantante, canzoni che non si discostano minimamente dalla formula sin ora adottata, ma che riescono semplicemente nell'impresa di rimanere in testa e di sfoggiare una personalità specifica, si tratta di una lavoro che, anche a giudicare dall'accoglienza ricevuta dagli addetti ai lavori, potrebbe scrivere un piccolo capitolo nella storia della Dark Wave contemporanea.

Ecco perché vederli in azione ora, in quella che mi pare sia la prima data di questo tour europeo, è così importante: per una volta cerchiamo di goderceli in un momento tutto loro, senza per forza doverli considerare come un'appendice di un happening dei Cure.

 

Il Legend Club, ahinoi, non è proprio la venue ideale: per carità, tanto di cappello e tanta stima per la programmazione indefessa, per il gran numero di artisti che ci portano ogni stagione, per le ottime birre e la buona cucina (a prezzi onesti, oltretutto) e per essere uno dei pochi locali dove ancora a Milano si suona (e se la situazione è questa nel capoluogo lombardo, immaginate un po' cosa possa succedere altrove), ma il palco troppo basso e una colonna posta nel bel mezzo della sala rendono la fruizione dei concerti piuttosto ostica, soprattutto nei casi in cui, come questa sera, ci sia il pienone. Risultato: l'unico modo per vedere qualcosa è posizionarsi nella parte posteriore, che è leggermente rialzata e che permette di seguire quello che avviene senza doversi per forza farsi venire il torcicollo.

C'è tanta gente, dicevamo, e si tratta senza dubbio di un buon risultato: significa che il disco è piaciuto e che il gruppo anche qui ha il suo pubblico, gente che desidera vederlo suonare in un concerto tutto suo senza, dover aspettare giugno per recarsi a Firenze (dove, indovinate un po', gli scozzesi apriranno il concerto dei Cure).

Si parte attorno alle 21.30, prima c'è stato il set di apertura del duo britannico For Marcy ma sono arrivato troppo tardi e me lo sono perso.

 

La partenza è affidata alla lunga e scura contemplazione di “Dead Flowers”, uno degli episodi migliori del nuovo disco, eseguito con grande eleganza. Cambio importante di formazione, con Cat Myers (in passato anche nei Mogwai) che ha sostituito alla batteria Grant Hutchison, che aveva suonato con loro negli ultimi tre anni, e Simone Butler (ex Primal Scream) al basso. Il risultato complessivo è soddisfacente, con i due nuovi entrati già a loro agio e autori di una prova di sostanza.

James Graham appare positivamente coinvolto, soddisfatto per l'affluenza e grato ai presenti, la sua prova vocale è pulita e senza sbavature, con anche un certo grado di espressività nell'esecuzione delle linee vocali. Non è mai stato un cantante eccezionale ma direi che questa sera se la cava alla grande. Unica pecca sono le tastiere in base, considerato che si tratta di una componente non secondaria nel suono dei nostri. Purtroppo ormai è da parecchi anni che il gruppo non ha un tastierista fisso in formazione: il risultato è che il suono si fa più ruvido e a tratti aggressivo, ma in quelle situazioni in cui i Synth sono insostituibili, le tracce preregistrate rappresentano un surrogato eccessivamente penalizzante.

 

In generale, comunque, si tratta di un buon concerto, con la band che fila dritta, un brano dopo l'altro, senza troppi fronzoli. It's a Long Goodbye si conferma in tutta la sua validità, con le varie “Designed to Lose”, “Get Away From It All”, “Back to Fourteen” e “Inhospitable/Hospital” a configurarsi tra i momenti migliori della serata.

Non mancano ovviamente gli estratti dal vecchio repertorio, tra cui spiccano i classici “Last January”, “Vtr” e “There's a Girl in the Corner” tutti accolti con entusiasmo dai presenti. Inattesi i ripescaggi di due splendidi brani come “Videograms” e soprattutto della vecchissima “Cold Days from the Birdhouse”, prima che il main set si concluda con una sempre meravigliosa “And She Would Darken the Memory”, con l'aggiunta di una coda strumentale particolarmente scura ed abrasiva.

Un unico bis, con l'ossessiva “Tv People Still Throwing Tvs at People”, che riassume perfettamente gran parte dell'atmosfera depressiva dell'ultimo lavoro.

Questa sera i Twilight Sad hanno dimostrato di essere una band decisamente meritevole di considerazione. Speriamo tornino a farci visita al più presto con uno show da protagonisti.