The Will of Tongues è il nuovo album in studio di Sarah Davachi, sicuramente il suo lavoro più ambizioso fino ad oggi, con oltre due ore di musica distribuite su tre LP. L’album comprende cinque nuove composizioni solistiche per organi storici (registrate negli Stati Uniti, in Canada e nei Paesi Bassi), una suite di tre brani corali, una raccolta di “interludi” per vari ensemble microtonali (archi, ottoni, fiati) e un brano da camera di lunga durata per trio d’archi, organo e nastro. Questi ultimi due brani sono stati commissionati dall’Experimental Media and Performing Arts Center (EMPAC) di Troy, New York, mentre l’opera corale è stata commissionata dalla Louth Contemporary Music Society di Dundalk, in Irlanda.
Oltre a Davachi, che suona l’organo per tutto il disco, The Will of Tongues vede la partecipazione di un incredibile gruppo di musicisti e ensemble provenienti da tutti gli Stati Uniti e dall’Europa, tra cui Whitney Johnson (viola), Eyvind Kang (viola), Lucy Railton (violoncello), Diapason (un ensemble di ottoni sperimentale/microtonale con sede a Los Angeles, composto da Nev Wendell, Nicholas Ginsburg, Mattie Barbier e Mason Moy), Phaedrus (un consort di flauti rinascimentali con sede in Svizzera, composto da Liane Sadler, Charlotte Schneider, Mara Winter e Luis Martinez Pueyo) e il Chamber Choir Ireland (diretto da Nils Schweckendiek).
The Will of Tongues attinge ai numerosi concetti e metodi compositivi che hanno occupato Davachi soprattutto nell’ultimo decennio – tra cui l’iterazione, la teoria dell’accordatura, la variazione tessiturale e timbrica, la durata estesa, l’armonia verticale, l’effetto intervallare e la struttura canonica, tutti elementi radicati nella tradizione minimalista da cui attinge – ma con un tocco più incisivo e intenzionale rispetto alle forme precedenti. Nei tredici brani, le idee si susseguono da un ensemble o strumento all’altro, modificando lentamente il proprio equilibrio nel corso di una durata indubbiamente impegnativa.
Come corpus d’opera nel suo insieme, tuttavia, la musica di questo album cerca di articolare una profonda riverenza per l’atto dell’ascolto e per la consapevolezza che tale ascolto possa fungere da una sorta di spazio negativo immaginativo; uno spazio che promuove in modo critico il confronto e la creazione piuttosto che la fuga.
Questa raccolta musicale non è di facile ascolto, né è pensata per esserlo: quando entrano in gioco lunghe durate e una riduzione dei materiali, l’orecchio e la mente sono costretti a confrontarsi veramente con la realtà del suono stesso e con gli spazi mentali significativi che esso genera continuamente, i quali possono racchiudere profondi pozzi di significato se l’ascoltatore è disposto a avventurarsi in essi. The Will of Tongues è quindi una celebrazione dell’ascolto iterativo e del coinvolgimento estremo, dell’esperienza uditiva intima e dei suoi vasti orizzonti psichici. Nulla ci esprime al di là della morte, e a volte ho gridato: «È così che si fa la volontà delle lingue!».

Leone d’Argento 2026 – Biennale di Venezia
Oltre al nuovo disco, Sarah Davachi è stata recentemente insignita del Leone d’Argento 2026 dalla Biennale di Venezia, in riconoscimento della produzione electroacustica distintiva della compositrice canadese. Il Leone d’Argento viene assegnato a un artista emergente – compositore, interprete o ensemble – che abbia dato un contributo eccezionale e innovativo alla musica contemporanea. Tra i vincitori delle edizioni precedenti figurano Dai Fujikura (2017), Sebastian Rivas (2018), Matteo Franceschini (2019), Neue Vocalsolisten (2021), Ars Ludi (2022) e Ensemble Modern (2024).
La motivazione recita: "Nel corso di un decennio e mezzo Sarah Davachi ha costruito un corpus di opere che esplora meticolosamente e rigorosamente le intricate interazioni tra timbro e tempo, ridefinendo l’esperienza di ascolto in una pratica che fonde ricerca storica, fenomenologia della percezione e sperimentazione elettroacustica. Le sue composizioni, spesso basate su durate estese e su sistemi di accordatura naturale, rendono percepibili le più lievi variazioni di tessitura, intonazione e complessità armonica, mettendo in primo piano i fenomeni psicoacustici e i processi di graduale trasformazione timbrica".
Il lavoro di Davachi si colloca in un ambito in cui convergono le strutture del minimalismo, i concetti della musica antica relativi alle relazioni intervallari e all’affettività, e le pratiche di produzione sperimentale dell’ambiente di studio, spesso incentrate sull’uso di strumenti elettronici analogici e dell’organo a canne.
In occasione della Biennale Musica 2026, Sarah Davachi presenterà la prima mondiale di un nuovo brano per ensemble acustico. Tra i progetti in programma figura un nuovo brano per il GBSR Duo, commissionato dal Kings Place, che sarà eseguito in anteprima nel settembre 2026: un paesaggio sonoro immersivo che farà un uso particolare dell’impianto audio d&b audiotechnik nella Sala Due della struttura. Nell’aprile 2027 si unirà a James McVinnie e al LA Phil New Music Group per eseguire in anteprima un nuovo brano per organo commissionato dalla LA Phil per la loro serie Green Umbrella.
Oltre alla sua acclamata produzione discografica, Davachi ha effettuato numerose tournée e si è esibita in molte occasioni; le sue opere sono state presentate dal Southbank Centre (Londra, Regno Unito), dal Barbican, dall’INA grm, da Kontraklang, dall’Elbphilharmonie (Amburgo, Germania), dal MoMA e dal Getty Institute. Tra i progetti su commissione e quelli con ensemble figurano opere per la London Contemporary Orchestra, il Quatuor Bozzini, l’Harmonic Space Orchestra, gli Apartment House, il Ghost Ensemble e i Wild Up. Nel 2020 ha fondato Late Music, un’etichetta discografica all’interno della divisione delle etichette partner della Warp Records. Late Music ha documentato gran parte della prolifica produzione di Sarah Davachi negli ultimi sei anni, inclusi album in studio, compilation, registrazioni dal vivo, cofanetti, una collaborazione cinematografica di tre ore e, più recentemente, il primo libro di Late Music – From The Ruins Of The Literal –, una pubblicazione della tesi di dottorato di Sarah Davachi sull’organologia critica, il timbro e la poetica dell’affetto.

