“The world is broken and now
All in sorrow
Wise men hang their heads
Hush child
Let your mommy sleep into the night until we rise
Hush child
All the strength I'll need to find, I'll find inside your eyes
In your eyes”
("Lullaby to an Anxious Child")
Ci sono musicisti che sembrano inghiottiti nell’oblio ma, in realtà, tramano nelle tenebre.
L’immarcescibile Gregg Kofi Brown è uno di questi: già alla guida dei leggendari Osibisa quando erano celebri in tutto il mondo con il loro afro jazz di matrice world (veri antesignani del genere), negli anni passati ha continuato a creare, collaborando nientemeno che con Lauryn Hill, Craig David e Gorillaz, fino alla recente uscita di un nuovo singolo scritto insieme a Ed Sheeran, “The River”, ciliegina sulla torta di una carriera davvero di rilievo. E tra le numerose partnership della sua straordinaria attività artistica vi è sicuramente da ricordare quella con i fratelli Nicolosi per la realizzazione, nel 2005, di Together As One.
Famosi soprattutto negli anni Ottanta per il loro gruppo dance-new wave Novecento (tuttora attivo e presente nell’album in ben tre canzoni, “Live As One”, “World Spirit” e “Midnight Flyer”), nel corso del tempo i “Nicolosi Brothers” sono diventati anche affermati produttori, come dimostrato in questo brillante disco d’esordio solista di Brown.
Quando anime così diverse eppure così simili si incontrano non è difficile che vengano fuori scintille, specialmente se possono permettersi il lusso di chiamare Sting, per un meraviglioso duetto nel brano principe dell’opera, “Lullaby to an Anxious Child”, che sembra essere direttamente uscito da quel magico lavoro intitolato The Dream of the Blue Turtles. Gregg aggiunge alla melodia fluttuante e alle sonorità tipiche del “pungiglione”, accompagnato dall’inseparabile Dominic Miller, tutto il suo “afrorock” e il sodalizio funziona alla grande.
Non sono da meno i duetti con le reginette pop Des’ree e Gabrielle in “Wake Up the Morning”, per non parlare di mostri sacri del jazz quali Stanley Jordan, alla chitarra su “Sky Flower”, Billy Cobham (batteria in “Shadow”) e Airto Moreira, con le sue percussioni a vivacizzare “Aia A”.
Tante atmosfere di jazz sofisticato, dunque, come in “Tender Eyes”, ancora con il contributo di Miller, ma pure l’inevitabile influenza world rafforzata da una decina di back singers africani, semplicemente sontuosi in alcuni frangenti dell’album che si chiude con l’ariosa “Je Fre Me Kofi”.
Together As One merita un attento riascolto anche a oltre vent’anni dal suo concepimento. Brown è insindacabilmente riconosciuto a livello mondiale per l’incredibile capacità di fondere afrobeat, jazz fusion e soul, esplorando continuamente concetti innovativi e rimanendo fedele all'autenticità emotiva che ha contraddistinto con tenacia tutte le sue opere. Un genio dalla vitalità infinita, ancora oggi maestro della sperimentazione e contaminazione nel nome di un unico mondo, tenuto insieme da quel miracolo primordiale, quel suono della Terra che, ancor prima dell’avvento dell’uomo, si fa musica.
«Tutti i suoni della terra sono come musica».
(Oscar Hammerstein, scrittore, paroliere e librettista statunitense)
